Viva la figu!

venerdì, 16 novembre 2007, 13:52

Ciao, grande uomo che mi facevi arrabbiare con la barba pungente e ti segnavo di no quando minacciavi di baciarmi, ma a cui affidavo fiducioso la mia protezione.

Ciao, piccola grande donna che sapevi sempre come consolarmi di cui cercavo ancora il seno e a cui affidavo fiducioso la mia cura.

Ciao, grande fratello, che aveva adottato come compagno di giochi e mi illuminavo quando ti vedevo tornare a casa.

Ciao, piccolo grande fratellino che mi facevi fare le cose più strane, spaventavamo la mamma ma mi divertivo da matti quando giocavo con te e ti piantavo dei bei morsacchi quando mi facevi i dispetti.

Oggi vi saluto tutti, e insieme a voi saluto tutti i grandi uomini e tutte le piccole grandi donne e tutti i fratelloni ed i fratellini di buona volontà accingendomi a diventare l’angelo che già avevo dimostrato di essere in terra.

Non mi sono sottratto alla sofferenza e non mi sono sottratto al sacrificio estremo.

Il messaggio che voglio lasciarvi, grandi uomini, piccole grandi donne e grandi fratellini:

FATE CHE IL MIO SACRIFICIO NON SI PERDA NELL’OBLIO.

FATE CHE IL MIO SACRIFICIO SIA UTILE AI VOSTRI CUORI.

FATE CHE IL MIO SACRIFICIO VI RENDA CONSAPEVOLI DELLA SACRALITA’ DELLA VITA UMANA, CON CUI NON SI PUO’ GIOCARE …. E A ME PIACEVA MOLTO GIOCARE.

Ciao mamma, ciao papà, ciao Abo, ciao Dado e un grande sorriso solare come sapevo fare a tutti voi che vi siete stretti a sorreggere la mia famiglia.

Tommy

Già, come no.

Il discorso del morto ai popoli della Terra, come in una seduta spiritica di fine XIX secolo, come negli acchiappafantasmi.

Sono certo che se Bruno Vespa avesse solo un po’ di fantagommina riempirebbe il suo salotto come e dove nessuno si è mai spinto sino ad ora, nemmeno con il plastico di Cogne.

Poi la genialità del tono da bambino innocente, ah, questo è il vero tocco d’artista, l’ombra agli angoli del volto della Gioconda, la fottuta frombola killer di Davide.

Va bene il dolore, va bene il cordoglio ma qualcuno crede ancora allo SPIRITO DEL BAMBINO MORTO CHE FA’ LA PREDICA ALL’UMANITA’?

Bene, benissimo.

D’altronde viviamo in un paese in cui il nostro parametro di giustizia è rappresentato dal Gabibbo.

E allora va bene così Tommy.

 Anzi no, non va bene così bambino morto, proprio per niente.

Senza rancore eh?!

Scusate ma tutta questa fregnaccia sulla beatificazione? Dell’angelo? Dell’ascensione al regno dei cieli?

Cioè mi state dicendo che basta essere assassinati in modo brutale per arrivare dritto con un calcio in culo da San Pietro con un posto in business class?

Cazzo, allora vedrò di andare a dar fastidio a qualche crocchio di rumeni spiegando con calma il mio parere sulla loro lingua alla Star Trek e sulla loro abitudine di vomitare di fronte al posto dove lavora mia madre.

E Annamaria Franzoni?
Una saint-maker per eccellenza!

Se hai un figlio di troppo e vuoi un santo in famiglia basta dare l’infante alla lacrimevole assassinare et voilà, capre, cavoli e lupi, tutti contenti a modo loro.

Come avrete già capito il testo in apertura altro non è che il contenuto della cartina collezionabile in edizione limitata che hanno fornito ai partecipanti al funerale di Tommaso Onofri.

Mica cazzi.

Un po’ come le mug di Elvis made in china in edizione limitata, con tanto di numero stampato e certificato di garanzia.

Mica cazzi.

Sono cose che domani acquistano un valore, cimeli di famiglia.

Mica cazzi.

Come tutte le carte a numero limitato l’elemento che contraddistingue questa serie è l’alta qualità, l’interesse per i particolari, il packaging accattivante.

Dietro l’elegante plastificazione dagli angoli arrotondati vediamo il volto di Tommaso in uno dei suoi migliori scatti dall’ormai famosissimo book angel’s face, il tutto incorniciato da un viticcio blu oltremare con tanto di occhielli con Padre Pio e Papa fuori conio, il vecchio Giovanni Paolo II.

 Facciamo un passo indietro.

Come ho ottenuto questo prezioso santino?

Da mia cugina mongoloide ovviamente.

Non è solo andata con tutta la sua famiglia pseudonormale al funerale per incontrare altre famiglie pseudonormali e scambiarsi commenti su come il mondo non sia più quello di una volta e magari farsi incorniciare dal nero mirino di Tv Parma con quel nuovo cappotto comprato in saldo che snellisce tanto i fianchi.

No.

Non si è limitata ad andare alla cazzo di fiaccolata in onore del bambino cercando disperatamente di sfoggiare nuovi luoghi comuni, nuovi cappotti e nuove lacrime da sputare in occasione del discorso del parroco che ringrazia i fedeli della partecipazione, dei genitori che ringraziano il parroco, della proloco che ringrazia l’assassino per la botta di vita che ha dato alla città.

No.

Non solo è andata in pellegrinaggio nel posto dove quel povero bambino si è preso una vangata in testa, ha vomitato un buon litro di sangue con il cervello che faceva cucù dalla faccia, ha rantolato ancora per una buona oretta per poi finalmente morire abbracciato dal freddo delle rive dell'Enza.

No.

Ha fatto pure un paio di foto, cercando non so quale dettaglio come un cazzo di detective di C.S.I. Las Vegas.

No.

E’ andata a prendere questo fottuto santino limited version in non so quale buco, strappandolo dalle legnose mani di vecchie annoiate, da rapaci artigli ipocriti e tentacoli di politicanti al loro primo funerale pubblico.

Ha messo in casa il suo prezioso tesoro, sempre in bella vista, sopra la tv, sospeso ad un portaspezie da rigattiere, in attesa che l’annoiato occhio di qualcuno cada sulla plastica arrotondata ai bordi e, stancamente, bofonchi qualche frase come “che peccato eh? Poverino …” o “cosa fanno sul 4? C’è Forum?” e poi nulla più.

 Credo che tutto il mio disgusto sull’argomento possa girare intorno ad un’unica, lapidaria frase:

 “Oh, c’hai figu?!”

- Celo, celo, celo, manca.

- Giochiamocela a biglie.

- No.

- A morra?

- No.

- Cosa vuoi allora? Un Papa Giovanni?

- Naaaaaaa quello ce l’hanno tutti! Onofri è molto raro, dammi almeno due Samuele.

E via così.

Con questa grande moda del funerale perfetto, dei ricordi da dare ai sopravvissuti alla propria stessa vita, dell’assoluta necessità, dell’ossessione di disperdersi; con tutte queste stronzate da uomo post-post-moderno c’è un mercato che solo pochi sanno vedere.

La parola chiave è book.

Vai in giro per le case e presenti a vecchi in odor d’arrivo, giovani malati di cancro e aspiranti suicidi con una splendida collezione di fotografie-santini-carte da gioco plastificate alla perfezione e incorniciate su misura.

Lamette, teschi e stelline per il giovane che si è tagliato i polsi, sul retro un pezzo dei Linkin Park.

Santi, Vergini e Papi per vecchi morti di vita, spenti da sé stessi.

Cornici semplici, marmoree, dorate per il morto ateo, sul retro frasi di scienziati eminenti, mangiapreti o poesiola da bacio perugina.

Modalità grande fratello, con bordi a mò di obbiettivo fotografico per la stella tv appassita, l’amante del palinsesto, l’usciere di Cologno Monzese.

E poi ancora meglio: l’album delle figurine collezionabili, scambiabili ed in edizione limitata.

Immaginate lo scompiglio nelle edicole e nei negozi specializzati con la morte di Biagi, la ragazza dell’Umbria, Guido Nicheli.

 E poi ancora pupazzetti col cordoncino che sciorinano le battute più celebri del defunto.

Un ciccionissimo e sorridente Pavarotti, quasi un pinguino deforme, che urla “Vinceròòòò”, “Non ho evaso il fisco”, “E’ un cancro”.

Gigi Sabani con giunture snodabili con occhi che si illuminano al buio ed un microchip che rileva il movimento circostante rendendolo capace di vomitare pessime imitazioni di personaggi più o meno noti: “Ehilà amici ascoltatori, allegria!”, “State bboni”, “Mi consenta”.

 Ancora meglio, ancora più commerciale, ancora più rispettoso nei confronti della vita umana che si spegne: il gioco di carte collezionabili.

Vai in edicola con i soldi rubati dalla borsetta di nonna e giù a dar la possibilità di pagare le rate di una pessima auto finto-ricca ad un pessimo commerciante che ricambierà con un pessimo ghigno di gratitudine.

Collezionale tutte!

Bambino della nuova era: minaccia di dare più attenzioni a tua madre separata per avere le carte collezionabili dei morti!

Bambina: allarma i genitori con un accenno di puttanaggine per avere un nuovo pacchetto di carte collezionabili dei morti!

Mamma, Papà: se non volete che la vostra separazione sia uno choc eterno per le vostre povere creature comprate a iosa le carte collezionabili dei morti!

