Il diavolo veste Sportika

sabato, 07 aprile 2007, 12:33



Salve gentlemen, ormai non vi sto più a dire che sto facendo gli straordinari di studio e lavoro e che internet e splinder sono la mia ultima preoccupazione, che mi dispiace per la mia prolungata assenza e che mi scuso con ognuno di voi se non riesco sempre a leggere tutto quello che scrivete.

Diamo tutto questo per scontato e ricominciamo.

Salve gentlemen, come andiamo?
Io ho preso un 30 pochi giorni fa e la mia vita è assolutamente la stessa di prima e voi?
Sta bene zia Concetta?
Ho sentito che ha un problema di aerofagia, e con le sue coliche? Non deve essere un bello spettacolo in effetti!
Beh salutatemela tanto e ditele che ci voglio bene.


Veniamo al fatto di cui intendo parlarvi.
Anche se sono abbastanza restio nell’ammetterlo nel mio passato riposa un segreto oscuro e tremendo, una cosa di cui pochi andrebbero fieri e per la quale ancora oggi provo un profondo rimpianto: facevo palestra.

Ok, avete finito con quei risolini puerili e tutti quei colpi di gomito fra di voi?!
Bene.
No, dico sul serio cazzo! Smettetela!
Altrimenti non vi racconto nulla, e che cazzo!

Perfetto, grazie della collaborazione.
Allora, ecco la vicenda: c’è questo mio amico, questo mio conoscente diciamo, che a suo dire è in tesi di laurea in concomitanza con la sorella.
Io li conosco da quando avevo 14 anni ed oggi, 10 anni dopo sono ancora lì, con gli appunti per la loro tesi di laurea; inizia a balenarmi un sospetto: stanno scoprendo un vaccino per il cancro.

Beh non divaghiamo, fra una tesi ed un’altra i due fratelli C. decidono di avvicinarsi al mondo del lavoro per mantenere i loro giovanili svaghi ed è qui che entro in scena io, ahimé.
Il maschio dell’accoppiata, tale C.C. , gestisce una palestra piccola piccola, con gente per bene, vecchietti sorridenti e musica a basso volume; in poche parole: un buco di merda che puzza di cesso e spurgo fogne con vecchie cariatidi che muovono le loro flaccide membra mentre sul tappeto musicale muore, ormai stanca, l’ennesima sequenza di hit dedicata a Baglioni.

In questo ambiente ricco di miseria umana, io e alcuni cari amici del periodo abbiamo mosso i nostri primi, incerti passi nel mondo della preparazione atletica.
Era tutto un misurare la massa magra e grassa, una respirazione corretta, un inno del corpo sciolto e nodoso di muscoli, una ode alla nostra cattiva salute che, manco a farlo apposta, sarebbe migliorata in pochi, costosi, mesi di allenamento.

E’ giusto inquadrare lo “staff” dello stabile per farvi capire l’aspetto veramente comico dell’intera faccenda.


* C.C. : il mio conoscente che, a dir suo, avrebbe trasformati i nostri corpi flaccidi in una sorta di scultura pronta per il moderno tempio del six-pack, del bicipite, e del collo taurino. Un moderno boscaiolo di buon cuore e dalla risata fragorosa, un orso italiano nato, un ricercatore medico sulla via per scoprire un vaccino che migliorerà la vita del genere umano.

* Il proprietario: da una definizione di un mio caro amico questo signore è un cattotalebano. Vedovo per motivi a me sconosciuti questo distinto signore dalla sciolta parlantina ha ereditato due figlie, una di 6 ed una di 14.

* La figlia di 14: vera e propria signorinella sull’orlo di una crisi adolescenziale, sempre incazzata con tutti e tutto e divoratrice di tabloid di interesse nazionalpopolare come “Cioè”, “Chi”, “Vera”, “Glamour” ecc…

* La figlia di 6: protagonista di questa vicenda questa piccola bambinella ha tutte le caratteristiche per essere una adorabile fonte di guai: caschetto biondo, occhi grandi ed una costante voglia di giocare e fare dispetti.

Fai una flessione oggi, solleva un peso domani, passano alcuni mesi e , mentre il fisico si espande, si intrecciano rapporti sempre più stretti fra il sottoscritto e lo staff.

Da una parte il mio amico, il caro C.C., non mi guarda nemmeno quando sto per spappolarmi il cervello con un peso eccessivo, dall’altra la piccola bambina pestifera tormenta i miei allenamenti con frasi ed urla simpatiche e gradevoli come un esercito di gatti che stanno cercando di scalare una parete di ardesia.

Ecco una situazione tipo:

Io: un, due, porcatroiamerda, tre uff…quattro diobonocazzo…

Bambina: CIAOOOOOOO!

I: mer…emh…ciao. Cinque, sei…uff…uff…sette…

B: AH AH AH! SEI TUTTO ROSSO SEI TUTTO ROSSO!!

I: eh si, sai, sto facendo i pesi altrimenti C.C. mi sgrida!

B: HEYYYYYY! C.C.! CHESTER NON ALZA I PESI ED E’ ROSSO!

C.C.: Si, come no. (continua a sfogliare la sua rivista)

I: (posando disperatamente gli attrezzi) Sai che devi fare? Vai dallo zio C.C. che ti insegna un gioco o da tuo papà che ti fa fare merenda eh?!

B: NOOOOOOOOOOOOOOOOOO! SEIROSSO SEIROSSO SEIROSSO SEIROSSO SEIROSSO SEIROSSO SEIROSSO…

I: vabbè…umph…uno, due, tre…porc…quattro, cinque, sei…

B: AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHH ROSSO, ROSSO, ROSSOOOOO...

E via così insomma.

Nessuno sguardo di pietà verso C.C. o il padre cambia la situazione.
Nessuna richiesta di tenere la bambina lontano dal mio spazio vitale cambia qualcosa.
Paghiamo 50 € al mese per allenarci in un posto che puzza di merda e fare da baby sitter ad una bambina orfana di madre, non male davvero.

Passano ancora un paio di settimane ed il mio sguardo carico di vana speranza verso il padre della bambina e l’ormai mitico orso italiano C.C. si fa sempre più carico di cattivi presagi, odio e rancore.

Un giorno come tanti, dopo essermi svegliato all’alba, aver frequentato 3 corsi ed essermi rinchiuso in una squallida biblioteca per il resto del giorno decido, ahimé, di andare in palestra.

Vado a rilassarmi un po’ mi dico.

Bravo stronzo.

Entro, saluto rapido al banco, tutto normale; nessuno mi caga.
La bambina mi corre incontro ma io, rapido come un ninja la evito entrando nello spogliatoio, luogo taboo per la piccola.

Faccio un paio di sospiri, lunghi e profondi, sono una stella zen.
Esco.
La bambina è lì che mi sorride, vuole giocare no, anzi, vuole rompermi il cazzo.
C.C. nonostante le mie ripetute richieste di tenerla d’occhio si fa i cazzi suoi ed il padre è troppo impegnato a sfogliare una rivista sull’imminente ritorno di Elvis-Jesus fra noi peccatori, amen.

La ignoro, la migliore tattica sino ad ora.
Faccio sollevamento alla panca, lei mi guarda, urla, mi schiaffeggia con le sue manine uncinate ma non mollo.
Vado a fare gli addominali, mi urla isterica che sono rosso, che sono brutto ma non la degno di uno sguardo, posso farcela.
Macchina per i pettorali, la bambina rischia una mano sotto i pesi, suo padre si accorge di lei, la sgrida, lei piange, è in castigo, io in paradiso.
Alcuni esercizi dopo la piccola peste torna da me, lo sguardo basso, ancora pieno di lacrime.

Mi sento in colpa e allora mi fotto, faccio un errore madornale.
La prendo in disparte e le spiego che ti poteva fare male, che non voglio ignorarla ma che se sta vicino alle macchine senza che nessuno la controlli può succedere qualcosa di brutto e che deve essere una brava bambina e tutta una serie di cazzate di questo tipo.

La monella ride di gusto, senza isterismi, mi chiede se voglio fare una partita a carte ed io, da coglione, accetto.
La faccio vincere ma con quel po’ di difficoltà che le farà gustare maggiormente la vittoria.

