La mia piccola vecchia signora

lunedì, 13 agosto 2007, 14:54


"Eternity"
Volto di donna anziana naturalmente impresso nella roccia.
Esposto al China Rare Stone Expo a Beijing.

A volte tutto il casino del vivere è solo questione d’aritmetica: modulistica e tempistica uniti in un’unica combinazione spermale, scintille di vita in un abisso di perché, come, quando ed altre piagnucolose domande tipiche dell’essere umano.

A volte tutto questo è solo questione di orari che si incrociano, menefreghismo e filosofia da fine impero; persone di carta crespa che ti guardano con i loro occhietti di bottone mentre prendi sempre lo stesso autobus, sempre con loro; tutto perfettamente uguale.

Uguale a cosa?

A tutto.

Mai una parola, un gesto, un “Buongiorno” / “Buonasera” come si diceva una volta, ai bei tempi, quando i treni arrivavano in orario.

L’indifferenza è la miglior virtù dell’uomo moderno.

Probabilmente da qualche parte un novello Prometeo si sta facendo sbudellare giornalmente per aver grattato agli Dei il loro più nobile segreto: fottersene del prossimo credendo che tutto il loro bel regno da bolla di vetro continui ad esistere così, di neve finta e leggere agitatine.

Ottima alternativa al tragitto circondato da spaventapasseri è l’auto ma il traffico mi consuma e così, per vecchia abitudine o semplice noia, guardo dentro le case delle persone, la loro assurda normalità nei gesti quotidiani, l’arredamento, quel lampadario che dona luce all’ambiente, l’intonaco che basta un soffio per farlo crollare imbiancando tutto con una spolverata alla vaniglia.

Alle sera, ora di cena, Parma, città di prosciutto & bella gente è alle mie spalle, tronfia e grassa come un maiale che si pasce nella propria merda inconsapevole che l’autunno si avvicina ed i coltelli si affilano per un’unica, indolore, stoccata chirurgica.

Utilitarie con una persona cadauna ronzano la loro musica a livelli disumani, sempre più alti, sempre più aggressivi e competitivi per non farsi schiacciare dal suono alieno di altre lamiere animate; la guerra dei bassi è al decimo chilometro e ne avremo ancora per un bel pezzo.

La radio continua ad inocularmi i suoi consigli per i miei acquisti in tutta coscienza: consumatori sì ma non un parvenue di poco conto, noi siamo il loro target primario, stanchi lavoratori con ogni tipo di capacità intellettiva sotto i piedi, pronti a subire consigli, intimidazioni o suggerimenti reiterati, pronti a pagare, morire o vivere per qualcosa, la differenza è roba di poco conto.

Ogni chilometro che percorro diventa gadget in uno squallido album di ricordi assolutamente privo di interesse; il mio brainstorming personale continua facendo cozzare idee ed osservazioni oggettivamente brillanti.

L’anno scorso da queste parti ho assistito ad un rogo di uno sfasciacarrozze: centinaia di auto che univano le loro ultime gocce di liquido vitale in un’orgia infiammata che, per un piccolo insulso momento, ha bruciato i cieli della provincia finendo come la migliore delle rivoluzioni: dimenticata dietro ad innocue frasi di circostanza.

Passato il rivenditore di auto di lusso e di puttane bambine, superato il Mc Donald con la sua chilometrica coda di casalinghe disperate e disposte a tutto pur di americanizzare la propria famiglia ecco che arriva il giro di boa del pellegrinaggio verso casa: il ponte.

Niente di speciale, davvero, è solo una vecchia striscia di mattoni e asfalto di cui non so nulla di preciso; quattro vecchi santi patroni perdono le loro lacrime nero smog nell’indifferenza del cantiere mafioso che prospera sulle rive del fiume, ogni tanto qualcuno sbanda, investe qualche immigrato ma nulla di che, niente per cui valga la pena scomodare la stampa locale.

Prima di tutto questo, dei muratori mafiosi e dei santi indifferenti; una manciata di metri prima sorge, letteralmente strappando alla collinetta ed al cemento il proprio spazio vitale, una piccola casetta bianca, tetto rosso, inferiate che hanno visto tempi migliori.