Fallito trentenne: uccidi quell’inutile scrofa paraplegica di tua madre e rubale ogni avere per dare un senso alla tua vita con le cartecollezionabili dei morti!

(la nostra società declina ogni responsabilità per furto-omicidio-truffa assicurativa perpetrata al fine di acquistare le CARTE COLLEZIONABILI DEI MORTI, non invitiamo nessuno a seguire i nostri consigli né quelli di nessun altro. Dio non esiste. Adorate il grande idolo serpente. Aut. Min. ric.)

 

E via così.

Senza offesa eh bambino morto?!

Ma qualcuno scambia un Tommy con un Biagi?

 

Giochiamocela a biglie.

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Aut. Min. Ric.

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Come un begatino con le ali di carta stagnola

sabato, 06 ottobre 2007, 00:58

Questo post è stato prima esaminato e poi suggerito dal mio caro compagno di studio P.

Grazie per avermi dato la possibilità di aggiornare il mio blog.


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DISCLAIMER:

Caro amico/a che provieni dalla vita reale, se ti senti offeso/a dalle situazioni qui raccontate non è colpa di nessuno; prendo ispirazione da ciò che mi sta intorno e, come tu ben sai, viviamo in un mondo popolato da persone orrende, me ed il mio spirito d’osservazione sopra tutti.

Ridi con me quindi, è l’unico modo per venirne fuori.

Se vuoi offenderti, beh, non so che dirti.

Caro/a lettore/lettrice che hai tanta voglia di rompermi le palle ti ricordo che questo post prende in analisi solo gli aspetti più assurdi e sgradevoli del vivere umano, nello scritto, come in tutto il resto del blog non sono nemmeno citate le buone persone e gli atteggiamenti corretti.

Qui si generalizza e si punta al pessimo per puro gusto di fare snorkeling nella merda umana.

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Questo argomento, signori miei, merita senza ombra di dubbio la nostra attenzione.
Che succede, in realtà quando una coppia “storica” si divide?

Pianti, lacrime, tradimenti svelati, rinfacciamenti vari, qualche porta sbattuta e magari un paio di schiaffi volanti a metà muso.

Quello che voglio approfondire con questo intervento non è il prima ma il dopo, quel periodo bianco in cui succede un po’ si tutto, durante il quale ogni cosa vale, un po’ come a Carnevale ma con molte, molte più maschere ridicole.

E’ necessario operare una discriminazione fra le diverse donne che si ritrovano sole dopo un rapporto degno di essere chiamato tale.

1) C’è quella che, schiacciata dal passato, dalle privazioni, dal nulla metafisico nel quale galleggiava nel precedente rapporto compie una scelta di campo, prende il destino fra le mani e decide di dare via la figa come il pane.
Anzi no, non come il pane che mi dicono essere aumentato di prezzo.
Beh, il senso l’avete capito.
Questo tipo di donna-fornaio attrae un nugolo di spasimanti che nemmeno Renzo Tramaglino a Milano con gli assalti ai forni.
E se il deterrente alla fame popolare sono le brioches allora in questo caso al volgo toccherà il culo, la bocca o ahimè, un paio di mani volenterose.
D’altronde si sa, del maiale non si butta via nulla e finché è stagione si deve prendere dalla natura finché ce n’è.
Fra dimostrazioni d’affetto tradotte in pompini e gesti di cristiano amore che finiscono in ostie del giorno dopo il destino della nostra volenterosa è segnato: dopo un bel po’ di carità data o ricevuta si troverà sola o peggio, accompagnata da un cavaliere d’altri tempi che mai capirà perché al loro passaggio per la viuzza centrale si scatenerà un pogo di gomitate a mezzo busto.


2) C’è quella che ha mollato e, tremendamente afflitta dal dramma interiore dell’abbandono inferto al tenero cuore del compagno, si fa una bella mangiata a bocca aperta con gli avanzi della cerimonia funebre dell’ex.
Il destino per la nostra regina di cuori è più che mai roseo: con questo stratagemma della liana avrà una vita costantemente occupata da badanti sottopagati, sottoscopati e, soprattutto assunti con contratto co.co.pro.


3) Per dover di sintesi passiamo infine alla terza tipologia di donna “sola”, questa ultima per circostanza ma non per pericolosità è il mocassino acquatico del mollamento, la sposa in giallo che non vuole vendere Puma onestamente inguardabili né abitare i sogni erotici di ogni feticista, questa monaca di Monza di noatri vuole spargere il suo “profumo”.

Ecco, questo termine che in apparenza può sembrare vuoto e privo di un contesto in realtà è la perfetta sintesi di quello che succede quando una donna sola, mediamente carina, con una basilare conoscenza della lingua parlata e praticata decide che è il momento delle decisioni irrevocabili: uscire in una compagnia di soli maschi.

Una volta presa questa decisione non serve certo un’alleanza con la Germania nazionalista per mandare tutto a puttane: la donna in questione diventa il centro caldo e succoso di un mondo di valletti, autisti ed apprendisti psicologi attentissimi a disagi interiori, pianti e depilazioni del pube dell’interessata.

E’ l’effetto “corte dei miracoli” che tanto si teme in ogni società evoluta: il totale servilismo volontario di un gruppo di uomini nei confronti di una donna-dea a loro superiore sotto ogni punto di vista.

Non per smerdare l’impresa di Ulisse ma i Proci, oltre ad essere vittime di un increscioso gioco di parole, non mi sono mai sembrati delle aquile sotto il punto di vista dell’iniziativa personale o della guerriglia psicologica.

E’ appunto questo di cui intendo parlare e su cui mi intendo soffermare: la disperata, comica, drammatica, inutile vita attorno ad una donna sola ed in cerca (ma con tutta la calma del mondo) del prossimo principe azzurro.

La storia è sempre quella: esistono gruppi di maschi che, più per necessità che per virtù, creano una piccola società primitiva basata su sfottò, bevute, divertenti serate passate a guardare le ragazze degli altri o a guastarsi gli occhi con giochi multimediali per console o semplici passatempi manuali old school.

In tutta questa devastazione giunge dal deserto, a passo lento e cadenzato, una ragazza che ha deciso, indipendentemente dalla volontà dei singoli individui, di diventare non solo membro ma fulcro vitale di quel consorzio umano.

E così, timidamente, la nostra donna mette in mostra tutto ciò che Satana le ha donato: un paio di occhi, due gambe della stessa lunghezza, due seni quasi identici fra loro e, stando alle leggende, una vagina totalmente funzionante, come quelle di internet.

L’uomo, nella sua integrità morale e nel suo disperato bisogno di riprodurre la sua specie, non può rimanere indifferente a tutto questo e lotta per avere il boccone migliore con ogni mezzo lecito a sua disposizione.

Questa guerra per l’amor cortese avrebbe anche risvolti vagamente romantici se non fossero finite almeno 3 o 4 epoche d’oro dell’umanità; l’unica cosa che rimane quindi al maschio moderno è la mimesi.

Non ditemi che avete assistito a qualcosa di peggiore perché la decapitazione di un reporter per mano di un paio di talebani incazzati è un crimine sicuramente meno degradante rispetto alla totale, assoluta, indiscriminata e irreversibile perdita di personalità e anima per concupire una donna.

LA donna.

L’UNICA ED ASSOLUTA DONNA.

Fino a che, ovviamente, non arriverà un’altra creatura delle sabbie da depredare.

So che fra di voi si annida qualche poetastro dell’ultim’ora che freme alla possibilità di sciorinare frasi come “è il dominio dei sensi sulla carne e lo spirito”, “per amore si fa tutto, anche la cosa più abbietta e comunque rimane tutto un grande e bellissimo balletto”; non diciamo cazzate.

Nessuna frase ad effetto potrà salvare la realtà dei fatti, nessun poeta russo potrà giustificare con il suo stupido suicidio tutto ciò, niente di niente può minimamente ridimensionare questa eutanasia di coglioni, anima e cervello.

E così un buon osservatore riesce ad assistere alla corsa degli ormoni verso quel monte spugnoso e giallognolo che assicurerà ad un missile fortunato la possibilità di mandare a fare in culo la propria sorgente una quindicina d’anni dopo il fattaccio.

Quello che riesce a vedere una persona in una situazione come questa ha del meraviglioso; se, per una coincidenza assolutamente fortuita, alla radio si sente un pezzo di Chopin allora eccolo, pronto e scattante, decantare la sua immensa conoscenza del repertorio classico.

E poco importa se nel frattempo si dicono assurdità come: “Ah per me Scioppèn è uno dei più grandi violinisti parigini di tutti i tempi” o “Sarebbe fantastico andare alla Scala di Milano per un concerto di Scioppèn”.

O anche, parlando distrattamente di musica: “oh ma non sarebbe bello andare a sentire i GruppoCheNonSiInculaNessunoECheHoCitatoPerFareIlFigo? Ho sentito che fanno un concerto a Detroit fra 20 giorni, che dite? Prenoto un biglietto low cost? Tanto che ci vuole?”

Arte figurativa: “Ah si, la natura intrinseca di questo quadro mi ricorda l’ultima cena di Giotto, la pennellata, la profondità del colore, è tutto molto espressionista con un accenno di tardogotico e solo una spruzzata di ermetismo”.

Ecco un’altra caratteristica del nostro uomo: la tuttologia e l’assoluta mancanza di aderenza alla realtà.