Dopo un buon venti minuti le dico che è tardi e che devo finire gli esercizi.
Lei si dispera, io la rassicuro e corro alla panca.
Il dramma continua e mi insegue per una, due, tre volte mentre la domanda è sempre quella: “Ma perché vieni così tardi? La tua mamma e il tuo papà lo sanno? Sai? Mia madre è morta, è in paradiso dice papà. Ma come mai arrivi tardi? Eh? Perché? Perché, perché?”

Poi la mia stupidità ha il sopravvento.
Le do una risposta gentile, fiabesca, stupida:

“Vengo così tardi perché sono un vampiro”

Ecco la stronzata.
La bambina non urla più, è curiosa, divertita, rapita.
Mi chiede com’è essere un vampiro, che scuola faccio, perché i vampiri escono di notte, se i vampiri sono cattivi ecc…

E qui la seconda cazzata.
Inizio a dirle con tono paterno e gentile che alcuni vampiri, come me, sono buoni perché ubbidiscono ai genitori, perché si lavano sempre le mani prima di pranzare ed ordinano sempre la propria cameretta.
Affermo con certezza che i vampiri cattivi, quelli che bevono il sangue, sono quelli che non vanno a scuola, prendono brutti voti e non aiutano i genitori e gli amici.
Creo un piccolo mondo fantastico in cui noi, vampiri buoni, studiamo tutto il giorno ed usciamo di notte per fare allenamento, dove solo chi è veramente un bravo bambino un giorno diventerà un vero vampiro buono, di quelli che aiutano le signore anziane con la spesa.

I giorni passano e la piccola continua a chiedermi dei vampiri ed io, volta dopo volta, continuo ad espandere questo piccolo mondo di succhiasangue bravi ragazzi ed esempi positivi; il nostro rapporto va alla grande: lei non mi rompe il cazzo durante gli esercizi ed io, in pausa, le racconto un po’ di storielle; tutto a posto sino al drammatico finale dell’intera faccenda ovviamente.

Una sera la bambina mi si avvicina mentre sto sollevando una ventina di chili di troppo e fra uno scompenso cardiaco e l’altro mi fa:

“Tu sei un vampiro vero?!” lo sguardo non è divertito, indagatorio semmai.

“Si, certo, ma di quelli buoni” rispondo con un minimo di apprensione che non so nascondere.

“Allora brucerai nelle fiamme dell’inferno, tu e tutti i vampiri brucerete per sempre ed in eterno nelle fiamme dell’inferno…”
piccola pausa per riprendere il fiato, il tono è quello della filastrocca di Natale.
“ …voi creature di Satana morirete bruciati vivi per sempre mentre io, mio papà e mia sorella, che crediamo in Dio e siamo suoi figli andremo in paradiso, dalla mamma.”

Ho solo il tempo di dire un pallido, esangue “Ma…”

“I vampiri sono brutti ed usano gli steroidi, i soldati di Dio no invece…”
in sottofondo l’ultimo successo di Antonacci assomiglia al tema portante de “Ai confini della realtà”. Interviene suo padre che, per la prima volta da quando mi sono iscritto, mi si avvicina durante un esercizio “Brava, diglielo, i vampiri sono dei gasati che usano gli steroidi per farsi il fisico mentre quelli che credono in Dio non lo fanno, noi siamo bravi vero, noi non usiamo steroidi vero?!”

E’ il delirio.
Molder?
Skully?
Salvatemi cazzo, credo di aver inghiottito un acido durante un rapimento alieno…

La bambina annuisce con fare serio di chi la sa lunga mentre suo padre continua:
“I vampiri sono effeminati, sono delle mezze seghe, dei servitori di Satana, lontano dalla luce di Dio…”
il crocifisso d’oro sul petto risplende di tutto il suo valore snaturato; mi alzo mentre la radio continua a suonare il cantico delle creature di Dio contro i vampiri, cantata da Gigi D’Alessio.

Faccio la doccia come un Ken di Barbie: senza cazzo, senza unghie e rigido come se avessi una scopa in culo.

Mi cambio, esco e vedo la famiglia che mi scruta come se fossi un pedofilo, un assassino, un trafficante d’organi; C.C. è sempre lì, troppo impegnato a non cagarmi e a non ribattere sul delirio del proprio capo.
I giornali cattocristiani sono in bella esposizione, come una merendina golosa che non potrò mai comprare, la bambina mi saluta: “Ciao brutto vampiro!”.


E qui finisce la mia storia cari gentlemen, da quel giorno sono andato sempre meno in palestra e, sinceramente, non ne sento minimamente la mancanza.

Non so che fine abbia fatto quella bambina né voglio saperlo ma quando, fra una decina d’anni, ci sarà uno scandalo nel piccolo borghetto prosciuttifero per una ragazza adoratrice di Satana che ospitava nel giardino di casa una ventina di feti in parte divorati beh, mi farò un paio di risate poi cambierò canale alla ricerca di qualcosa di più interessante.

A presto miei amati gentlemen, statemi bene e salutate tanto zia Concetta.

Wrote in vita malvissuta
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Le 5 cose che non sapete di me e di cui tutto il mondo si chiedeva

domenica, 04 febbraio 2007, 17:12


Chester Williams, 2007, "Autoritratto in paint durante un giorno di studio"

Buona giornata a tutti miei amati gentlemen!

Quello che vi sto per scrivere, ed i più attenti l’avranno capito dal titolo, altro non è che quello stupido test che gironzola per la rete dove dei perfetti sconosciuti si scambiano informazioni su quelle che sono le 5 cose che nessuno sa di loro.

Ad onor del vero ho pensato lungamente su quali baggianate inventarmi per difendere la mia piccola privacy e quel poco di dignità che mi è rimasta ma poi ho riflettuto a fondo e mi sono detto:


“Hey! Hai un blog e parli di dignità? Inizia a raccontare i cazzi tuoi alla gente come se a loro importasse qualcosa!”
 

Ed ecco quindi il risultato del mio rastrellamento celebrale, spero sia di vostro gradimento:


   1.  Non chiedetemi il perché di tutto questo ma io vivo profondamente immerso nelle mie piccole manie.
Non sopporto di vedere una porta semiaperta, solitamente o la apro totalmente o la chiudo; insomma l’importante è che non sia aperta a metà!
Metto in ordine alfabetico (in base all’autore) tutti i libri che ho letto e tutti i miei cd.
Quando non riesco a prendere sonno vado a noleggiare uno di quegli horror splatter dove il primo a morire è sempre il negro di turno, dopo le prime 5 o 6 morti dormo come un pupo.
Odio le persone che non sanno utilizzare la lingua italiana nei suoi minimi termini ed ho la brutta abitudine di correggere gli errori che fanno costoro. Mi sono guadagnato molti nemici, in particolar modo nel mondo del lavoro.
Amo le televendite alla televisione, hanno qualcosa di magico.



   2. Avevo circa 15 anni e la cosa sicuramente non mi salverà dall’inferno.
Abito in un quartierino molto per bene con le solite 5 o 6 famiglie in cui ovviamente non sono ammessi schiamazzi di qualsiasi tipo, ardore giovanile e/o vivacità.
Non mi ricordo molto bene come ma un giorno in cui io ed i miei amici stavamo cazzeggiando amabilmente nel giardino di fonte a casa quando questa vecchia bastarda ebbe la stupenda idea di chiamare i carabinieri che, lesti come delle lepri, arrivano per farci il culo, a minacciarci di ritiro del mezzo, a indossare il loro migliore sguardo serio.

Passano i mesi, un paio di stagioni ed eccoci arrivati al duro inverno.
Ora ci troviamo in una fredda domenica mattina d’inverno, fa un freddo del cazzo ed io devo portare fuori il mio cane ciccione che si mette letteralmente a pattinare sopra una spessa pellicola di ghiaccio coperta dal nevischio mattutino.

Vedo la vecchia che esce di casa, che si dirige verso il lastrone e non dico un cazzo.
La vedo con le sue ciabattine antiscivolo che lo so, non serviranno a nulla.
La vedo alzare la gamba destra come Heather Parisi nei suoi migliori balletti, vedo il bacino che si abbassa, pronto al balzo e poi...il volo.

Per un attimo quella vecchiaccia non è altro che una libellula liberata dal giogo dell’età e l’attimo successivo, beh l’attimo successivo non è altro che una vecchia caduta col culo per terra a rischio infarto.