In questa frazione d’acceleratore, nel tempo di una bestemmia per un sorpasso o per il cambio di stazione alla radio, in questa porzione di qui e ora vive una vecchia signora triste.

La vecchia signora triste è un concetto di speranza e mancata felicità, quella vecchina che tutti vorrebbero avere come nonna ma che in pochi hanno il piacere di conoscere; la immagino sempre sola, al massimo con un paio di gatti, i figli lontani o sperduti alla ricerca di qualcosa che non avranno ed il marito morto da troppo tempo lasciando un vuoto troppo vasto per essere sostituito da una mezza dozzina di vibrisse.

Senza nessuna particolare ragione, per pura e semplice noia, fra una accelerata ed una bestemmia, appena prima del ponte, nel punto di massimo rallentamento di traffico serale, ci siamo studiati io e la signora.

Non un saluto, nemmeno un cenno, neanche un piccolo gesto del mento per confermare la presenza dell’altro nel rispettivo campo visivo, niente di niente insomma.

Nonostante questo noi avevamo il nostro appuntamento giornaliero, io e la vecchia signora triste.

Sapete, ho un debole per gli anziani con un certo fascino, con quel loro modo di vedere le cose da una certa distanza, con quella disarmante accettazione del mondo e dei suoi componenti; con quella luce negli occhi da partigiano, mondina, operaio, kapò.

Come ho già detto in precedenza adoro le persone con un piano e la mia vecchia signora, lei sì che di piano ne aveva uno.

Certo, magari non erano perfettamente rifiniti tutti i contorni del progetto ma sicuramente il suo posto era lì, vedetta e guardiana impassibile di piccoli uomini che si inseguono su un ridicolo circuito nero, ognuno con la sua piccola spider, ognuno con la sua fetta di sogno da carrozziere.

La vecchia signora triste ogni giorno compiva il proprio dovere con abnegazione russa, spaventata ma sicura dietro al vetro incorniciato di pizzo bianco della cucina piastrellata a motivi caldi, stile ’60; gli occhi piegati all’ingiù come un cinese nelle strisce umoristiche post-belliche americane, forse azzurri forse bianchi, forse semplicemente svuotati di ogni possibile colore, orbite a pellicola, guizzanti nella loro chimica missione.

Il suo maglioncino, una volta rosso vivo, infeltrito oltre ogni possibile salvezza incorniciava la sua figura pallida, anzi gialla, facendo risaltare la nuvola bianca di capelli afro ed un paio di gioielli di una bigiotteria spazzata via dal tempo.

Ho visto gli occhi della vecchia signora triste con la neve, fra fiocco e fiocco, con il suo volto esangue incorniciato da quei brandelli di cotone che colavano dal soffitto bianco e svogliato, con la nebbia era il mio faro dalle piastrelle colorate e nella pioggia si squagliava dietro ai vetri come plastilina nel microonde; i miei nei suoi ed i suoi nei miei, per un piccolo momento soli in tutto quell’inferno di accelerate e macchine da cambiali generazionali.

Giusto un paio di settimane fa tornavo dopo un esame con ancora in circolo l’adrenalina da omicidio: quel misto di carica sessuale ed aggressività che ti da una strisciata di coca; l’effetto stava svanendo in una nebbia di sonno, stanchezza e concetti che iniziavano a fare i bagagli per tornare da dove erano venuti in un epocale esodo di ritorno alla loro schiavitù cartacea, ebrei di parole che tornano in Egitto per farsi schiavizzare per un altro paio di generazioni.

Beh, Guardo la finestrella cercando gli occhi più vecchi del mondo ed al posto della vecchia signora triste c’è un vecchio signore tristissimo.

Colpo di scena e sbigottimento.

Gli occhi sono diversi, acquosi e di un castano bagnato e diluito, il vestito è perfettamente abbottonato, anche nella prima parte di luglio, a 35 gradi e con un’umidità del 90%; è il classico completo da funerale con tanto di gilet di lanetta, cravatta in tinta, cappello a falda larga e scarpe nere per le grandi occasioni.