Come il buon Fantozzi dell’omonimo film il nostro uomo medio tenta di darsi un valore gonfiando ogni concetto ben oltre la normale soglia di tollerabilità, inanella talmente tante cazzate consecutive da far sfigurare Sonic.

Nel tentativo di sembrare edotto nell’argomento in questione il nostro rilancia, duplicando, triplicando ogni posta in gioco; è così che ogni frase si trasforma in una bomba a grappolo di merdate irrealizzabili, è quindi assolutamente normale assistere a pianificazioni nel dettaglio per un corso di sopravvivenza nei boschi, crociere in altissima stagione per le isole del Pacifico, pellegrinaggi alla scoperta di sé stessi, tour alla ricerca delle ossa di Santa Rugginella da Gubbio.


Mi dispiace ma la cosa non finisce qui, il tratto principe del nostro eroe sta appunto nella sua assoluta capacità mimetica, un dono ricevuto da Dio che gli permette non solo di sembrare una persona diversa ma di DIVENTARE UN’ALTRA PERSONA in poche, semplici, mosse.

E’ in questa fase che il sublime tentativo di trombare dell’uomo medio raggiunge il suo massimo dimenticando, una volta per tutte, le ultime vestigia di morale e dignità.

E’ quella lama invisibile che divide il bozzo dalla farfalla a fare la differenza fra un begatino ed uno degli esseri più belli in natura; perché nel nostro caso le cose dovrebbero essere diverse?

In un parossismo di annullamento ho visto persone acquistare, per quanto possa sembrare assurdo, personalità: la comparsa nella propria vita diventa improvvisamente appassionato di teatro, il grigio impiegato informatico gradisce d’un tratto l’origami, il triste e depresso fallito figlio di papà e mamma trova un lavoro di cui lamentarsi nei weekend.

Se la tipa è interessata di fotografia giù di foto assurde e rigorosamente in bianco e nero.

Se la tipa è interessata alla letteratura giù di libroni russi e pastoni bignameschi sul best of degli ultimi due secoli di produzione.

E così nascono blog per dimostrare, ostentare.

E così si diffondono pezzi orrendi, foto inguardabili, canzoni improponibili.

Nel suo salto mortale l’equilibrista dimentica il suo contatto col suolo e, fino a che Dio vorrà, rimarrà lì, sospeso nel nulla credendosi la più nuova creatura del Creato.


Fino a che Dio vorrà.


O fino a che la tizia non glielà mollerà.

 
Una delle due, vedete un po’ voi.

 
C.W.


P.S.: Non ho trovato nessuna immagine adeguata al contesto ma sono sicuro che mi saprete suggerire qualcosa postandolo nei commenti, altrimenti beh, ci metto un paio di tette e siamo tutti contenti!

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Sono un troll di settantesimo...

mercoledì, 06 giugno 2007, 13:50



Salve gentlemen, la mia vita scorre placida in una sorta di brodo primordiale fatto di psicosi e libri.

Io ed i miei colleghi stiamo studiando solo ed unicamente cose che non ci interessano, centinaia di pagine, decine di libri privi di qualsiasi scintilla intellettuale; solo date, nomi, periodi, numero dei morti nella tal guerra, traduzioni di testi.
Stiamo diventando dei perfetti concorrenti da show televisivo, delle macchine da memoria in grado di memorizzare elenchi del telefono, libri sacri o opuscoli medici.

A parte questo il mondo mi sorride.

Sono più vecchio di un anno e nulla è cambiato, sono circondato da arcobaleni gay ed unicorni con tumori grossi come meloni.

Sono qui oggi per parlarvi di un fenomeno che mi coinvolge molto da vicino e che darà modo al mio enorme ego di scagliare fulmini e saette contro tutto e tutti, come piace fare a noi giovani d’oggi.


Il fenomeno che prenderò in analisi è quello dei TROLL.
Stando alla definizione di Wikipedia:

Nel gergo di Internet, e in particolare delle comunità virtuali come newsgroup, forum, mailing list, chatroom o nei commenti dei blog, per troll si intende un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati.
Spesso l'obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti (flame war); una tecnica comune consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione già lungamente (e molto più approfonditamente) dibattuta, specie laddove la questione sia già tale da suscitare facilmente tensioni sociali (come un'annosa religion war).
In altri casi, il troll interviene in modo semplicemente stupido (per esempio volutamente ingenuo), con lo scopo di mettere in ridicolo quegli utenti che, non capendo la natura del messaggio del troll, si sforzano di rispondere a tono.
Dal sostantivo troll si derivano, sia in inglese che in italiano, forme derivate come il verbo trollare ("comportarsi come un troll"), o essere trollato ("cadere nella trappola di un troll" rispondendo a tono alle sue provocazioni).

Un troll particolarmente tenace e fastidioso può effettivamente scoraggiare gli altri utenti e causare la fine di una comunità virtuale.


Bene, quindi una testa di cazzo può mandare a puttane un progetto intelligente, mirabile, perfetto.

Un pò come se Platone, dopo aver dimostrato con perizia una legge incontrovertibile dell’universo, si beccasse due calci in faccia ed un vaffanculo.

La democrazia della violenza è un percorso di ascesi.

Un pò come le torte in faccia a Bill Gates, un pò come correre nudi per Wimbledon con scritto sul culo “fottetevi”, un pò come lanciare merda sul parlamento o inondare di sangue di vacca i ricchi bastardi che vanno alla scala con addosso animali morti.

E’ tutta la stessa brodaglia, funziona tutto alla stesso modo; a nessuno interessa la vera giustizia, solo una plateale, fulminea, incredibile smerdata.

Perchè un: “Taci idiota, hai la merda nel cervello!” detto nel momento giusto vanificherebbe anche le teorie di Gandhi.

E quindi “Negro, vai a mangiare le banane!” a Marthin Luther King, “Frocio di merda mangiapannocchie” a Cecchi Paone, “La vedrei bene in un film sugli S.S.!” ad un ministro tedesco, “Spastico del cazzo” ad Hawkins, “Vegetale che si smerda le mutande” ad Ambrogio Fogar e via così.
Ho persino letto da qualche parte che Gesù ed i suoi discepoli erano un esempio perfetto di una comune gay in stile Los Angeles anni ’60 - ‘70.
Bene, benissimo, ora Gesù si inculava con Pietro e con gli altri pescatori di anime.
E vai col liscio.

In questo clima di grandi dichiarazioni bibliche posso dire, senza alcuna vergogna, di essere un troll.
Appartengo orgogliosamente alla categoria di quelle teste di cazzo che vanno in giro per internet, mortalmente annoiati e stanchi di non avere alternative valide in una vita al rallentatore, che sparano commenti lapidari su tutto e tutti, come se avessero la verità in tasca, in comode compresse idrosolubili.

Nella mia lunga carriera ho individuato alcuni stereotipi di blogger di cui vi voglio rendere partecipi:

Quelli che “sono un poeta”:
metrica inesistente, inutili tentativi di utilizzare parole fuori dal comune per impressionare il popolo attonito di lettori che, rincoglioniti, ammirano la leggerezza del fraseggio e la squallida imitazione di qualche grande nume del genere.
Inutile dire che gli argomenti preferiti di questi “poeti” sono l’amore e la loro difficile vita in questo mondo triste e vuoto.
In questi casi consiglio un attacco diretto al loro modo di scrivere, alla loro incapacità di trasmettere emozioni o al fatto che la loro creazione sia solo la brutta copia di un capolavoro esistente.

Quelli che “la mia vita è interessante”:
attenzione, non parlo di siti come ad esempio Barbara di Causa Crisi che rende la vita comune una ilare pantomima dove la nostra protagonista, inevitabilmente soccombe, alzando la testa solo per prendere un’altra bastonata. Qui si intendono tutti coloro che hanno preso lo spazio-blog per una seduta gratuita di uno psicologo calmo, coglione ed accondiscendente.
I proprietari di questi spazi sono profondamente convinti di essere gli unici detentori di vita; quindi diventa indispensabile sapere che “la Giusy ha mandato a cagare Ale ma poi si è ricreduta e madò, dovevi vedere che faccia, poi è arrivata la Betta e lì è successo un casino” o che “Minchia oh, ho preso un 3 in italiano e quella stronza della prof mi ha detto che mi mette 4 in pagella, oh che incazzatura”, ecc...
Diciamolo chiaramente ed in maniera tale che nessuno, in alcuna circostanza possa fraintendere il nostro messaggio: non ce ne fotte un cazzo della vostra vita; siamo blogger, piante carnivore che si nutrono di leccate di culo, commenti e visite giornaliere, siamo qui per essere adulati, amati, divorati quindi, gentilmente crepa nel tuo buco di merda e restaci.

Menzione speciale per coloro che non solo rientrano nella categoria sopraccitata ma che ne infangano, ove possibile, ulteriormente il nome; si tratta di quelli che: “la mia vita è un pozzo di sofferenza”.
E qui mi rivolgo a tutte le “anime infrante”, a tutti coloro per cui questa pazza, pazza vita non è altro che sofferenza, intimo dolore e personali considerazioni sulla morte, sul suicidio che, giorno dopo giorno, meritano di essere vomitate sullo spazio pubblico di internet.
E’ essenziale, a parer mio, chiarire a questi individui che la loro presenza nell’etere e nel mondo dei vivi è superflua, priva di qualsiasi utilità pratica o morale la vita di queste larve rotola fra un lamento, un singhiozzo ed un bla bla bla di polsi recisi, di cappi al collo, di lacrime di sangue, angeli caduti, pillole ingerite e cazzate di questo tipo.
Dio, se esisti, dai la forza a costoro di realizzare i loro intenti, diciamoci la verità, anche tu saresti contento, su a me puoi dirlo.