Avevo avuto la mia vendetta ma mancava ancora qualcosa: mi avvicino alla vecchina e le porgo la mano, lei mi ringrazia calorosamente dicendo che sono un bravo ragazzo, una persona per bene ecc…
Quindi ecco cosa, posso essere vendicativo, ma solo a volte.



   3.  Sono stato un giovane tamarro anche io e come tutti i redneck della zona la fiera era il picco supremo di divertimento in un’estate che non presentava altro che umido e partitelle a calcio.

Avete presente il tagada o tagadà? Comunque lo vogliate chiamare è una giostra perfettamente circolare, che sfrutta il movimento centrifugo ed una delle leggi più semplici della fisica: ogni cosa pericolosa, stupida e priva di senso è fonte di guadagno.

Io, forte dei miei soldini, quella sera d'estate decisi di farmi un paio di giri su quel bellissimo vortice di luci e suoni strappati da Fiorello ai migliori artisti del nostro secolo.

Per capire perfettamente la vicenda dovete sapere che questa attrazione ha i posti a sedere sull’orlo esterno ed al centro il genio costruttore ha dato spazio ai suicidi per danzare, saltellare o pogare; il tutto ovviamente mentre la forza centrifuga tenta di strapparti gli occhi dal crani.

In quell'infausta data quel figlio di troia del signor Barbera decise di mietere un po’ di vittime fra gli stupidi teenager del mio paesello: partì con un movimento leggermente sussultorio, quasi invitante, ed io partecipai alla selezione naturale con tutto il mio entusiasmo come avrebbe cantato un personaggio inutilmente rock diversi anni dopo.

Balla che ti balla, poga che ti poga la giostra inizia a vorticare tremendamente ed ognuno mestamente inizia ad essere sbalzato con costole, denti e naso sulla dura plastica vetrosa e rifinimenti in acciaio.

E' un massacro ma Barbera non si placa, vuole più sangue, più disperazione.

Aggiro un paio di corrimano metallici ad altezza incisivi, schivo un trauma cranico e finalmente conquisto la mia posizione nei posti a sedere, finalmente un momento di pace.

Appoggio le mani al sedile e subito la giostra riparte verso il peggior giro che mi ricordi in tutta la mia carriera.

Sento qualcosa alla mano sinistra, una sensazione di bagnato che non è sudore, non è acqua.
Mentre tutto turbina intorno a me alzo la mano fino a portarla all’altezza degli occhi e vedo.
Una rondella mi ha tagliato l’anulare della mano sinistra, schizzi di sangue spuntano dalla ferita che non so quanto è profonda ma tutta quella roba appiccicosa che mi scende per il braccio è sufficiente a farmi bestemmiare.

Impreco, bestemmio ed urlo con quanto fiato ho in corpo ma il figlio di puttana non ferma la giostra ma anzi: con la sua vocina stridula da sintetizzatore sputa i suoi slogan: “Tagada, tagada! Con il tagada si acchiappa!”, getta degli ingressi gratis al centro della pista e da il via allo sciacallaggio; il tutto mentre io mi avvolgo il dito intorno ad un fazzoletto caccoloso e unto.

Barbera ottiene infine il sangue desiderato, le urla estatiche, la paura.

La giostra si ferma, io sono pallido, esausto, senza voce. Da quel giorno odio le cicatrici e forse anche un po’ le giostre.



   4. Alle medie mi masturbavo ancora più di adesso.
So che è difficile da credere come cosa ma è pur sempre vero, ve lo giuro.
Con tutto quel seme rilasciato fra le pagine di giornaletti erotici non avevo certo bisogno di sbavare dietro a qualche ragazzina della mia età ma, come troppo spesso accade, quello che non fece la natura fece la curiosità.

Già da tempo avevamo sentito parlare di tette vere, di fighe coi peli e di (rullo di tamburi) LI-MO-NA-RE.

Beh, dovevamo scoprire qualcosa di più e quindi, più per il gusto della novità che per reale interesse, iniziammo ad avvicinarci al mondo femminile.

Dopo alcuni mesi ci rendemmo conto che approcci tipicamente maschili come tirare un pugno sulla spalla, scoreggiare rumorosamente, bagnare con gavettoni a gennaio non avevano tutti quegli effetti desiderati quindi scandendo l’inizio della nostra fine iniziammo a tentare di essere come loro ci volevano.

Manda un fiore oggi, regala una spilla domani tutti o quasi avevano la propria ragazza.

Io ero nel quasi.

Colto dalla disperazione più nera mi guardavo in giro alla ricerca della mia base per esperimenti senza nessun risultato riscontrabile; baci rubati, lettere d'amore, appuntamenti al parchetto: tutto inutile.

Poi eccola che arriva: un metro e 10 centimetri per una circonferenza di almeno 1 metro e mezzo, occhi color sabbia bagnata da piscio, capelli non lisci ma unti, mani ciccione di cui ancora oggi sospetto la totale assenza di apparato osseo ed una bella parlantina scassacazzo.

La disperazione su due gambe, perfetta per me dunque.

Ci siamo messi insieme e poco alla volta capii l’agghiacciante verità: era troppo brutta per baciarla.

Perchè non l'ho mollata subito? Perchè nonostante la sua bruttezza rimaneva alibi molto convincente.

Mentre tutti si vantavano di com’era bello limonare io spadroneggiavo intessendo lodi alle tette, alla lingua felpata ed ai capelli d'ebano della mia partner.
Un piano perfetto dunque.

Poi arrivò il Natale e la festa dal parroco.

Che Dio maledica quel giorno e quella festività autoreferenziale!
Dovevo dimostrare a tutti che ero quella bestia limonatrice che millantavo d’essere almeno da 5 mesi  ergo dovevo baciarla pubblicamente e con passione ergo dovevo resistere all'impulso di scappare a casa o spaccarmi una gamba a metà serata.

Dopo averla evitata per tutta la sera ed aver ballato con chiunque tranne che con lei il botolo mi manda qualche amica in vece di araldo.

Ma perchè non balli con lei, ma perchè la tratti male, ma perchè, perchè, perchè.

Diverse scuse senza senso e diversi balli dopo l'orribile comodino col caschetto al massimo della sua frustrazione inizia la tipica e giustificata scenata pubblica.

Ho sempre odiato questo tipo di cose e forse questo momento rappresenterà un punto di svolta importante nella mia vita verso un sano e radicato odio verso questo aspetto squisitamente femminile.

Ritornando al nostro discorso ecco che Ariel, la sirenetta obesa, ci delizia con il suo canto urlando di fronte a tutti, sbraitando sino a coprire i dischi dance che avevamo portato, attirando l’attenzione di chiunque nel raggio di 3 km dall’epicentro: “MA INSOMMA! STIAMO INSIEME DA 5 MESI E NON MI HAI ANCORA BACIATO!!!!”.

La mia pantomima era finita.

Donando il mio miglior sorriso di circostanza alla platea l’ho trascinata in un angolo e mentre lei mi teneva il broncio piangendo io le sciorinavo scuse assurde tipo: “Eh ma vedi, sai com’è, sono timido” o “Eh ma volevo arrivare illibato al matrimonio” o "Non mi lavo i denti. Mai.". 

Vedendo che la comodina non credeva alle mie stupide scuse ho pensato che una buona dose di verità non avrebbe potuto fare altro che bene, quindi presi un bel respiro ed ammisi: “Non ti bacio perché mi fai schifo. Sei troppo brutta. Ti mollo.”
Punto 4: non sono un asso dei rapporti uomo-donna.



   5. Ho sempre avuto il mito del self made man. Un po’ come un nostro famoso esponente politico di cui confarò il nome.

Beh, arrivato ai 17 anni ed essendo privo di reti Mediaset, contatti con associazioni criminali, banche e finanziatori (scusate, non mi volevo ripetere) decisi di intraprendere un business rivoluzionario: il mercato clandestino del porno.

L’affare era semplice: un floppy 2.000 £, tre 5.000.

Scaricavo tutto su commissione tramite il mio modem 56k e consegnavo tutto al destinatario in forma anonima e pagamento al recapito; era un mercato in crescita ed io potevo permettermi un sacco di drink in più il sabato sera, il che mi rendeva anche socialmente migliore.