Le nostre orbite si sono incrociate, esattamente come ai vecchi tempi, proprio come con la signora sola e triste.

Il vecchio stoico mi ha guardato con quella dignità e quel distacco assoluto, con la noncuranza dei barboni anziani e dei poeti in punto di morte, mi ha guardato dritto negli occhi e con quello che credo volesse essere un sorriso mi ha salutato con un atomico cenno del capo.

Ero così stupito da tutta la situazione che ho fatto proprio la figura del giovane sbruffone che non conosce le buone maniere, volevo ricambiare, magari con un saluto gentile ed un sorriso ampio e cordiale ma le macchine dietro suonavano e dovevo andarmene dal mio piccolo acquario personale, tutto qui, dovevo andarmene, il mio tempo l’avevo avuto.

In queste settimane sono spesso passato nella stessa strada, a velocità ridotta e con molta attenzione ai particolari, pronto a fotografare ogni indizio come un novello investigatore ma la verità è solo una.

La vecchia signora non c’è più, la porta e le finestre sono sbarrate, nessuna ciotola per gatti, nessun segno di vita.


Come in un finale triste di un film già visto, di una canzone già cantata, ora, con settembre alle porte, sento il freddo dell’inverno in un futuro poco distante e immagino come avrebbe reagito la mia vecchia signora ad una nevicata, fra quei fiocchi d’avena allo yogurt che planano coprendo tutto, imponendo la propria presenza con tirannica arroganza.

Pensando a questo, quasi giornalmente, imbocco la tangenziale esterna e, fra una traccia di un cd e l’altra, fra una bestemmia ed una accelerata, fuori non c’è nulla da vedere.

Solo un pallido cielo d’estate, dolorosamente disadorno ed uniforme.

C.W.

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Test autocelebrativo

lunedì, 20 novembre 2006, 12:58

Gentlemen, è venuto il momento per un attimo di relax.
Vi propongo quindi un piccolo test, di 10 domande, sulla mia persona.
E' autocelebrativo e masturbatorio più della palestra e di un sito porno ma d'altronde anche questo è internet.
Buona compilazione e a presto.
C.W.

http://rifleman.altervista.org/friendtest/test.php?usr=Mrboris

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Silvia...

mercoledì, 13 settembre 2006, 12:04

Dopo aver parlato così tanto di morte, di bestialità, di personalità border-line è comunque dura trattare l'argomento.

Stamattina mi sono svegliato con una telefonata di un amico, mi dice la notizia, mi lascia lì, stordito.
Arrivano altre telefonate, ringrazio.
Vedo il telegiornale con le sue notizie gonfiate, con i primi piani dei dettagli, del sangue.

Conoscevo lei, la splendida famiglia che quasi mi ha adottato durante i miei anni universitari, la sua voglia di laurearsi e la sua tendenza ad averne sempre una per tutti, esattamente come me.
Ricorderò proprio questo di lei: la sua acida ironia e la dolcezza mentre si rivolge alla nipotina.

Volevo solo ricordarla anche su questo spazio, senza particolari, senza clamori.

Arrivederci.

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Purtroppo ritornano

sabato, 19 agosto 2006, 22:27

Salve a tutti gentlemen, rieccomi qui dopo una lunga assenza.
Sono tornato già da una settimana buona ma la voglia di mettermi di fronte al monitor sputando sentenze e commenti sarcastici diminuisce con l'aumentare della temperatura.
Approfitto di questo momento di relax per fare il punto della situazione sulla vacanza, sul mio ritorno e su quello che mi aspettava in patria.