Vorrei concludere questa breve carrellata con forse la razza di persone più incompetenti, inutilmente vive e disgraziatamente senzienti che questo bordello riesca ad ospitare: quelli che: “sono un artista e mostro il mio corpo”.
Per lo più stronzette in cerca di attenzioni queste camwhore vivono di masturbazioni e di commenti sbavanti del demente pubblico bloggesco; fin qui niente di nuovo sotto il sole.
Il problema è quando un bel paio di tette, fotografate in una buona angolazione e, fin troppo spesso  in una luce crepuscolare diventano “arte”.
Ok, non sono esattamente propenso a giudicare arte ogni cosa prodotta dalla mente umana.

Ma
Che
Cazzo!

Fermiamoci un momento a pensare.
Ci sarà pur una piccola differenza da un paio di tette ed un Monet, un Renoir, persino un Warhol.
Se non vedete questo enorme crepaccio voluto da Geovaiddio fra una stronzata ed una immortale e stracazzutissima opera d’arte allora andate a fare in culo.
No, sul serio, con tutto il cuore.

Quindi mie care stronzette capezzolute la vostra non è arte, è solo essere puttane in modo diverso, cosa che vi rende sì particolari ma sempre e comunque miserabili scarti d’umanità.


Noi troll stiamo salvando questa gente da sé stessa.
Noi siamo quelli che richiamano la loro attenzione sulle loro illusioni che si andranno prima o poi a schiantare contro qualche cazzo di gigantesco iceberg la fuori, nel mondo vero.

Perché se non sai scrivere è inutile provarci, non siamo in un film degli anni ’80.

Perché se nessuno ti accetta non è per colpa del mondo cattivo, è colpa tua che non ti fai voler bene o puzzi o sei antipatico o hai un carattere di merda o tutte queste cose insieme.

Perché se sei brutta e grassa e complessata ti devi arrendere all’evidenza, non siamo al “Brutto anatroccolo” e non interverrà nessun transessuale obeso a salvarti.

Perché se hai dei problemi in famiglia a nessuno fotte un cazzo di niente qui, nella stessa di internet, vai da un consulente familiare, da un parroco, da scientology, ma non qui.

Qui c’è solo morte, disperazione, menefreghismo e commenti finto-dispiaciuti per attirare utenti sul proprio spazio, per far salire il contatore, per aumentare in popolarità.

Se devi piagnucolare vai da qualcuno a cui freghi qualcosa.

In un certo senso essere troll è una missione umanitaria, una selezione finissima fra migliaia di casi umani, una sorta di reality continuo in cui i deboli , grazie a Dio, soccombono.

Essere troll quindi non è male, anzi.
E’ la più pura espressione della libertà di parola, del disgusto genuino della comunità di internet, la voce più pura dell’anonimato virtuale, un diritto ed un dovere di ogni utente della rete.
E’ la capacità di mandare a fare in culo chi odiate, chi non sopportate o semplicemente chi non rispettate.
E’ la libertà nella sua forma più anarchica ed incontrollabile, è il nostro ego che, una volta libero, dimostra quanto infimi, disgustosi e perfetti possiamo essere; è un buon modo per sfogarsi, leggere e commentare stronzate, scrivere frasi lapidarie e divertenti.

Essere troll per me non è una stronzata da quattro soldi dunque, è uno stato d’essere che si traduce anche nella vita reale con sarcasmo, ironia ed una buona dose di insofferenza verso tutto.
E’ anche questo che crea l’immagine di noi nerd agli occhi del popolo “normale”: frustrati bastardelli con troppo tempo libero e pochissimo sesso alle loro spalle; nonostante tutto questo sia tremendamente vero non riesco a non provare un affetto viscerale per tutti quegli sconfitti che fanno della critica, della provocazione e della polemica uno stile di vita.

Esistono ovviamente, anche i troll cattivi, coloro che usano il proprio anonimato come scudo per le proprie stronzate; questi potenziali serial killer sono probabilmente ragazzini quindicenni che, nel pieno della noia di una lezione di informatica decidono di dare una svolta alla loro stronzissima giornata con un pò di terrorismo ideologico.
O sono dei mediocri impiegati con moglie e figli, stanchi di tutto e senza più occhi e con ragni al posto delle dita.

Geovaiddio, fai che siano dei ragazzini brufolosi...

Qualunque sia il loro background questi miserabili puntano solo a strappare quel piccolo imene che separa lo spirito dalla barbarie, la zona grigia che divide uno stupratore da un macho, un pedofilo da un prete caritatevole. Oops.

Avete presente la piccola Madeleine?
Occhioni grigio-verdi, caschetto biondo e sorriso degno dei suoi denti traballanti; la bambina scomparsa un paio di mesi fa e mai più ritrovata.
Il sito dedicato al ritrovamento è stato preso d’assalto da centinaia di anonimi che hanno donato il loro veleno in abbondanti cascate di caratteri:

“E’ stata venduta a qualche pedofilo che ora le sta segando le gambe”

“E’ morta”

“L’ho vista morire”

“Sta scopando come una puttana thailandese in qualche bordello vicino ad una autostrada”

Ed altre cose che, vi giuro, erano molto più pesanti.

Inutile dire che la zona dedicata ai messaggi è stata cancellata ed ora per inviare un proprio commento è necessaria una approvazione dei gestori del sito, bel lavoro teste di cazzo.

Qualcuno si è spinto un pò più in la, come sempre succede in queste situazioni del resto; qualche genio sprecato ha partorito questo video che vi consiglio di vedere solo se la vostra soglia di umanità rasenta lo zero:

http://www.liveleak.com/view?i=71a_1179585645

In conclusione concedere spazio internet a queste persone è come iscrivere un fottuto paraplegico ad una gara di corse, un talebano ad una degustazione di salumi, come far morire Terry Schiavo di fame invece che spararle un cazzo di colpo in testa. Oops.

http://www.youtube.com/watch?v=AmJ6FDj9R1k&mode=related&search=

http://www.youtube.com/watch?v=cD0hbg79ftU&mode=related&search=



A presto gentlemen.

Ah, un’ultima cosa: trollatemi il blog per piacere, so che potete dare il meglio di voi; insulti, sberleffi o anche un semplice ‘fanculo saranno bene accetti!

Date serenamente il peggio di voi, so che lo volete.

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Educazione televisiva

mercoledì, 25 aprile 2007, 15:28



Buongiorno gentlemen, è primavera, odio i pollini e loro mi vogliono uccidere.
L’allergia sta prendendo il sopravvento e nulla potrebbe andare meglio.
Bene, finiti i convenevoli, veniamo a noi.


Un paio di anni fa guardavo uno di quegli speciali che mandano a notte fonda su raitre, roba voluta fortemente da Ghezzi suppongo, beh, c’era questo documentario sulle prime trasmissioni televisive italiane e su come il popolino si rapportasse nei confronti di questo nuovo mezzo di comunicazione.

Visto che il ruolo di maestrino non mi compete la terrò il più breve possibile: la televisione arriva in Italia, paese sconfitto? Vincitore? Paese puttana in fondo, disposta a concedersi un po’ a tutti per un bicchiere di bianco ed un giro di tango.
Il nostro popolo, affamato e stracco dalla guerra, rincoglionito da promesse, affermazioni di imperi, tradito dai propri sovrani e dai giochi di potere è stato affidato a questo gorgo parlante che, almeno in un primo periodo, integrava quello che non era stato spiegato sui banchi di scuola.
E così aumentano le televisioni in ogni casa, una per il dottore poi una per il maestro di scuola poi una all’osteria e poi una per casa, per ogni casa italiana.
E così inizia a diventare oggetto di culto, altare di Visnu’ della sciura che ci mette sopra centrini su centrini su centrini, barche che si illuminano da Venezia, torri da Pisa, golfi da Napoli.

Arriva il 1959, anno in cui inizia la trasmissione giornaliera di “Non è mai troppo tardi” a cura di Alberto Manzi, lo scopo era educare e recuperare il popolo italiano con semplici lezioni dal tono semplice, familiare, per nulla altezzoso.

La prima televisione italiana è quindi, fra le più pedagogiche del mondo; il suo scopo è divertire informando, bombardando il teleutente con un’alfabetizzazione coatta, a volte soporifera ma di sicuro effetto.
Con i quiz di Mike Buongiorno l’Italia scopre anche il meccanismo che ricompensa la sapienza con il denaro, risposte in cambio di privilegi, viaggi, beni di consumo.
L’uomo diventa sfinge di sé stesso, si interroga e si concede offerte e doni, per placarsi, per riempire quel vuoto con intrattenimento a basso costo, con quello che sarà chiamato entertainment dagli americani, veri e propri colonizzatori del nostro midollo spinale, del nostro corpo celebrale.

Poi l’arrivo delle reti private, la transumanza di Telemilano in Canale 5, Silvio Berlusconi, Paolo Bonolis, Bim Bum Bam ed altri grotteschi pupazzi dal cuore impagliato che ridono, ridono, ridono.