Tutto andava alla grande quindi poi la madre di qualche mio cliente scoprì il traffico ed iniziò a guardarmi con quello sguardo tipico della mamma delusa e incazzata, incazzata soprattutto.

La notizia si diffuse e qualche professore di informatica si accorse di questo scambio di floppy, le quotazioni crollarono, il mercato non era più favorevole, i clienti erano sempre più sparuti; insomma un collasso finanziario che nemmeno la Fiat in mano a Lapo.
Punto 5: non ho un gran fiuto negli affari.

 

Bene gentlemen, ho finito il mio straziante racconto di vita vissuta e, come di consueto nomino i miei successori che se non porteranno a termine il compito assegnatogli si cagheranno addosso per i prossimi 4 giorni:

 

    * Ashtadina

    * Poetapunk

    * There

    * Coprofilo

    * Ares79

 

Non deludetemi, fate del vostro peggio.

 

Questo spazio sprecato è stato offerto da SaraPavel che, ricordiamocelo, ha come mito Pavel Nedved, qui sotto in una foto di repertorio.

Wrote in vita malvissuta
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Il mio cazzo di Natale

martedì, 26 dicembre 2006, 13:35



Salve Gentlemen, passato buone feste?

Se ve ne può fregare qualcosa ecco il mio cazzo di Natale:
pranzo dai parenti, a casa della sorella di mia madre.

Quella casa non è una abitazione, è una bomboniera farcita di soprammobili inutili.

Certo, tutti i soprammobili sono inutili ma anche nell'inutilità converrete con me che c'è una certa scala di valori.

Se ad esempio una candela fatta a mano con piccole foglie di acero in trasparenza è inutile 5, un pagliaccetto di swarovski è inutile 7 ed un piccolo orsetto d' argento è inutile 9 in quella casa degli orrori troviamo unicamente oggetti non inferiori all'inutilità 87!

Potremmo partire da una intera cazzo di collezione di finte caramelle di vetro soffiato a mano, un set miniaturizzato per il thè e quei fottuti microlibri in cui puoi leggere quello che c'è scritto come se fosse un libro normale, tutti riposti in scala cromatica nel loro stramaledetto micromobile del cazzo.
E questo solo per citare alcuni esempi.

Io la sera prima ho dormito 4 ore ed avevo un mal di testa buono per la competizione mondiale.
E mia zia urla, apre la porta e urla.
Saluta e urla.
Noi posiamo le nostre giacche facendoci largo fra mobili acquistati solo per ospitare altri soprammobili: cornici con foto di gente morta che fà bella mostra dei denti, piccoli posaceneri decorati.

Mia cugina, quella mezza handicappata, quella che strippa per Lorella Cuccarini e ripete mille volte la stessa frase mi saluta.
Cinque fottute volte.


"Ciao Chester"

"Ciao, come va?"

"Ciao Chester!!"

"Eh si, ciao, che si mangia?"

"Eh ciao! Come sta la tua ragazza?"

"Sta bene, vi saluta"

"Eh si, salutala eh?! Salutala tanto, ciao!"

"Emh...ciao?"

"Ciao, Chester"


Cinquina cazzo.
Nulla contro i down o roba simile ma mia cugina non è nulla di tutto questo.
In un piccolo paese come il nostro si dice che le manca qualche venerdì, non so come funzioni dalle vostre parti.
Il fatto è che quando hai quel tipo di mal di testa proprio non ne vuoi sapere di essere tollerante, nemmeno se fossi il cazzutissimo Mahatma Gandhi.

L'altra mia cugina è normale ma dopo aver ospitato in grembo un piccolo bastardello stracciacoglioni ora ospita un piccolo e tenero tumore.
Strana la vita no?

Infine mio zio non è mio zio in fondo.
E' un tizio che si scopa mia zia e che ha messo a disposizione la propria casa come centro arredo dei soprammobili.
Grande uomo.
Grande testa di cazzo.

Ecco presentato il cast.

Arrivano i primi ed io già voglio andare a casa; a dormire, a morire, a fare qualsiasi cosa che non sia stare lì.
Sento mia zia che urla chiedendo il formaggio, mia cugina che parla del musical della Cuccarini e l'altra che fieramente ammette di essere appena andata a vomitare.
Ma non un vomito normale, proprio una cosa di getto, a pezzettoni.
E in culo ai primi.

Ai secondi mio zio denigra il mio tatuaggio, snocciola battute grossolane sul mio piercing ed io, con tutta la calma del mondo chiarisco il fatto che è solo un ignorante, che non è altro che uno dei tanti contadinelli arricchiti e che, se si guarda intorno, è circondato da costosissime puttanate inutili, molto più inutili di un ago che ti entra nella pelle per segnare un momento della tua vita, molto più inutili di un pezzo di ferro nel corpo.

Mio padre cerca di calmarmi sbattendo il suo gomito al mio ma non mi fermo, chiarisco che se tutti i soldi investiti in soprammobili fossero stati usati con debita intelligenza ci staremmo vedendo sky su un televisore lcd a 90 pollici, seduti su poltrone di vera pelle.

Vado avanti così per un pò, rimarcando la differenza fra i loro rozzi stereotipi e la verità dei fatti, analizzando e distruggendo ogni loro contadina certezza.
Nella stanza c'è il gelo più assoluto, riesco a sentire la legna che butta fuori a calci l'umido nel camino circondato da microbottigliette di profumo e fotografie di parenti.
Sorrido e mi godo i primi cinque minuti di silenzio dal mio arrivo.
E' un momento fantastico.
Poi mia madre alza il calice ed urla: "Allegria!!".
E tutto torna alla grottesca normalità.

Andando avanti ad avanzamento veloce vediamo in ordine: il figlio di mia cugina (quella normale) che distrugge ogni tipo di cosa mentre tutti ridono estasiati dalla sua mancanza di educazione e dai suoi modi tirannici, mia cugina (quella mongola) che parla alla televisione rispondendo alle domande retoriche di un rivenditore di materassi, mio padre che parla di politica chiarendo che tutti dovremmo avere un porto d'armi per amministrare la nostra piccola parte di giustizia quotidiana, mia madre che beve e beve e beve.

Insomma un normale Natale.
Poi mia madre apre il vaso di Pandora: religione.
Mia madre ha letto Dan Brown, "Il codice da Vinci" per la precisione.
Mia madre crede ciecamente nella tesi del libro.
Mia madre è convinta dell'esistenza di qualche cazzo di killer albino per nulla originale e mal recitato.
Mia madre crede nel complotto, a priori, senza domandare.

Mia madre inizia ad affermare che Gesù era sposato con una puttana.
Che la chiesa è contro il matrimonio di Gesù perchè non poteva, perchè no.
Dice che l'ha detto la tv e che l'ha letto su un libro, è vero, l'ha detto Dan Brown.
Io alzo il mio sopracciglio guardo mia cugina che parla alla televisione, guardo mia madre, guardo ancora la cugina, guardo Mastrota, guardo tutti gli avanzi sulla tavola, guardo la mia dignità e parlo.

Tratto mia madre come una bambina piccola, con rispetto, calma e pazienza, le spiego che "Il codice da Vinci" è un romanzo che si basa in parte su studi che sostengono una eventuale verità, che il problema non sta nel fatto che Cristo si sia sposato ma in una eventuale progenie, che è diventato un caso letterario ed è ovvio che se ne parli alla tv, che è comunque necessario ragionare con la propria testa, farsi domande, analizzare la realtà e la finzione.

Mia madre continua ad affermare che la Chiesa ci ha ingannato, perchè sì, perchè quel libro lì dice mica delle balle.
Rinuncio.
In culo anche al dolce.

Mangio, ringrazio e ho già indosso il mio cappotto.

Mia cugina, quella del tumore e del vomito a grumi mi ferma; "Abbiamo un regalo, aspetta".
Aspetto.
Dall'altra stanza mi viene incontro con una carpetta A3, un cd ed un pacchettino.
La carpetta ospitava un calendario 2007 con una orrenda fotografia di suo figlio.
Nel pacchettino c'erano circa 50 fotografie di mia cugina e la sua costosissima parrucca contro la calvizie che avanza, mia cugina e suo figlio, mia cugina ed il tizio che la sopporta.

Il cd in realtà è un dvd ed il titolo mi inquieta assai: "Tommy life".