L'Umbria è davvero bella, stupenda ed affascinante, soprattutto quando si decide di partire all'ultimo secondo e non si è minimamente preparati alla natura che abbraccia ogni città, alla perfezione dei monasteri, alla quiete antica di borghi, ville e campagne.
Il viaggio e gli spostamenti sono stati infernali; ci siamo persi, abbiamo maledetto il nome dei ogni patrono esistente, abbiamo rischiato più volte la vita in incidenti mortali ma ne è valsa la pena, davvero.
Sarebbe inutile elencare le città ed i vicoletti che abbiamo visitato, le risate sotto la pioggia, le pietanze costose e buonissime, gli agriturismi, l'odio per Napoli ed i suoi abitanti che aumentava ora dopo ora e tutte le altre cose di cui vi potrò narrare fotografie alla mano.
Ho vissuto davvero dei bei momenti con la mia compagna e questa vacanza è stata non solo una prova decisamente superata per il nostro legame ma un punto di partenza per nuove mete, sempre più lontane geograficamente ma non solo.

Al mio ritorno ho trovato tutto sorprendendetemente uguale: gli stessi problemi di chi va a fare la "campagna dei pomodori", le stesse sparate cultural-politiche di qualche conoscente piuttosto eccentrico, le stesse serate negli stessi posti con la stessa gente.

E' stato per molti versi piacevolissimo tornare alla solita vita visto che, dato il mio eremitaggio forzato da esami, avevo troncato le relazioni con il mondo esterno; sentire nuovamente i tormentoni e le continue raffiche di puttanate dalle persone a te più care ti fa sentire immediatamente a casa.
E così, sera dopo sera, ho fatto il giro di tutte le persone che erano rimaste fuori dalla mia vita per un pò riscoprendo il piacere della loro compagnia, dei loro difetti e di tutto il bagaglio da freak che si portano dietro e così mi tocca ringraziare i centrini perfetti di casa U., i mille divani in coordinato del padre di M., le zingarate di messer (fra poco cavaliere) T., le esperienze ed il nozionismo distillato di M., le paturnie e l'odio per l'umanità dell'inseparabile P. ed infine la piacevole straiatezza di tutti i giovani del mio bel paesello ed i loro rispettivi possessori.

Bene, sono ringiovanito di almeno 8 anni con questa sessione da blog adolescienziale.

Presto tornerò ad incarognirmi con il mondo ed i suoi abitanti non temete.
Per ora va bene così.

Fra breve avrete mie notizie gentlemen.

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Umbria, here i come!

domenica, 30 luglio 2006, 03:48

Salve gentlemen, finalmente le vacanze sono prossime anche per me e devo lasciare questo spazio alla gestione delle delicate personcine che girano per internet.
Sentitevi liberi di riempire i commenti di frasi oscene, cattive, acide e politicamente scorrette; nessuno, fino al mio ritorno, vi potrà censurare.
Divertitevi se state morendo nella calura cittadina altrimenti buono stress da vacanza.
Io mi dileguo in Umbria, voi crepate pure col condizionatore!

Wrote in personale, viaggiare
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...And suddenly, an holy book appears...

martedì, 11 luglio 2006, 15:35

Salve a tutti gentlemen.
Vi scrivo non per tediarvi con la mia vita o con gli avvenimenti che gravitano intorno ai miei sonnolenti giorni da studente ma DEVO condividere con voi la gioia che accompagna lo scalpiccio sulla tastiera in questa stupenda giornata.
Immaginatevi una giornata tranquilla ed una serata barocca nella via più trafficata dalla "bella gente" della Città.
Immaginatevi centinaia di persone che spingono, si accalcano e ciarlano smascellando futilità: questa è la "movida" di Parma.
Immaginate di avere appena inghiottito una fetta di limone ripiena d'aceto e pepe nero: questa è la mia espressione mentre vago per la stupenda "movida" di Parma.
Immaginate di vedere due bambini che giocano a calcio strillando e sfondandovi le orecchie, e voi avete mal di testa, ed una considerevole quantità di lavoro arretrato che vi aspetta, e poi , finalmente, la palla si va a conficcare fra i rami dell'albero più alto del cortile e non scenderà fino al prossimo temporale, momento nel quale voi sarete li, a bucarla; questo sorriso sereno e distaccato è lo stesso che era sul volto della mia compagna mentre passegiava per l'imperdibile "movida" di Parma.
Una volta giunti alla fine della via d'oro e dopo aver superato diverse Dorothy decisamente più baldracche e barcollanti della graziosa Judy Garland abbiamo capito che la-famosa-città-del-prosciutto non poteva offrirci nulla se non transessuali obesi, quarti di bue dallo sguardo annacquato e drink dai nomi esotici quindi, a cuor leggero e decisamente sollevati, siamo partiti all'avventura.
Fra il giorno perenne e commessi vampiri eccoci vagare di scaffale in scaffale all'autogrill.
Mentre eravamo impegnati ad insultare Melissa P. per il suo nuovo capolavoro a tavolino ecco che compare un libricino dalla copertina rigida e verde smeraldo che tradisce da subito le sue origini con un arrogante titolo oro: "ORGANIZZATI PER COMPIERE IL NOSTRO MINISTERO".