Nel 2000 inizia il progetto “Grande Fratello”, vero e proprio Mosè fra realtà e merda, porta nelle nostre case prodotti come: Taricone, froci imbellettati che nascondono il loro palese essere, napoletani che parlano come stranieri che tentano di parlare italiano e poi il pianto, la tv del dolore.

E qui veniamo al punto.

Le persone, a vari livelli, credono di vedere il vero attraverso lo specchio della tv.
Anche io sono convinto, profondamente convinto, che dentro Emilio Fede ci siano viscere, ossa e sangue; credo fermamente nelle televendite, nella validità del Rotowash e nelle panche per addominali, credo persino alle liti in diretta, alle scazzottate fra vip, alle tette delle vallette, sempre floride come cornucopie.

Il punto non è esattamente questo.

Il fatto è che i miei genitori e non solo sono convinti di quello che dice la tv.
E non mi riferisco a notiziari, telegiornali o cose di questo tipo; io parlo del programma dedicato alla casalinga media, la signora di Rovigo.
Beh i miei genitori guardano Forum con lo stesso sguardo dei profeti nell’arte sacra, Santilicheri è il loro Dio, modello vecchio testamento: un onnipotente e vendicativo figlio di puttana immortale.

E così, seguendo il modello comportamentale dell’uomo-scimmia, imitando la natura e costringendo il proprio essere a piegarsi alla consuetudine, il gregge dei teledipendenti si muove e si adatta, si flette al palinsesto.

Di primo mattino la sveglia con un programma della rai: intrattenimento blando, informazioni mediche, qualche battuta ovattata, poche tette e ancora meno balletti, fronzoli al minimo.

A metà mattinata parte il programma simpatico per la casalinga che altrimenti sarebbe costretta a ingoiare ancora più pasticche contro il mal di testa, il mal di denti, la diarrea, la depressione, la vita. “La prova del cuoco”, “I fatti vostri”, “Hazard” ed altre stronzate si inseguono per lo schermo; soldi in cambio di attenzione, sponsor al gusto di mortadella, materassi comodi, auto che volano su staccionate da almeno 20 anni, attori che fanno più ridere da morti che da vivi, Magalli, il comitato-Dio.


Poi arriva il momento dell’invenzione peggiore del palinsesto televisivo: lo spazio che va dalle 12.00 alle 16.00.


Ogni famiglia si riunisce dopo una mattinata di lavoro, di studio, di fatica o di semplice vita vissuta, trascinata; i piatti sono in tavola ed i commensali si scambiano apprezzamenti sul caldo, sul parente morto di recente, sulla pasta scotta o il sugo annacquato.

Succede qualcosa: una sigla famigliare, il campanello di Pavlov, reazioni precise, fisiologiche, automatiche ed indistinte; tutte le bocche si chiudono, i discorsi cadono, abbandonati a loro stessi, muoiono nelle piccole pozze d’olio della minestra.

L’operaio dell’informazione usa il suo miglior tono quando legge, anzi no, sottolinea, quando ribadisce le parole: morti, sbranati, massacro, esplosione di pazzia, antisemita, kamikaze, bambino morto, necrofilia, pedofilia.

Dopo lo stupore, che dura poco meno di 5 secondi, la famiglia continua a mangiare, automaticamente, portando qualsiasi cosa fosse nel piatto alla bocca, sino ad esaurimento scorte.
Giorno dopo giorno cessa lo stupore, la rabbia, il gelo di fronte alla morte ed alla tortura; nulla scalfisce più la pellicola di normalità che avvolge ogni telespettatore dall’età della ragione in poi.
Nessuno si stupisce più di nulla, la morte diventa la normalità, l’idea di un dio qualsiasi viene catalogata come cialtroneria, notizia da mandare con un sottofondo comico, tipo Benny Hill.

Dopo aver acquisito la giusta idea di morte e la fatalità tipica dell’essere umano il telespettatore alla prima notizia di omicidio-suicidio si indigna, gli passa l’appetito, riflette, diventa bianco, chiede spiegazioni poi, rinuncia.

La volta successiva si limiterà a costernarsi continuando a mangiare e, tramite un graduale processo di raffinazione la macchina-industria-televisiva produce le sue gemme più preziose: gusci d’uomo, sembianti dall’aspetto nostalgicamente umano ma del tutto incapaci di farsi domande, perdere appetito, piangere.

Il riuscire a svuotare il piatto, evitando rapporti umani diretti e contatti con il mondo fisico, è, a mio avviso, il miracolo più grande che la televisione del dolore, del sangue e delle esecuzioni in diretta è riuscita a fare; non sarò così ipocrita da non dedicare a questa massiccia operazione di depersonificazione il mio plauso.

E così, come una favola pietosa, il nostro umanissimo protagonista ascende ad un livello di vita superiore, più superficiale si, ma di buon utilizzo per quel meccanismo di domanda e offerta che è il mondo che ci circonda.

Dopo il telegiornale, la mancata inappetenza ed il ritrovato rossore del viso ecco che arriva il punto della nostra discussione : il programma pomeridiano di approfondimento.

In poltrone rosse labbra di puttana sfilano, in ordine di edizione di reality: Platinette, Gino Paoli, l’imitatore di Berlusconi (o è Berlusconi?), il cadavere mummificato di Papa Giovanni Paolo II, psicologi e psichiatri platinati, tirati e strizzati in abiti firmati, vignettisti, rimasugli dello spettacolo e della canzonetta degli anni ’60.

Tutti sputano sentenze, pareri, interessanti filosofeggiamenti, citazioni di citazioni di citazioni di autori che non hanno letto.

- Il bullismo?
- Date ai bambini più sicurezza.

- Il terrorismo?
- Più integrazione.

- La guerra batteriologica?
- Non dovrebbe esistere.

- Anna Maria Franzoni?
- Una vittima dei media, poverina.

- Le torri gemelle?
- Sgomento, che brutta storia.

Mastrota pubblicizza il suo ultimo libro sui materassi, Gigliola Cinguetti gorgheggia dei valzer che puzzano di morte e vecchie ballerine si avvitano sulle loro anche malandate al ritmo di un rock che non capiscono.

Ed in tutto questo il teleutente medio che fa?

Questo è il vero punto della questione.

Il teleutente non solo ascolta ma assorbe.
Rende sua quella miscela di cazzate, di pareri e frasi buttate a metà; interiorizza la cultura popolare e ripete mentalmente le battute migliori, per la prossima cena aziendale.
Si segna su un foglietto il nome dell’autore di un libro: Oscar Uaild, Edgar Alan Po, Erman S.
Vede il mondo con gli occhi di vetro e acciaio che gli fornisce la televisione e sa.
Conosce.
Ora ha la verità in tasca, in comode supposte.

Ecco, gentlemen, ecco quello che vedo.
Ecco come i miei genitori si nutrono della televisione, vomitando di seconda sponda la loro bulimica scorpacciata su di me, preoccupandosi della musica che ascolto, di chi frequento, se mi sento appagato.

Si, mi sono sentito chiedere:
“ma ti senti appagato?”

“ma sentimentalmente sei stabile?”
“ma quello li non sarà mica Merilin Menson?”
 “lo sai vero che la droga non è una soluzione?!”


Poi mi chiedono perché sono così acido, perché sono così dannatamente sarcastico, perché vorrei diventare ricco per comprare una velina e ucciderla a calci in culo, perché voglio vedere Mengacci che si cancella la faccia con l’olio per frittura, Costanzo che vomita sangue sugli ospiti, la De Filippi crocifissa durante un balletto.


La televisione è quello che vogliamo, ce lo dicono le statistiche.
Intrattenimento condensato, sogni ad intervalli regolari, il modo migliore per distrarre e comandare il popolino.
La nostra merda è cosa siamo.
Noi siamo la nostra televisione.

In fondo ci meritiamo tutto questo, e anche di peggio.

Arrivederci gentlemen, alla prossima!
C.W.



[…]
…c’è questa idea di Patrick Bateman, una specie di astrazione, che tuttavia non ha nulla a che vedere con chi sono veramente, è solo un’entità, un qualcosa di illusorio, e anche se riesco a nascondere il mio sguardo freddo e potete stringermi la mano e sentire la mia carne che stringe la vostra e magari potete anche immaginare che il nostro stile di vita sia simile: io semplicemente sono altro. E’ dura per me avere un senso, a qualsiasi livello. Io sono un prodotto, un’aberrazione. Sono un essere umano non accidentale. La mia personalità è abbozzata, informe, la mia crudeltà è radicata e persistente. La mia coscienza, la mia pietà, le mie speranze, sono scomparse tanto tempo fa (probabilmente ad Harvard) ammesso che siano mai esistite. Non ci sono più barriere da superare. Non me ne importa nulla di tutto quello che ho in comune con i pazzi e i deliranti, con i perversi e i malvagi, sono oltre tutto il dolore che ho causato e anche oltre la totale indifferenza che ho provato. Ciò nonostante, mi tengo ancora saldo a un’unica, squallida verità: non mi salva nessuno, non c’è redenzione per nessuno. Dunque non mi si può biasimare. Ogni modello di comportamento umano deve avere una sua validità. Il male sta in quello che sei? O in quello che fai? Il dolore che provo è costante, acuto, e non spero in un mondo migliore per nessuno. In realtà desidero infliggere agli altri il mio dolore. Non voglio che nessuno mi sfugga. Ma anche dopo aver ammesso tutto questo – e l’ho fatto innumerevoli volte, praticamente in ogni mia azione – e dopo essermi ritrovato faccia a faccia con queste verità, non c’è catarsi. Non ho acquisito alcuna conoscenza più approfondita di me stesso, e niente di nuovo può essere compreso in base al mio racconto. […]
Questa confessione non significa niente… […]