Non "Tommy's life". Noi ce ne fottiamo della grammatica. Noi che vogliamo parlare inglese perchè fa figo anche quando non lo sappiamo siamo superiori alle regole linguistiche più basilari. Ce ne strafottiamo il cazzo dei vostri fronzoli.

Come avrete già potuto constatare grazie al vostro personale intelletto il cd, anzi dvd, conteneva una raccolta di musica, filmati, fotografie di quel cazzo di bambino.

Ditemi se questa non è pedofilia, masturbazione con un bambino inconsapevole di mezzo.

Non ho abbastanza muscoli facciali per mascherare il mio disappunto, non riesco a sorridere.
Prendo tutto il pacchetto di roba ed esco al freddo del giorno, è come nascere una seconda volta, come uscire da una selva oscura fatta di microstronzate costosissime e centrini, stronzate sulla Trinità e Lorella Cuccarini, materassi a basso prezzo e bambini tiranni.

Esco e aspetto la sera per farmi invadere casa da decine di amici, di amici di amici, di semplici conoscenti.

E qui un grazie doveroso và ai miei amici, a coloro che ogni anno prendono possesso della mia casa, a tutti coloro con cui ho diviso la tensione del tavolo verde, del joypad vibrante di shock virtuali, a tutti i miei amici che hanno il dono di farmi dimenticare la mia famiglia con le loro solite cazzate, con battute semplici, chiare, dissacranti.

Grazie alle ragazze che hanno usato la cucina come roccaforte, alle persone che dormivano sul divano, a quelli che andavano avanti e indietro per portare sempre nuovi giochi per la PS2, a coloro che sono anche solo passati per scroccare una fetta di panettone e a quelli che hanno resistito sino alle 6, alla mia amica con cui ho preso l'ultimo thè di Natale parlando di tatuaggi, di luna e di cretini.
Grazie alla mia compagna che mi ha aiutato a tenere a bada le ondate barbariche, che ha diviso con me i duri momenti natalizi e che mi è sempre vicina, in ogni cazzata.

Amo i miei amici e non li ringrazierò mai abbastanza.

Il mio Natale?
Dai, alla fine non è stato così merdoso.

A presto gentlemen.

C.W.

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Shit happens

sabato, 25 novembre 2006, 18:26

Buonasera gentlemen,
vi informo che mi hanno appena recapitato un totale di multe per oltre 200 €, tutte raccimolate nell'arco della mia permanenza nella splendida Perugia.

Ho quindi passato il resto della giornata compilando noiosissimi documenti che forse mi salveranno dal mio ruolo di insegnante sull'orlo di una crisi di nervi e, vi assicuro, questa è stata la parte migliore della mia giornata da Campione.

Bene, con queste poche righe posso ritenermi soddisfatto, sono anche io un blogger con una marea di problemi e disagio, ho ottenuto tutto il freddo amore che internet mi può donare.

Passiamo alle cose serie.

Ho fatto cacare addosso mio padre.

Sul serio, l'ho fatto.

E se non ci credete la mia vita sicuramente non cambierà quindi, cari lettori, se non avete intenzione di credere al mio racconto prendetelo pure come una barzelletta, una storia sporca o un nuovo tentativo di far salire il mio counter delle visite.

Va anticipato che fra me ed il mio vecchio non è mai corso buon sangue, nulla di preoccupante, siamo solo due persone incompatibili.
Lui avrebbe voluto per me una carriera da elettricista, idraulico, muratore ed io sono qui a studiare inutili testi di critica letteraria.
Lui vorrebbe che fossi un tipo pratico, un uomo-aggiusta-tutto ed io, beh io ho quasi allagato casa usando la lavastoviglie.
Lui è nato in montagna ed è un cazzo di esaltato per le imprese fisiche impossibili in cui si prodiga spesso e volentieri e di cui, forse, vi racconterò un giorno; io sono nato in città e non mi esalta l'idea di patire il freddo e la fame in mezzo ad un bosco per una settimana.

Insomma, non sono il suo Campione, la sua Tigre, il suo Drago, il suo Ragazzo o come volete chiamare il cocco di papà.
Dal canto mio non faccio nulla per nascondere la mia insofferenza per ogni volta che lui si mette ad urlare bestemmie contro la televisione o che ritiene demente un mio passatempo o una mia attività, per tutte le volte che giudica in malomodo i miei migliori amici.

Sono uno stronzo antisociale, arrogante e dispotico e a casa mia quando mi impegno sono un vero strappacoglioni.

Beh, questo è quanto basta credo.

Veniamo ai fatti: era estate, agosto.
I miei genitori avevano il più grande e importante bar del paesello, ad un paio di 100 metri da casa.
Io ero nel pieno delle mie vacanze estive, stavo giocando con la Playstation a Resident Evil o qualche altra cazzata con gli zombie.
Mia nonna era al piano di sopra, a leggere libri sui massacri tedeschi durante la seconda guerra mondiale.
Improvvisamente mi arriva una telefonata, è mia madre:
"Apri la porta e tieni il bagno libero che tuo padre stà male"

in sottofondo i rumori indistinti del bar, il vocio dei clienti, le bestemmie dei vecchi avventori ed una sciabolata di ironia femminile.

Io dico che aprirò la porta, che terrò il bagno libero e torno al mio survival horror.
Mio padre si incammina verso casa, bestemmiando a voce alta e muovendo ogni passo con una mano sulla pancia e le gambe leggermente divaricate, come Arlecchino.

Dopo 5 buoni minuti arriva a casa, lo sento bestemmiare da dietro la porta e mi alzo per aiutarlo a farlo entrare in casa; poi lo vedo.
Il volto sudaticcio, giallo, malsano; gli occhi spalancati e umidi.
Stava male.
Io ho cercato di salutarlo ma lui, subito, ha iniziato a darmi del coglione, dello scemo, del menefreghista, ha ribadito il fatto che mia madre mi aveva chiamato al telefono e che lui aveva bisogno di aiuto.
In realtà stava implorando il suo stomaco di non cedere proprio lì, di fronte a me.

Lui cammina per le scale che portano al piano superiore di casa mia, io torno al mio gioco.
Poi qualcosa accade.


Non sò cosa in realtà mi spinse a fare quello che vi sto per raccontare ma è successo, ecco tutto.
In quell'attimo, vidi mio padre salire a fatica le scale, bestemmiando e sbuffando a gran voce, pieno di merda sino alle orecchie combattere come uno spartano contro la soverchiante minaccia persiana.
La situazione non era comica, no, era grottesca.
Improvvisamente un pensiero mi attraversò la testa: Vendetta.


Inizio quindi ad inseguirlo per le scale e lui, inaspettatamente riesce ad arrivare al pianerottolo prima di me.
Mia nonna, all'oscuro di tutto, apre la porta principale di casa salutando mio padre che, impantanato da antichi timori prematrimoniali, contraccambia il saluto in tono ufficiale esitando per un secondo di troppo, un secondo che mi ha dato la possibilità di recuperare il terreno perso.
Sono entrato in casa, placcando mio padre per la vita come un giocatore di rugby e, a peso morto, l'ho trattenuto quanto più tempo possibile.
Mio padre, abbandonati tutti i rigori del caso, ha iniziato a scalciare e percuotermi con pugni sulla schiena e spalle ma io no, non mollavo.
Trascinandoci verso le ultime scale riesce, con un calcio ben assestato, a liberarsi dalla mia presa.
Stiamo ridendo ma non in modo convenzionale; ridiamo di quelle risate nervose, derivanti dall'eccesso di adrenalina, di quelle risate che fai dopo una rissa o un incidente stradale schivato.

Io lo inseguo, mangiando gli scalini due alla volta.
Lo raggiungo.
Lui mi spinge a fil di naso la porta del bagno, fermata dal mio piede.
Spingo con tutto me stesso, mio padre cede.
Siamo nel bagno.
Ho il fiatone, lui suda.
Si cerca di sfilare i pantaloni bestemmiando, io tento di tenerlo fermo, mia nonna da sotto urla di "non fare il matto".
Riesce a togliersi pantaloni, mi scansa.

Nei suoi occhi si legge la speranza, la gioia che sta provando nell'avvicinarsi a quella tazza verde Machintosh.
Tutto piomba in un rallenty alla Holly & Benji:

mio padre che si allunga verso il cesso con una piccola torsione del busto, pronto a mollare il fardello.