Da qui in poi inizia la parte interessante, tutta la parte sopra era solo un cappello introduttivo, un incipit inutile, come descrivere l'arredamento di una casa in una barzelletta sporca.
Apriamo e chiudiamo l'angolo della paraculaggine: non è mia intenzione criticare nessun tipo di religione o movimento di nessun tipo ma, suvvia, andiamo... e che cazzo!
Nella prima pagina vediamo un piccolo timbro da ufficio con il nome della fortunata ex padrona del libro: Thatiana, questo spiega almeno metà del mistero.
Appena sotto leggiamo, e dico sul serio, "W la vita" scritto a penna nera, in quella grafia incerta e maiuscola che usano le persone semicolte, cari Watson, credo che questo chiarisca l'altra metà del mistero.
All'indice troviamo la scritta: "Beati i poveri, abbasso (M) i ricchi", nell'ultima pagina invece ecco l'ultima massima calligrafa : "Gesù e com tè".
E andiamo.
E andiamo cazzo.
Non so chi devo ringraziare per tutto questo ma grazie, grazie, grazie a tutti per questo Oscar, per avermi dato la possibilità di sognare e realizzare i miei desideri e bla bla bla...
Veniamo al nostro compito di oggi, veniamo alla citazione del libro.


CAPITOLO 1: ORGANIZZATI PER COMPIERE IL NOSTRO MINISTERO
Geova Dio ha uno splendido proposito e sta operando per il bene di quelli che lo amano. Sta radunando e istruendo una grande folla internazionale di persone dedicate e purificate perchè lo adorino e lo servano. Non sei felice di essere fra queste persone che hanno la rallegrante prospettiva di sopravvivere all'imminente fine di questo malvagio sistema di cose e di entrare in un giusto nuovo mondo? Senz'altro lo sei, in particolare perchè questa straordinaria opera di radunamento procede irresistibilmente verso la sua splendida conclusione!

Ciascuno di noi dovrebbe interessarsi vivamente di ciò che Dio sta compiendo tramite il suo glorificato Figlio Gesù Cristo. Perchè? Perchè ne dipendono la nostra attuale sicurezza spirituale e il nostro futuro eterno. Oggi l'umanità risente negativamente delle amministrazioni dirette dai governi umani. Il modo di governare o di amministrare di Dio è di gran lunga superiore al modo in cui gli uomini hanno governato per migliaia di anni. Possiamo essere grati che nella sua sapienza e misericordia Geova si sia proposto un' "amministrazione ... cioè radunare di nuovo tutte le cose nel Cristo, le cose nei cieli e le cose sulla terra". Mediante questa disposizione gli esseri umani ubbidienti vengono riconciliati con Dio formando una famiglia unita. [...]