American Psycho, Bret Easton Ellis

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Le mimose puzzano

mercoledì, 07 marzo 2007, 23:50

[...] l’uomo, quando si è stufato di vivere con quelli di casa, se ne va fuori e pone fine alla nausea che ha in cuore, recandosi da un amico o da un coetaneo. Noi invece siamo obbligate a guardare a un’unica persona. Dicono che noi trascorriamo la vita senza rischi in casa, mentre loro combattono con la lancia, ma si sbagliano: vorrei essere schierata in battaglia tre volte, piuttosto che partorire una sola volta! [...]
Euripide, Medea



1.200 a.C. circa
Elena



I secolo a. C.
Cleopatra



XIII secolo d.C.
Beatrice Portinari



XIII-XIV secolo e seguenti
Isotta dalle bianche mani



XV secolo
Jeanne d'Arc




XVIII - XIX secolo
Marianne



XIX secolo
Vittoria
Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, Imperatrice d'India



1 Giugno 1926 - 5 Agosto 1962
Marilyn Monroe



1 Luglio 1961 - 31 Agosto 1997
Diana Spencer



Italia, oggi
Loredana Lecciso



U.S.A., oggi
Paris Hilton



U.S.A., oggi
Britney Spears



Internet, ora




E' l'otto Marzo, signore.
Ci facciamo un paio di domande per piacere?

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Quando si ride con le news

domenica, 21 gennaio 2007, 14:04

Salve gentlemen, come da voi votato e richiesto mi accingo a sottoporre alla vostra attenzione un paio di fatti di cronaca.

Ovviamente non è la Cronaca di cui le persone serie e impegnate amano parlare, non ho intenzione di scrivere un pezzo giornalistico né posseggo le capacità adeguate ad una prostituzione mediatica di questo tipo.

Buona lettura dunque.



                                                 
Jennifer Strange, 28 anni                                                                                       Nintendo Wii


Siamo in California, più precisamente a Sacramento, primi giorni di gennaio.

Una radio cittadina, la KDND 107.9, decide di organizzare un gioco a premi per gli ascoltatori più fedeli; il classico metodo per tenere gli ascoltatori incollati: promettere soldi, premi, viaggi.

Ha sempre funzionato dall’alba dei mezzi di comunicazione, perché dovrebbe fallire proprio ora?

Ora passiamo ad un’altra componente essenziale di questo racconto, Jennifer Strange, 28 anni, madre devota di tre piccoli angioletti che, come tutti i loro teneri amici, amano i videogiochi ed il divertimento, e chi non li ama che diamine?

La KDND ha organizzato venerdì 12 gennaio un bislacco gioco a premi intitolato: “Hold your wee for a Wii”, i più ferrati di voi avranno già capito il sottile gioco di parole ma credo sia comunque necessaria una traduzione: “Trattieni la tua pipì per un Wii”.

Era questa la sfida che proponeva la radio ai concorrenti: bere da piccole bottiglie acqua ogni 15 minuti, senza mai utilizzare il gabinetto o pisciare in genere.

Jennifer decide quindi di partecipare allo show e beve, beve, beve per più di tre ore.

Tre ore.

Con bottigliette da  50 cl.

Ogni quarto d’ora.

In tre ore ha bevuto circa 6 l di acqua.

Un concorrente dopo la seconda ora iniziava a sentirsi male ed ha mollato ma Jennifer no, lei continuava a bere, per i suoi piccoli, per il Wii.

La signora Strange, tornando a casa inizia ad avvertire dei dolori allo stomaco ed avvisa alcuni colleghi di lavoro che in quella settimana potrebbe prendersi alcuni giorni di malattia; la poveretta stava piangendo e si lamentava per le fitte ma era orgogliosa del suo gesto per il piacere dei figli.

Jennifer Strange è stata trovata morta venerdì 13 gennaio alcune ore dopo lo show radiofonico, nella sua casa di Rancho Cordova per intossicazione da acqua.

Per maggiori informazioni sul caso andate qui.





Il secondo caso che vi propongo è quello di “Samurai Man”.

South Shields, 11 gennaio 2007, notte.

Due poliziotti disarmati (come la maggior parte dei poliziotti in Gran Bretagna) stavano facendo il loro mestiere mentre altri cinque delinquenti armati (come la maggior parte dei criminali della Gran Bretagna) facevano il loro.

Essendo i due lavori inconciliabili i signori hanno iniziato ad attentate gli uni alla vita degli altri e per i due police men era già pronto il funerale di stato con fiori bianchi ed inno nazionale quando, non si sa da dove né perché, è saltato fuori un tizio con una katana giapponese perfettamente funzionante.

Questo invasato ha ferito un criminale e messo in fuga gli altri solo con l’uso della spada.

I poliziotti hanno arrestato tre dei cinque malviventi e quando si sono girati per ringraziare il loro salvatore questi era sparito senza lasciar traccia.

L’uomo è stato chiamato in diversi modi: Samurai Man, Lama Scintillante, il Vendicatore; come nelle migliori storie di supereroi è visto con diffidenza dalla polizia che ne ha già tracciato un identikit sommario: un uomo sulla quarantina, di corporatura media, sul metro e 80, con i baffi, in abbigliamento casual.

Per maggiori informazioni andate qui.


Cosa hanno quindi in comune queste due notizie?

Entrambe mi hanno fatto godere.

Dite pure che sono senza cuore, un insensibile figlio di puttana ma dopo aver letto queste news ho esultato.

Per la povera Jennifer beh, cara mia, se sei così stupida da bere 6 litri di acqua per vincere una cazzo di console della Nintendo allora dovevi morire molto, molto tempo fa, nel silenzio della notte come tutti i bambini che muoiono nel sonno.

Sono a favore del suicidio, sono a favore delle morti stupide che non coinvolgano altri e Jennifer è un esempio lampante di come, nonostante i tempi incerti e la vita assicurata quasi per tutto il mondo civilizzato, la legge di Darwin faccia ancora il suo sporco lavoro.

Probabilmente i suoi figli la piangeranno e fra 5 o 6 anni la ricorderanno anche come una eroina, una madre affettuosa e disposta a tutto per loro ma qui non si sta parlando di soldi per una operazione al cuore, delle tasse scolastiche, di un tetto sulla loro testa.

 
Del fottuto Nintendo Wii del cazzo.

 

E allora la cara Jennifer, un momento prima di spirare, ha pensato che la vita è bella e preziosa, che è una delle ultime cose sante a questo mondo e che la vita, sì la vita è fatta di priorità.

 
O di Mario che scivola agilmente dentro ai tubi, esattamente come la sua anima.

 
La seconda notizia ha fatto godere la mia parte nerd, sempre attiva e attenta a questo tipo di commistioni fra lo stupido mondo reale ed il perfetto universo di supereroi e persone tutte d’un pezzo che nascono, vivono e muoiono secondo il loro credo.

Fra un mese circa dovrei farmi 5 o 6 giorni in quel di Londra con la mia compagna ed alcuni amici, ve lo giuro gentlemen, farò di tutto per trovare ogni tipo di informazioni su “Lama scintillante” e le sue epiche imprese.

 
Avete voluto la cronaca ed eccola.

La prossima è la sputtanata del personaggio pubblico.

 
Buona giornata gentlemen.

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Look at me

sabato, 13 gennaio 2007, 18:43



Regola del contrappasso: la punizione che subirà il peccatore sarà direttamente proporzionata alle azione compiute in precedenza e con questa avrà un rapporto o diretto o inverso.
Nel mio caso diretto, direttissimo.
Io ho fatto cacare addosso mio padre.
Ed ora sono io quello che si caca addosso.
Nulla di più scontato.
Dopo un mese e mezzo passato a studiare notte e giorno quando dovevo prendermi un attacco fulminante di influenza intestinale?
Ma ovviamente il giorno stesso dell'esame!
Questo comporta lo spreco di litri e litri di liquami corporei usciti da diversi buchi del corpo in ordine sparso ed una discreta sequenza di bestemmie.

Vista dal vostro punto di vista sarà una cosa indubbiamente spassosa ma essere per mezza giornata un geyser di merda non è proprio il massimo della vita.

A parte questo rieccomi qui, salve gentlemen, come andiamo?
Qui piuttosto bene, geyser a parte ovviamente.

Durante la mia assenza ho fatto tutti i compitini ed eccovi quindi una dettagliata o quasi ricerca su un fenomeno di costume che mi inquieta assai.


Il mondo dei blogger si sa, è composto da persone disadattate, con seri problemi comportamentali ed un insano desiderio di manifestare al mondo la propria presenza.

Se credere di non ricadere in questo profilo non preoccupatevi, la vostra sordida coscienza sta solo cercando di svicolare ma presto vi renderete conto che lo spazio che con tanto affetto gestiamo e coccoliamo è solo un piccolo pene da massaggiare giornalmente.

Miei cari gentlemen, oggi vorrei porre la vostra attenzione su un fenomeno strettamente legato ai blog ed al nuovo modo di intendere la tecnologia in genere: il camwhoring.
Se volessi tradurre pari pari direi che il termine significa " fare le troie con una webcam ".