Io che mi tuffo per raggiungere la tazza prima di lui.

I suoi occhi penetranti, disperati.

Il rumore della tazza chiusa dal coperchio.

Le bestemmie, gli sforzi per togliere il mio peso da sopra il suo obbiettivo e poi... la merda.

Merda lungo le gambe, merda nei pantaloni, merda nei calzini, merda nei mocassini, merda ovunque.

Mentre tutta quella merda trova posto sulle mattonelle color pastello mio padre alza gli occhi verso il mio volto trionfante.
Senza dire nulla, senza far trapelare nessuna emozione mi sferra il peggior schiaffo che ho preso nella mia vita: talmente forte da farmi cadere per terra.

Mio padre è lì, che lotta con la merda che sta invadendo i suoi calzoni, il suo portafoglio, i suoi documenti ed io sono lì che rido.
Rido, rido di gusto, con una mano sulla guancia e l'altra sulla pancia.
Rido sino alle lacrime, fino quasi a pisciarmi addosso.


Dopo questa brutta avventura mio padre smise di parlarmi per tre mesi, fu l'estate più tranquilla della mia vita.
Successivamente la vicenda è entrata in quella sfera di tormentoni che fanno ridere amici e parenti ed ora, cari gentlemen, la sapete anche voi; è nei vostri diritti crederci o pensare che sto solo tentando di attirare la vostra attenzione ma vi assicuro che non dimenticherò mai quel caldo pomeriggio d'agosto e, ancora oggi, quando entro in quel bagno, un piccolo sorriso di trionfo mi sfregia il viso per una impercettibile frazione di secondo.

La mia storia l'ho raccontata, vi saluto.

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Dangerous Minds

mercoledì, 15 novembre 2006, 17:48


Ho bisogno di soldi.

Sono il classico esempio di studente sfaticato che temporeggia più tempo possibile per non lavorare sul serio, per non diventare un vero ometto.

Ho fatto un sacco di lavori del cazzo: operaio alla catena di montaggio, addetto al call center per truffare la gente con corsi informatici inutili, barista presso le fiere di camionisti, aiuto a bambini viziati, ricchi  e svogliati e via così.
E' arrivato il momento di elevarsi e fare un lavoro stimolante, mi sono detto, qualcosa di divertente, appagante, gratificante; qualcosa che sfrutti la mia voglia di fare, il mio estro, un mestiere vero: il professore.

Quanto cazzo mi sbagliavo.

Mi hanno spedito ad una scuola a una cinquantina di km da dove abito, un C.F.P. , acronimo di Corso Formazione Professionale; tradotto: la merda della merda.
In poche parole è l'imbuto degli studenti sospesi o cacciati dalle altre scuole; sei stato allontanato da un istituto professionale perchè hai ammazzato di botte un tuo compagno?
Vieni da noi, c'è posto per tutti!
Sei un immigrato ed oltre a non saper leggere e scrivere la nostra lingua non sai nemmeno una parola di italiano escludendo cazzo, figa, merda, figlio di puttana e ti spacco la faccia?
Nessun problema, ti aspettiamo a braccia aperte!

Avete capito un pò il clima che c'è in questo bel posticino?
Lezioni fra quadri elettrici con classi composte di almeno 5 etnie diverse che, ovviamente, si odiano.
Risse davanti alla scuola all'ordine del giorno, tubi da elettricisti usati come bastoni bo da karate e fili elettrici arrotolati insieme per creare degli scudisci che strappano la carne al solo tocco.

Dico tutto questo perchè quando lo racconto tutti fanno quel sorriso del cazzo, si proprio quel sorrisetto di minima comprensione del discorso.
Quel piccolo gesto del cazzo che da un lato conferma il fatto che si, ti sta ascoltando mentre dall'altro urla: "Ma vaaaaaa! Ma quanto le spari grosse, non sarà MAI così come dici tu".

Beh è così porca troia.
Tutto vero.
Mi potessi reincarnare nel secondo figlio di Totti se quello che dico non è la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità del cazzo.

Welcome to the jungle come diceva un gruppo molto apprezzato a casa dei Motta Bros.
Qui si trova di tutto: il napoletano che non sa scrivere le parole con le "h" giuste mentre un macedone lo corregge, il nigeriano che urla: "terrone di merda torna al tuo paese" ad un siciliano, albanesi che si insultano nella loro lingua ed organizzano scazzottate durante la lezione, ragazzi che si lanciano sedie in faccia ad ogni parola contraria alla loro logica ferrea ed altre mille cose che vi elencherò molto volentieri di persona davanti ad una birra.
Offerta da voi.

Fin qui tutto è sopportabile o quasi ma l'apice del paradosso lo raggiungiamo quando provi a tenere a bada questi ragazzi con note, sospensioni o voti bassi come del resto si è sempre fatto nella nostra amatissima penisola.
Dio maledica e distrugga la Montessori ed i suoi sostenitori.
Che tutti gli studenti di scienze della formazione possano abbandonare gli studi per una piatta vita da commesso al Blockbuster.

Quando tu (io in questo caso), povero stronzo, vai in direzione dicendo che il tale allievo si comporta in un modo non troppo consono all'ambiente (e con questo giro di parole intendo che l'allievo in questione dice apertamente: "prof. lei è uno stronzo, prof. io le metto le mani in faccia") e che per questo vorresti dargli una nota sul registro o un caro vecchio 3 cosa ti senti rispondere?!

Ha un disagio...

Un disagio?!

UN DI-SA-GIO?!

Ma cazzo...

Due ragazze l'anno scorso hanno scritto sui muri della scuola con il sangue marcio proveniente da degli assorbenti interni usati ed hanno un grave disagio.
Un ragazzo ha piantato 5 pugni in faccia ad un'altro ragazzo e beh, sai com'è, è il disagio.
Un professore si è ritirato perchè la sua classe lo faceva impazzire, lo spingeva alle soglie della crisi nervosa e... colpa del disagio.
Ho visto con i miei occhi una professoressa essere chiamata Bella figa e beh, dai, capiscili, hanno un disagio...
Uno studente ha tirato così tanto popper da avere una crisi cardiaca del cazzo e dopo l'arrivo di ambulanza e soccorsi la scusa per questa stronzata qual'è stata? Il disagio del cazzo.

Vorrei tanto avere la Missione come il mio amico Talomo e buttarmi a capofitto in ogni tipo di situazione estrema credendo ciecamente che facendo la mia parte tutto, prima o poi, migliorerà.

Vorrei essere come M., studente di scienze della formazione, ed illudermi che spiegando abbastanza volte lo stesso concetto tutti, prima o poi, lo capiranno, lo accetteranno e si comporteranno di conseguenza.

Vorrei essere un cazzo di ninja assassino che ogni domenica spacca il culo al mondo in tornei di Aikido, Kung-Fu e Jiu Juitsu come l'avvocato F. .

Vorrei essere come quella troia lesbica rinsecchita di Michelle Pfeiffer che con un paio di movenze da tardona in stile rap, due puttanate sul futuro ed una buona camionata di retorica manipola un gruppo di violenti criminali in agnellini disposti ad ogni sacrificio per la cultura.

Ovviamente non sono Don Chisciotte, spiacente, faccio il lavoro per soldi e per curriculum, nessuna missione o ideale.

Non sono studente di scienze della formazione e nemmeno così ottimista come l'amico M.; vedendo negli occhi tutta quella manifesta ignoranza e tutto quel desiderio di rimanere lì, a galleggiare nel perlaceo flusso del non sapere chiunque perderebbe la speranza, persino il signor Candido.

Il massimo che posso dare come arti marziali è una pessima imitazione di qualche videogioco o di uno qualsiasi di quegli epilettici manga di formazione con il protagonista dodicenne che salva il mondo e cresce imparando che non bisogna mai arrendersi e stronzate simili. Roba da nerd comunque.

Michelle Pfeiffer?! Se i miei amati studenti vedessero anche solo una sua ciocca di capelli probabilmente passerebbero la lezione con una mano sotto il banco e l'altra pronta ad afferrare un clinex nel momento fatale.

Morale?
Nessuna.