[...] IL MINISTERO E' ORA PIU' URGENTE
L'istituzione del Regno di Dio avvenuta nei cieli invisibili nel 1914 diede inevitabilmente inizio ai predetti "ultimi giorni" di questo sistema di cose. Poco dopo la prima guerra mondiale il popolo di Geova fu rinvigorito dallo spirito di Dio per compiere uno speciale sforzo nel proclamare la buona notizia. Da allora è stata data un'enorme testimonianza, che ha determinato una divisione fra le persone. In questo periodo Gesù Cristo, insieme ai suoi santi angeli, ha separato quelli che amano la giustizia da coloro che sono indifferenti o che si oppongono attivamente alla verità. Questa opera di separazione era stata predetta nell'illustrazione di Gesù delle pecore e dei capri. Non c'è quindi alcun dubbio sul profondo effetto che l'istituto Regno di Dio sta avendo sulle persone e sulle nazioni del mondo.
Ci avviciniamo alla fine dell'attuale mondo empio. Il ministero è ora più urgente che mai. Questo richiede  che i cristiani fedeli siano pieni di zelo. Non possono andare a rilento nell'opera affidata loro da Dio o essere indifferenti a che sia pienamente compiuta. Non è tempo di pensare in modo indipendente o di essere discordi nell'agire. I rimanenti eredi del Regno, insieme al crescente numero di "altre pecore", sono più che mai decisi a cooperare come gruppo unito. Come unico gregge organizzato seguono la direttiva di Cristo per portare a termine la testimonianza mondiale prima dello scoppio della "grande tribolazione". [...]

[...] CAMPI IN CUI NE TRAIAMO BENEFICIO
La sottomissione a Dio è veramente benefica. Se riflettiamo in breve sulla nostra vita quotidiana di dedicati adoratori di Geova ciò dovrebbe essere evidente. Mettendo Dio al primo posto nella nostra vita e facendo la sua volontà, siamo guidati nella giusta via. Ci risparmiamo molte ansietà e frustrazioni che affliggono quelli che rifiutano di sottomettersi alla sovranità di Geova. Il nostro Avversario, il Diavolo, cerca continuamente di adescarci e divorarci. Preghiamo per essere liberati da questo malvagio, e lo siamo, sempre che prendiamo la nostra determinazione contro di lui e ci umiliamo dinanzi a Geova sottomettendoci volontariamente a lui. [...]

[...] Grazie a Geova Dio, possiamo avere un matrimonio e una vita familiare felice, come pure rapporti migliori con i colleghi e i datori di lavoro, e vivere nel rispetto della legge e con buona coscienza verso le autorità e i governi del mondo. Possiamo anche godere la migliore delle compagnie, quella dei nostri fratelli cristiani.
Nell'ambito del matrimonio e dell'istituzione familiare, al marito è affidato l'incarico di capofamiglia, in quanto "il capo della donna è l'uomo". Nello stesso tempo, l'uomo dev'essere sottoposto al Cristo, mentre il capo del Cristo è Dio. La moglio dev'essere sottomessa al marito, e i figli ai genitori. Quando ogni famiglia rispetta il principio dell'autorità, ne deriva un pacifico frutto.[...]

[...] Gesù Cristo prese molto seriamente il suo incarico di Inviato di Geova [...]

[...] Quando si rende necessario espellere dalla congregazione un peccatore impenitente, si fa un breve annuncio, dicendo semplicemente che la persona è stata dissociata. Non c'è bisogno di dire altro. Questo servirà ad avvertire i fedeli componenti della congregazione che devono smettere di frequentare quella persona. [...]

[...] APPENDICE:
[...] Quali sono alcune delle notevoli qualità di Geova? [...]
[...] Il Regno di Dio è una condizione o un governo? [...]
[...] Che ne sarà di Satana e dei suoi demoni secondo il giudizio emesso da Geova contro di loro?  [...poco più avanti...] Domande facoltative: a) Quale influenza esercita oggi Satana sulle persone? b) Quali sono alcune pratiche spiritiche comuni oggi, e perchè dobbiamo evitarle?