Ma ovviamente non è solo questo, è molto molto di più.
Internet infatti, per quanto si possa lucidare e biasimare non è altro che un pozzo senza fondo di stupidità, idiozia autolesionista e mancata realizzazione; il perfetto habitat di coloro che solitamente sono allontanati dalla società, chiamati freak, geek, nerd ecc...

Ed in questo magico mondo incantantato ci sono delle fatine che si muovono svolazzando con le loro variopinte ali di farfalla facendo vedere fica, tette e culo.
Fin qui nulla di nuovo, le bagascie sono sempre esistite e di certo internet in questo caso non ha scoperto nulla di nuovo.
Qualcuno ha presente quell'esperimento psicologico di inizio XX secolo in cui in una stanza c'erano due scimmie, diverse casse ed una banana appesa ad un filo a 3 metri d'altezza?

Ecco, questa combinazione mortifera ha creato quello di cui vi sto per parlare.


La Camwhore Syndrome è un termine in slang per identificare un preciso disturbo della personalità chiamato "Disordine della personalità istrionica" o "Histrionic personality disorder" leggermente mischiato con un disturbo narcisistico della personalità.
Questi episodi solitamente si manifestano in situazioni prive di attenzioni da parte di eventuali partner, in mancanza di figure autoritarie o generalmente in persone con uno spiccato bisogno di attenzione.

Coloro che sono affette dalla Camwhore Syndrome si chiamano, ovviamente, Camwhore.
Ecco un piccolo elenco dei principali atteggiamenti che si possono riscontrare in una Camwhore:

*     Costante ricerca di rassicurazione e approvazione

*     Comportamenti melodrammatici caratterizzati da eccessi emozionali

*     Ipersensibilità verso le critiche ricevute

*     Inappropriato comportamento seduttivo o caratteriale

*     Eccessiva preoccupazione per l'aspetto esteriore

*     Un bisogno eccessivo di essere al centro dell'attenzione

*     Bassa tolleranza per frustrazioni o gratificazioni conseguite dopo molto tempo

*     Estrema rapidità nel passare da uno stato emozionale ad un altro

*     Le sue opinioni sono facilmente influenzabili dalle altre persone

*     Tendenza a credere che i propri rapporti affettivi siano molto più profondi di quanto in effetti siano in realtà

Perchè tutto questo dunque?

La ragione è semplice: le Camwhores sono persone bisognose.
Questo può provenire dalla loro vita (mancanza di affetto familiare, paterno, sentimentale ecc...) o solamente dal desiderio di essere notati.
Le Camwhores per definizione tentanto di attirare l'affetto, l'amore e il desiderio di persone sconosciute con atteggiamente che ritengono possano essere utili a tale scopo.

Per venire incontro a questo desiderio spesso le Camwhores si circondano di uomini-zerbino che osannano la loro bellezza e rassicurano continuamente il loro ego con atteggiamenti servili e poco dignitosi per entrambi.
Essere dalla parte del torto per una Camwhores è una sensazione devastante, per una serie di motivi differenti fra i quali spicca sicuramente l'essere in cattiva luce e quindi tornare in quella zona grigria di vita in cui erano prima relegate.

Questo può forse spiegare il comportamento delle Camwhores ma ovviamente, ha una parte fondamentale anche il pubblico che incita, sostiene e sprona questo tipo di comportamento.

Se lo scopo delle Camwhores è ricevere le attenzioni di un pubblico estasiato e accondiscendente la finalità con cui un utente anonimo della rete si avvicina ad una ragazza con questo tipo di problemi è ottenere allusioni sessuali o ammiccamenti on-demand.

E così si chiude il cerchio della vita come canterebbe il cazzo di re leone; questo è il microcosmo della disperazione via etere.

Fin qui il fenomeno assume proporzioni quasi umane se non fosse per la tendenza con cui questo tipo di mode si allarga e perde ogni contatto con la realtà oggettiva dei fatti.

Da questo punto in poi tutto si smerda e diventa torbido, come molte cose in rete.
Abbiamo quindi in rapida carrellata:

*     videochat per incontri dove 55enni mostrano il loro buco del culo perfettamente depilato e disposto ad accogliere ogni tipo di utensile casalingo

*     il fenomeno delle Jailbait, ragazzine un pò troppo puttane in periferia dei 18 anni che mostrano culo, tette (se presenti) e quant'altro

*     video su youtube di 14enni che emulano shakira a culo di fuori

*    Stickam.com , sito dedicato al camwhoring dove chiunque disponga di un account è in grado di mostrare i cazzi suoi (letteralmente) al mondo intero

*     creazione di siti che emulano googlevideo o youtube dedicati ovviamente alle performance di Camwhore, Jailbait e dintorni

*     giovani coppie che mangiano merda a favore di telecamera

*     ragazzine che si scrivono sulla fronte frasi come: "Sam Rules" oppure "Eat shit and die, fag"

*     giovanette che si vestono da gatta per poi mettersi in testa file di scarpe, calze e quant'altro per battere il record sancito da qualche altra Camwhore dall'altra parte del mondo

*     obese ventenni che usano la propria pancia come un enorme cumulo di pongo con tanto di faccine colorate, dediche e video di danza del ventre

Come sempre in queste difficili questioni mi schiero dalla parte della crudeltà e del cattivo gusto, della mancata intelligenza e dello sfruttamento di questi fenomeni.

Su 4chan ovviamente questo trend ha fatto storia e spesso quei maledetti malati organizzano veri e propri raid in chat erotiche o private; lo scopo è, principalmente, condurre alle lacrime la Camwhore oppure costringerla a fare cose stupide e assurde.
Per ogni persona kickata o bannata altre 3 prenderanno il suo posto ed in tempo reale saranno postate immagini di quello che accade con una dettagliata descrizione dei momenti salienti.

Ho visto con i miei occhi una aspirante spogliarellista asiatica e la sua corte dei miracoli: una decina di nerd con nomi altisonanti come L0rdT3rr0r, S4vege, Nick Fury, Naruto ecc... pregare, letteralmente pregare, per vedere una spalletta del reggiseno, l'incavo del seno, l'interno della bocca, i piedi.

Poi è arrivato 4chan.

Inizialmente i commenti erano positivi e accondiscendenti poi, dopo le prime scritte sul volto, le scarpe sulla testa, le imitazioni di animali ecco che arriva il vero spirito della rete.

Un utente rivela che il suo show è trasmesso in un canale dove migliaia di persone la stanno sfottendo e le posta il link; la tizia va a controllare ed inizialmente orgasma per la notorietà acquisita, per il raggiungimento di quello che desiderava.

I suoi sogni si sono realizzati finalmente.

Sul volto non c'è spazio per l'incertezza, solo godimento e realizzazione.

Ha il volto di un profeta in punto di morte.

Tutto questo solo per un minuto; poi 4chan fa il suo lavoro.

"Amore lungo lungo" è il primo commento, "Che mi fai per una ciotola di riso?" è il secondo, "I tuoi genitori vorrebbero questo? Tu che fai la puttana per una scodella di riso mentre loro si spaccano la schiena per mantenerti? Avresti potuto studiare per fare l'infermiera ed aiutare i malati invece sei qui a farci vedere il tuo flaccido culo giallo!" è il terzo. Poi Hiroshima, Nagasaki, musogialla ed altre cose irripetibilli e grottesche.

Arrivano le lacrime, la disperazione, la frantumazione del suo sogno.

Missione compiuta.

Il tutto sarà postato sul sito e servirà a ravvivare la serata di un gruppo di falliti che non ha di meglio da fare.
Il giorno dopo nessuno si ricorderà dell' accaduto ma per una sera la cara ragazza è stata una vera netstar, nel bene e nel male.

Non trovate che ci sia qualcosa di incredibilmente bizzarro e fiabesco in tutto questo?
Una sorta di cappuccetto rosso nuova versione: "non svegliare l'anonimo che dorme" o "stai attenta signorinella, il lupo è prima gentile, poi ingordo!"

Cane grosso mangia cane piccolo, anche in rete.

A presto gentlemen, i miei saluti

P.S.: In allegato qui sotto una aspirante camwhore rovinata dai commenti della rete.


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Il mio cazzo di Natale

martedì, 26 dicembre 2006, 13:35



Salve Gentlemen, passato buone feste?

Se ve ne può fregare qualcosa ecco il mio cazzo di Natale:
pranzo dai parenti, a casa della sorella di mia madre.

Quella casa non è una abitazione, è una bomboniera farcita di soprammobili inutili.

Certo, tutti i soprammobili sono inutili ma anche nell'inutilità converrete con me che c'è una certa scala di valori.

Se ad esempio una candela fatta a mano con piccole foglie di acero in trasparenza è inutile 5, un pagliaccetto di swarovski è inutile 7 ed un piccolo orsetto d' argento è inutile 9 in quella casa degli orrori troviamo unicamente oggetti non inferiori all'inutilità 87!

Potremmo partire da una intera cazzo di collezione di finte caramelle di vetro soffiato a mano, un set miniaturizzato per il thè e quei fottuti microlibri in cui puoi leggere quello che c'è scritto come se fosse un libro normale, tutti riposti in scala cromatica nel loro stramaledetto micromobile del cazzo.
E questo solo per citare alcuni esempi.