Mi pagano bene, 23 € all'ora, netti.
Più di 10 € di differenza rispetto alla mia passata esperienza come schiavo alla catena lavorativa.
Un giorno alla settimana.
4 ore a giorno.
23 x 4 = 92 € a settimana.
Non male di certo e poi è sempre meglio di un vero lavoro.

Il guadagno dunque c'è ma vi assicuro che quando vedo una decina di persone giocare a carte sotto i miei occhi, avvolti nel loro strafottutissimo disagio giovanile del cazzo, mentre io tento di spiegare perchè il nostro paese aiuta una nazione che ha deciso di bombardare un paese che non c'entra un cazzo con nessuna guerra beh, lì, esattamente in quel preciso istante, rimpiango l'incessante scalpiccio delle macchine industriali, i tappi che tagliano le orecchie, il lavoro manuale, le bestemmie per far capire di essere un vero uomo.

Ma ho bisogno di soldi e di tirare ancora un pò per i capelli la mia presunta giovinezza.

E una vacanza, grazie.

A presto gentlemen

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Mitchell, an american hero...

martedì, 11 luglio 2006, 15:36

E' da molto che non scrivo, fra esami, impegni e cazzate varie la mia vita sta ansimando a bordo ring.
Ovviamente in tutto questo tempo ne sono successe di cose: il comune del mio paese ha pensato bene di organizzare uno spettacolo pirotecnico usando come base una rocca con alle spalle più di 400 anni di storia; le persone che stavano male e svenivano, i bambini che piangevano, le donnette che ci urlavano contro e le vibrazioni che sicuramente sbricioleranno in una decina d'anni gli affreschi del castello hanno creato una cornice magica al miglior dispendio di tasse che il nostro illuminato paesello riesca a concepire.
I mondiali stanno procedendo e chiunque è un allenatore esperto e autorizzato ad urlare maleducatamente la propria opinione in faccia a chiunque.
Giusto ieri sera ho assistito alla metamorfosi di un mio amico che, da completo ignorante del mondo calcistico, si è trasformato nel migliore Maurizio Mosca sulla piazza con tanto di frasi come: "la verticolarizzazione del gioco in questo momento affossa la squadra", "non si può giocare in questo stile tipico degli anni '80 con una squadra così tecnicamente preparata come la Germania" ed altre stronzate di questo tipo, ancora piene di piccole bolle di grasso da processo di Biscardi.
Ma d'altronde il mondo sta andando in merda ed è giusto che il bel paese impazzisca grazie ad un nuovo motivo per essere nazionalisti e patriottici.
Se un tizio che non conosce nemmeno l'inno del proprio stato fa un bel gol allora si che dobbiamo essere fieri di essere italiani.
Uno strippato del cazzo prende a calci una bambina di cinque anni legandola al letto dicendo che era indemoniata perchè non dormiva.
La madre della bimba lo proteggeva.
La bambina è morta per emorragia interna.
Le percosse andavano avanti da diverso tempo.
Sono incredibilmente fiero di essere italiano cazzo.
Un paese a est del nostro sudicio stivale inizia a fare test nucleari senza permesso, le intercettazioni telefoniche stanno smerdando mezzo universo politico, due teenager che hanno piantato un totale di 120 coltellate fra madre e fratello saranno presto fuori per buona condotta ma Del Piero fa gol e tutto va bene.
Prodi esulta con la sua faccia innocente da piccolo birbante rincoglionito e l'Italia è unita, chi c'ammazza a noi ?!

Viviamo nel migliore dei mondi possibili, senz'ombra di dubbio.

Per dimostrarvelo vi porto una storia appena sbocciata e già sfiorita nel perlaceo mondo di internet: Mitchell Henderson è nato il 13 marzo del 1994, in un piccolo ospedale  della California.
Crescendo il carissimo Mitch divenne un vero goldenboy: amante degli sport e della compagnia, bravo studente, orgoglio della famiglia e amato da tutti.
Il tempo vola quando i figli crescono, si sa, ed infatti a casa Henderson arrivò ben presto il giorno del dodicesimo compleanno di Mitchell; potete immaginare la gioia del ragazzino nel ricevere un Ipod nuovo di zecca, così perfetto e bianco nel suo lucido e levigato splendore.
Gli amici ed i familiari affermano che Mitch, tra gli altri interessi, amava tanto la musica e che era davvero inseparabile dal suo nuovissimo riproduttore di mp3, vero e proprio catalizzatore di invidia e rispetto presso i coetanei.
Il 2 maggio il nuovo Ipod di Mitchell viene rubato da un misterioso individuo di origini messicane o afroamericane.
Un gino, un latino od un nigger, stessa feccia insomma.
Il 3 maggio il corpo di Mitchell è trovato senza vita per un colpo di pistola alla testa.
Il ragazzino si è sparato alla nuca a dodici anni e mezzo.
BANG.
La pistola era in casa, per proteggere la famiglia dagli immigrati, dai neri, dai terroristi.
La pistola era regolarmente registrata e Mitchell non solo l'ha raggiunta ma è riuscito ad usarla correttamente, a bruciapelo, centro al primo colpo.
Ok fino a qui tutto tranquillo più o meno.
Ora viene la parte interessante.
Mitchell è diventato un eroe, semplicemente sparandosi in testa.
Probabilmente è stato il premio di consolazione, visto che non ha centrato tutti i barattoli ha almeno portato a casa questo.
Al tiro al bersaglio si vince sempre siori e siore, avanti ragazzo, vinci il bambolotto!
Ma ordiniamo i fatti in modo semplice e preciso.
Gli amici ed i parenti decidono che il caro Mitch ha bisogno di un sito internet a mò di epitaffio dove ognuno può postare proprie foto con foglietti portatori di messaggi carichi di lutto.
E la photogallery aumenta.
Ognuno vuole finire su internet con la sua migliore lacrima, con la sua smorfia più compassionevole.
Da ogni dove spuntano contributi, fotografie, dediche e commenti.
Tutti sono così vicini alla famiglia ed ognuno afferma di sapere come si sentono, che Mitchell ora è un angelo e che vola lassù, nel paradiso delle calibro 38 regolarmente registrate ed oliate.
Nascono gadget come portachiavi a forma di cuore con data di nascita e morte e siti paralleli dedicati alla scomparsa di altri giovani dell'età di Mitchell che, per un motivo o per l'altro, hanno abbandonato le proprie famiglie lasciando un vuoto incolmabile dietro di loro.
Crescono come funghi le gif glitterate di pessimo gusto con frasi del tipo: "you are my angel" o "4 ever in my heart" con tanto di cuori pulsanti e alucce svolazzanti.
Il miglior tocco di classe rimane indubbiamente la colonna sonora che accompagna il visitatore dal primo momento nel sito: Bad Day di Daniel Powter; si, proprio lui, lo scemo con la cuffietta che ci ha assillato per tutto l'inverno strappandoci il cuore sulle note di quella canzone tanto romantica di quei due tizi che disegnano alternativamente sul cartellone.
Eh si, Mitch ha proprio avuto una cattiva giornata, ma per fortuna ora è tutto a posto.
La storia non è ancora finita, perchè dunque il ragazzino suicida dovrebbe essere un eroe?
La risposta è in un commento di un tipo, probabilmente un parente prossimo o un amico di famiglia, che ha raccolto diversi "consensi" all'interno di internet; ecco a voi:

He was such an hero, to take it all away. We miss him so, That you should know, And we honor him this day. He was an hero, to take that shot, to leave us all behind. God do we wish we could take it back, And now he's on our minds. Mitchell was an hero, to leave us feeling like this, Our minds are rubber, our joints don't work, Our tears fall into abyss. He was an hero, to take that shot, In life it wasn't his task, He shouldn't have had to go that way, before a decade'd past. Now he sits there in my heart, this hero of mine, Always there to make me smile, Make me feel just fine. He had courage,that boy did, courage in his heart. To take that shot, To end his pain, To tear us all apart. But in the end, he died in courage. Lacking, nevermore, He died a hero, Mitchell did, And we'll love him forevermore. We love you like a brother. We miss you so much. We will always love you, kid. Rest In Peace Mitch.