Ok, direi che è abbastanza no?
Riassumendo Geova è il capo di un'azienda super efficente e ramificata, con tanto di spirito associativo, inni associativi e rituali associativi.
Forse i tempi sono maturi anche per qualche spilla/ maglietta/ tessera associativa ma chi può dirlo?! Forse solo il responsabile marketing di Geova.
E poi questa faccenda di escludere chi non fa più parte dell'associazione mi puzza di già sentita... mah mah mah ...
Gli operai assoggettati di Geova devono passare di casa in casa proponendo il loro prodotto spirituale cercando di convincere la massaia di turno della validità del cambio.
Mi chiedo se stiano pensando alla famosa pubblicità dei due fustini di cristianesimo classico contro il nuovo e lucente fustino di Geova, con un quarto di azione sbiancante in più sull'anima.
E come fanno a convincere la 'sciura intenta a modellare cappelletti?
Hanno una prova di aspirazione, di smacchiatura, di frenata?
Hanno qualche elefante disposto a camminare su occhiali antigraffio, qualche ex olimpico a dimostrare gli effetti benefici di un elettroshock al volto ed ai pettorali?
Certo si, ognuno è libero di credere a ciò che più gli piace, d'altronde ci sono tanti individui che sono fermamente convinti dell'innocenza di Micheal Jackson, che O. J. Simpson sia stato vittima di un complotto, che Annamaria Franzoni sia solo una madre a cui un ninja-montanaro-geloso ha ucciso il figlio tanto speciale.
Tom Cruise qualche settimana fa ha dichiarato che avrebbe mangiato la placenta che avvolgeva il proprio figlio motivando il suo gesto con la frase: "deve essere deliziosa" o qualcosa di simile.
Il suo nuovo film : "Mission impossibile 3" era appena uscito e Cruise è uno dei più fedeli seguaci di Scientology.
Potete credere alla circostanze o al caso, affar vostro.

Nel 2000 doveva avvenire il famoso "Millenium bug"; tutto sarebbe dovuto andare a puttane: computer, satelliti, programmi di lancio missili.
E invece?
Nulla.
Un cazzo di niente.
E mezzo mondo a comprare benzina, cibo liofilizzato, galloni d'acqua, latte in polvere, kit per la sopravvivenza come in uno stupido film di zombie.
L'altra metà del mondo era troppo impegnata a schivare colpi di machete, mine antiuomo ed a crepare di fame o Aids per badare ad uno stupido numero non calcolato da qualche vecchia programmatrice all'alba della computerizzazione.
Considerazioni fiacche, sterili e da tutti i giorni.
L'avete sentito no?!
Il nostro mondo empio sta finendo!
Che stiamo a fare qui gente?
Non sentite l'impellente bisogno di sottomettervi a qualche divinità, a qualche culto?
Oddio il mio senso di appartenenza mancato non ribolliva così dai tempi dei Dr. Martins.

Quello che dovevo fare l'ho fatto.
Quello che dovevo dire l'ho detto.
Vi saluto gentlemen, che il vostro personale motivo di redenzione dalla vita vi conservi lucidi.

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Pensieri

martedì, 11 luglio 2006, 15:33

Quando sono qui, ad affrontare la mia vita da solo, non faccio altro che pensare e tirare le somme.
Nulla è mai ordinato e spesso ci sono delle inesattezze ma il bilancio in questo momento è positivo, nonostante tutto il pessimismo che tenta sempre di tornare alla ribalta.
Ti ringrazio per la speranza che incarni alla perfezione, per l'incertezza che ti balena negli occhi e per il timido rossore che ti pervade ogni attimo.
Ringrazio i tuoi scherzi che riescono a convincermi, a rilassarmi, a farmi incavolare.
Le scritte, il cibo e sopratutto l'acqua mi fanno scivolare di dosso preoccupazioni e incertezze. E ti conosco.

Basta con queste frasi da medio-blog!
Fuori il costume da bagno, fra un paio di settimane andiamo a Gardaland a rovinare la vita del poveraccio dentro Prezzemolo, voglio le lacrime!
E' mia seria intenzione urlare a tutti che Santa Lucia non esiste.
Provate anche voi.

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Riflessioni su London Town

martedì, 11 luglio 2006, 15:33

Sono appena stato a Londra per il mio compleanno ed è stata un'esperienza unica.
I miei migliori amici si sono sbattutti, e mi hanno pagato il viaggio per la città che più desideravo vedere, questa si che è amicizia cazzo.
Ci sono troppe persone che dovrei ringraziare e poi non mi sembra giusto citare qua individui ignari della loro eventuale fama in internet.
Londra è stupenda, esiste e pulsa di vita propria, è un parco di divertimenti tematico per dark, punk ed ogni tipo di persona che crede ancora ad Atlandide, al sogno di Costantinopoli.
Facendo questo viaggio ho realizzato un sogno, deponendo le uova per la mia prossima spedizione.
Ora so che Londra mi appartiene, che amo veramente quella città e che Chester Williams, la mia parte vincente e più acida, merita di dormire fra quei maestosi palazzi mandando a fare in culo tutti e tutto, sempre col sorriso, sempre in modo elegante.
Ora sono sicuro che devo tornare in quel bellissimo posto, magari con una giovane e leggiadra fanciulla che, stupita, confusa e con gli occhi grandi e pieni di sorpresa mi darà la possibilità di vedere nuovamente Londra per la prima volta.
I compagni di viaggio sono stati fantastici, dei veri amici, in grado di litigare e dirsi le cose in faccia sinceramente, anche rischiando lo scontro; siamo tutti cambiati da quando avevamo 12 anni e ne è passato di tempo, di dolore, di donne e sbronze ma alla fine ci siamo ritrovati e questa è la cosa che più scalda il mio freddo cuore da Grinch.
Se appena potete andate a Londra, fra la gigantesca metropolitana, fra i suoi palazzi ed i suoi quartieri nuovi e vivi, fra gli edifici storici e fra la gente.
La gente di Londra: il crogiuolo di mille civiltà abbattute, sconfitte, emigranti e dimentiche del loro passato fuse in un'unica e nuova società che da spazio a tutti e che non rifiuta nessuno.
Si, sono un sognatore ed un illuso ma per me Londra è stata Arcadia in quel fantastico weekend.
Mentre sono qui a ingannare il tempo i ricordi si muovono ancora nella mia memoria riportando al palato tutti i gusti, i sapori della nostra vacanza; ricordo Mr. Wu ed il suo cibo a base di gatto, la cucina thailandese a 2 Pound la vaschetta, i cracker ed i tortelli crudi di Giovanni Rana, ricordo il muffin che i miei amici mi hanno comprato per addolcirmi dalle bestemmie che spremevo come il più maturo dei pompelmi.
Rido ancora adesso pensando alla fame che abbiamo provato, al mio stupido orgoglio di rimanere dentro ai 100 Pound e ai supermarket, ai sacrifici fatti per comprare dei regali ed alla soddisfazione che ho provato consegnandoli.
Tutto è stato come doveva essere e Londra era ai nostri piedi, disponibile e mansueta come un vecchio cane di famiglia.
Anche il ritorno ha seguito il migliore dei copioni: vecchi allo scalo che da bravi scavisti guardano gli aerei atterrare e commentano, panini col prosciutto crudo D.O.C. per tutti ed i soliti casini che si riprendono lo spazio che avevo negato loro.

Morale:
E' essenziale cambiare aria per vedere che oltre il proprio piccolo comune, fatto di piccola gente e piccole ambizioni c'è tutto un mondo di esperienze, di vita e di nuovi gusti , sapori e odori.
Chi si prodiga amante della patria e rifiuta il Viaggio, nel senso più alto del termine, non sa minimamente cosa si perde e quanto ci si può impoverire affondando le radici sempre nello stesso incestuoso ambiente.
Se avessi una lacrima da sprecare la dedicherei a coloro che per paura del cambiamento, per un antico terrore verso gli altri popoli, per una rabbia orgogliosa si attaccano a piccoli stereotipi senza senso e tempo.
Se potessi dedicherei la mia migliore lacrima a tutti coloro che hanno deciso coscientemente di rimanere intrappolati nelle loro comode e sicure casette, con una mediocre vista a scacchi sul mondo fre le sbarre per i ladri ed un orecchio sempre teso alle novità del nuovo grillo parlante a 44 pollici.
MA come ho avuto occasione di dire qualche sera fa: "Pietà è morta dalle nostre parti" ed il mondo è un brutto posto.
Chi è causa del proprio mal pianga se stesso.
E chi usa proverbi e modi di dire per argomentare le proprie opinioni possa essere dannato per la sua retorica da due soldi.

A presto gentlemen

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