Dunque Mitchell è un eroe.
Tutti concordi su questo.
Gran fervore, ognuno da il suo assenso.
Si cazzo, un vero eroe.
Un esempio da imitare e seguire.
Un tizio si spara un colpo in testa perchè è afflitto da dei bulli che gli inculano l' Ipod e diventa un eroe, piuttosto semplice vero?
State comodi gentlemen, la favola non è ancora finita.
Esiste infatti un sito che accoglie le persone più egocentriche, stupide e insulsamente malvage di tutta la rete; questo sito non ha senso, ogni cosa esiste solo per essere ridicolizzata: i bombardamenti americani, le bizzarie genetiche, la morte, il suicidio, gli abusi di ogni tipo ed ogni cosa che mai vi potreste immaginare.
Questo sito si chiama 4chan e vi assicuro che se volete scrivere qualcosa di veramente shockante è il posto che fa per voi.
Bene, questo ritrovo di immondizia prende a cuore il caso ed inizia a fare dei raid sul sito postando commenti sarcastici e molto, molto più acidi di questo mio intervento; sembra che qualcuno si sia spinto a fare una ricerca per trovare il numero di telefono di casa Henderson e fare un paio di chiamate anonime.
Qualcuno ha trovato il blog della sorella riservando lo stesso trattamento anche a questo spazio privato.
Venivano postate immagini di Mitchell che parodiava la pubblicità dell' Ipod con un proiettile che gli attraversa il cranio.
Mitchell utilizzato come icona dei cereali, di videogiochi sparatutto, il ragazzino con il cranio a bersaglio, con il cappello da cowboy con tanto di scritta: "la mano più veloce del west".
Per una settimana è stato un fiorire di fake con il volto del povero Mitchell e la corsa verso l'abisso non conosceva fine nè  vincitore.
Poi la notizia: il sito dedicato a  Mitchell ha chiuso per colpa dei frequentatori di 4chan e dei loro continui raid, la baracca è stata chiusa per  la continua ironia che si faceva sulla morte del loro martire nuovo di zecca.
Tutti i frequentatori della lapide virtuale si sono trovati d'accordo per distruggere definitivamente 4chan, una sera hanno organizzato un raid per far crollare il server e distruggere le sue pagine o qualche stronzata simile.
La farò corta: raid fallito, dopo poco più di un'ora 4chan era di nuovo attivo e cosa ti vedo fra i primi post?
Una effige di Mitchell con corona di spine e la scritta: "E' un eroe morto per i nostri peccati, lunga vita a 4chan".

Ecco qui.
Sinceramente non riesco a trovare una morale in tutta questa bella storia ma sono sicuro che, da qualche parte, ci sia qualcosa di molto comico e forse anche qualche misero residuo di buon senso inculcato a forza di ceffoni e cattivi esempi da non imitare, di bambini cianotici per aver inghiottito oggetti, di infanti gonfi e affogati per aver giocato vicino al lago e di piccoli e paffuti esempi di discoli da non emulare.
Tutto esattamente come nella pedagogia illustrata dell'800, nulla di più nulla di meno.
Beh spero che vi sia piaciuto il mio piccolo racconto dell'orrore intorno al fuoco, è periodo di notti horror e di giardini della paura, un pò di follia in più non ci scandalizzerà di certo no?

Se non vivessimo nel migliore dei mondi possibili penserei che c'è qualcosa di malato nelle persone.
Ma mi sbaglio.
Inzaghi facci un gol.
Azzurri rendete le vite di quelli nati dopo l'82 degne di essere vissute.



Per ulteriori informazioni:
http://www.myspace.com/ripmitchell
In allegato lo spot crudele fatto dai fenomeni di 4chan

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Riflessioni su London Town

martedì, 11 luglio 2006, 15:33

Sono appena stato a Londra per il mio compleanno ed è stata un'esperienza unica.
I miei migliori amici si sono sbattutti, e mi hanno pagato il viaggio per la città che più desideravo vedere, questa si che è amicizia cazzo.
Ci sono troppe persone che dovrei ringraziare e poi non mi sembra giusto citare qua individui ignari della loro eventuale fama in internet.
Londra è stupenda, esiste e pulsa di vita propria, è un parco di divertimenti tematico per dark, punk ed ogni tipo di persona che crede ancora ad Atlandide, al sogno di Costantinopoli.
Facendo questo viaggio ho realizzato un sogno, deponendo le uova per la mia prossima spedizione.
Ora so che Londra mi appartiene, che amo veramente quella città e che Chester Williams, la mia parte vincente e più acida, merita di dormire fra quei maestosi palazzi mandando a fare in culo tutti e tutto, sempre col sorriso, sempre in modo elegante.
Ora sono sicuro che devo tornare in quel bellissimo posto, magari con una giovane e leggiadra fanciulla che, stupita, confusa e con gli occhi grandi e pieni di sorpresa mi darà la possibilità di vedere nuovamente Londra per la prima volta.
I compagni di viaggio sono stati fantastici, dei veri amici, in grado di litigare e dirsi le cose in faccia sinceramente, anche rischiando lo scontro; siamo tutti cambiati da quando avevamo 12 anni e ne è passato di tempo, di dolore, di donne e sbronze ma alla fine ci siamo ritrovati e questa è la cosa che più scalda il mio freddo cuore da Grinch.
Se appena potete andate a Londra, fra la gigantesca metropolitana, fra i suoi palazzi ed i suoi quartieri nuovi e vivi, fra gli edifici storici e fra la gente.
La gente di Londra: il crogiuolo di mille civiltà abbattute, sconfitte, emigranti e dimentiche del loro passato fuse in un'unica e nuova società che da spazio a tutti e che non rifiuta nessuno.
Si, sono un sognatore ed un illuso ma per me Londra è stata Arcadia in quel fantastico weekend.
Mentre sono qui a ingannare il tempo i ricordi si muovono ancora nella mia memoria riportando al palato tutti i gusti, i sapori della nostra vacanza; ricordo Mr. Wu ed il suo cibo a base di gatto, la cucina thailandese a 2 Pound la vaschetta, i cracker ed i tortelli crudi di Giovanni Rana, ricordo il muffin che i miei amici mi hanno comprato per addolcirmi dalle bestemmie che spremevo come il più maturo dei pompelmi.
Rido ancora adesso pensando alla fame che abbiamo provato, al mio stupido orgoglio di rimanere dentro ai 100 Pound e ai supermarket, ai sacrifici fatti per comprare dei regali ed alla soddisfazione che ho provato consegnandoli.
Tutto è stato come doveva essere e Londra era ai nostri piedi, disponibile e mansueta come un vecchio cane di famiglia.
Anche il ritorno ha seguito il migliore dei copioni: vecchi allo scalo che da bravi scavisti guardano gli aerei atterrare e commentano, panini col prosciutto crudo D.O.C. per tutti ed i soliti casini che si riprendono lo spazio che avevo negato loro.

Morale:
E' essenziale cambiare aria per vedere che oltre il proprio piccolo comune, fatto di piccola gente e piccole ambizioni c'è tutto un mondo di esperienze, di vita e di nuovi gusti , sapori e odori.
Chi si prodiga amante della patria e rifiuta il Viaggio, nel senso più alto del termine, non sa minimamente cosa si perde e quanto ci si può impoverire affondando le radici sempre nello stesso incestuoso ambiente.
Se avessi una lacrima da sprecare la dedicherei a coloro che per paura del cambiamento, per un antico terrore verso gli altri popoli, per una rabbia orgogliosa si attaccano a piccoli stereotipi senza senso e tempo.
Se potessi dedicherei la mia migliore lacrima a tutti coloro che hanno deciso coscientemente di rimanere intrappolati nelle loro comode e sicure casette, con una mediocre vista a scacchi sul mondo fre le sbarre per i ladri ed un orecchio sempre teso alle novità del nuovo grillo parlante a 44 pollici.
MA come ho avuto occasione di dire qualche sera fa: "Pietà è morta dalle nostre parti" ed il mondo è un brutto posto.
Chi è causa del proprio mal pianga se stesso.
E chi usa proverbi e modi di dire per argomentare le proprie opinioni possa essere dannato per la sua retorica da due soldi.

A presto gentlemen

Wrote in personale, amici, viaggiare, vita malvissuta
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Salve gentlemen, sono un nerd che ha deciso di strappare la propria piccolissima fetta di notorietà scrivendo sciocchezze qualunquiste; uno scrittore in erba alla soglia dei 25 ed un aspirante uomo invisibile che riversa acido che pochi leggono.

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