Io la sera prima ho dormito 4 ore ed avevo un mal di testa buono per la competizione mondiale.
E mia zia urla, apre la porta e urla.
Saluta e urla.
Noi posiamo le nostre giacche facendoci largo fra mobili acquistati solo per ospitare altri soprammobili: cornici con foto di gente morta che fà bella mostra dei denti, piccoli posaceneri decorati.

Mia cugina, quella mezza handicappata, quella che strippa per Lorella Cuccarini e ripete mille volte la stessa frase mi saluta.
Cinque fottute volte.


"Ciao Chester"

"Ciao, come va?"

"Ciao Chester!!"

"Eh si, ciao, che si mangia?"

"Eh ciao! Come sta la tua ragazza?"

"Sta bene, vi saluta"

"Eh si, salutala eh?! Salutala tanto, ciao!"

"Emh...ciao?"

"Ciao, Chester"


Cinquina cazzo.
Nulla contro i down o roba simile ma mia cugina non è nulla di tutto questo.
In un piccolo paese come il nostro si dice che le manca qualche venerdì, non so come funzioni dalle vostre parti.
Il fatto è che quando hai quel tipo di mal di testa proprio non ne vuoi sapere di essere tollerante, nemmeno se fossi il cazzutissimo Mahatma Gandhi.

L'altra mia cugina è normale ma dopo aver ospitato in grembo un piccolo bastardello stracciacoglioni ora ospita un piccolo e tenero tumore.
Strana la vita no?

Infine mio zio non è mio zio in fondo.
E' un tizio che si scopa mia zia e che ha messo a disposizione la propria casa come centro arredo dei soprammobili.
Grande uomo.
Grande testa di cazzo.

Ecco presentato il cast.

Arrivano i primi ed io già voglio andare a casa; a dormire, a morire, a fare qualsiasi cosa che non sia stare lì.
Sento mia zia che urla chiedendo il formaggio, mia cugina che parla del musical della Cuccarini e l'altra che fieramente ammette di essere appena andata a vomitare.
Ma non un vomito normale, proprio una cosa di getto, a pezzettoni.
E in culo ai primi.

Ai secondi mio zio denigra il mio tatuaggio, snocciola battute grossolane sul mio piercing ed io, con tutta la calma del mondo chiarisco il fatto che è solo un ignorante, che non è altro che uno dei tanti contadinelli arricchiti e che, se si guarda intorno, è circondato da costosissime puttanate inutili, molto più inutili di un ago che ti entra nella pelle per segnare un momento della tua vita, molto più inutili di un pezzo di ferro nel corpo.

Mio padre cerca di calmarmi sbattendo il suo gomito al mio ma non mi fermo, chiarisco che se tutti i soldi investiti in soprammobili fossero stati usati con debita intelligenza ci staremmo vedendo sky su un televisore lcd a 90 pollici, seduti su poltrone di vera pelle.

Vado avanti così per un pò, rimarcando la differenza fra i loro rozzi stereotipi e la verità dei fatti, analizzando e distruggendo ogni loro contadina certezza.
Nella stanza c'è il gelo più assoluto, riesco a sentire la legna che butta fuori a calci l'umido nel camino circondato da microbottigliette di profumo e fotografie di parenti.
Sorrido e mi godo i primi cinque minuti di silenzio dal mio arrivo.
E' un momento fantastico.
Poi mia madre alza il calice ed urla: "Allegria!!".
E tutto torna alla grottesca normalità.

Andando avanti ad avanzamento veloce vediamo in ordine: il figlio di mia cugina (quella normale) che distrugge ogni tipo di cosa mentre tutti ridono estasiati dalla sua mancanza di educazione e dai suoi modi tirannici, mia cugina (quella mongola) che parla alla televisione rispondendo alle domande retoriche di un rivenditore di materassi, mio padre che parla di politica chiarendo che tutti dovremmo avere un porto d'armi per amministrare la nostra piccola parte di giustizia quotidiana, mia madre che beve e beve e beve.

Insomma un normale Natale.
Poi mia madre apre il vaso di Pandora: religione.
Mia madre ha letto Dan Brown, "Il codice da Vinci" per la precisione.
Mia madre crede ciecamente nella tesi del libro.
Mia madre è convinta dell'esistenza di qualche cazzo di killer albino per nulla originale e mal recitato.
Mia madre crede nel complotto, a priori, senza domandare.

Mia madre inizia ad affermare che Gesù era sposato con una puttana.
Che la chiesa è contro il matrimonio di Gesù perchè non poteva, perchè no.
Dice che l'ha detto la tv e che l'ha letto su un libro, è vero, l'ha detto Dan Brown.
Io alzo il mio sopracciglio guardo mia cugina che parla alla televisione, guardo mia madre, guardo ancora la cugina, guardo Mastrota, guardo tutti gli avanzi sulla tavola, guardo la mia dignità e parlo.

Tratto mia madre come una bambina piccola, con rispetto, calma e pazienza, le spiego che "Il codice da Vinci" è un romanzo che si basa in parte su studi che sostengono una eventuale verità, che il problema non sta nel fatto che Cristo si sia sposato ma in una eventuale progenie, che è diventato un caso letterario ed è ovvio che se ne parli alla tv, che è comunque necessario ragionare con la propria testa, farsi domande, analizzare la realtà e la finzione.

Mia madre continua ad affermare che la Chiesa ci ha ingannato, perchè sì, perchè quel libro lì dice mica delle balle.
Rinuncio.
In culo anche al dolce.

Mangio, ringrazio e ho già indosso il mio cappotto.

Mia cugina, quella del tumore e del vomito a grumi mi ferma; "Abbiamo un regalo, aspetta".
Aspetto.
Dall'altra stanza mi viene incontro con una carpetta A3, un cd ed un pacchettino.
La carpetta ospitava un calendario 2007 con una orrenda fotografia di suo figlio.
Nel pacchettino c'erano circa 50 fotografie di mia cugina e la sua costosissima parrucca contro la calvizie che avanza, mia cugina e suo figlio, mia cugina ed il tizio che la sopporta.

Il cd in realtà è un dvd ed il titolo mi inquieta assai: "Tommy life".

Non "Tommy's life". Noi ce ne fottiamo della grammatica. Noi che vogliamo parlare inglese perchè fa figo anche quando non lo sappiamo siamo superiori alle regole linguistiche più basilari. Ce ne strafottiamo il cazzo dei vostri fronzoli.

Come avrete già potuto constatare grazie al vostro personale intelletto il cd, anzi dvd, conteneva una raccolta di musica, filmati, fotografie di quel cazzo di bambino.

Ditemi se questa non è pedofilia, masturbazione con un bambino inconsapevole di mezzo.

Non ho abbastanza muscoli facciali per mascherare il mio disappunto, non riesco a sorridere.
Prendo tutto il pacchetto di roba ed esco al freddo del giorno, è come nascere una seconda volta, come uscire da una selva oscura fatta di microstronzate costosissime e centrini, stronzate sulla Trinità e Lorella Cuccarini, materassi a basso prezzo e bambini tiranni.

Esco e aspetto la sera per farmi invadere casa da decine di amici, di amici di amici, di semplici conoscenti.

E qui un grazie doveroso và ai miei amici, a coloro che ogni anno prendono possesso della mia casa, a tutti coloro con cui ho diviso la tensione del tavolo verde, del joypad vibrante di shock virtuali, a tutti i miei amici che hanno il dono di farmi dimenticare la mia famiglia con le loro solite cazzate, con battute semplici, chiare, dissacranti.

Grazie alle ragazze che hanno usato la cucina come roccaforte, alle persone che dormivano sul divano, a quelli che andavano avanti e indietro per portare sempre nuovi giochi per la PS2, a coloro che sono anche solo passati per scroccare una fetta di panettone e a quelli che hanno resistito sino alle 6, alla mia amica con cui ho preso l'ultimo thè di Natale parlando di tatuaggi, di luna e di cretini.
Grazie alla mia compagna che mi ha aiutato a tenere a bada le ondate barbariche, che ha diviso con me i duri momenti natalizi e che mi è sempre vicina, in ogni cazzata.

Amo i miei amici e non li ringrazierò mai abbastanza.

Il mio Natale?
Dai, alla fine non è stato così merdoso.

A presto gentlemen.

C.W.

Wrote in amici, vita malvissuta, acide riflessioni
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Manuale d'amore

mercoledì, 13 dicembre 2006, 17:12



Buona giornata gentlemen, rieccomi a voi.

Visto che splinder ha pensato bene di cancellare un mio post sull' imminente cena natalizia di casa mia sottopongo alla vostra attenzione un libro che ho avuto occasione di comprare alla mostra “Mercante in fiera” della nostra prosciuttifica città parmense.
Avendo un paio di biglietti gratuiti ho deciso di visitare questa bellissima fiera che vuole, pretende e avrà tutti i denari in saccoccia di ogni visitatore; fortunatamente sono un morto di fame e mi sono potuto permettere solo una borsa di libri a 10 €.

La mia compagna ha comprato alcuni libri di agricoltura e disegno mentre io, ovviamente, mi sono buttato sulle stronzate.

Ho dunque comprato un volumetto di “Historia” dal quale svettava una foto in technicolor di Hitler e sotto la scritta: “Incredibile verità: è morto nel suo letto?”.
A quanto pare già nel ’68 il giornalismo era nella tenda ad ossigeno aspettando il prete per l’estrema unzione.

Fra tanto ciarpame ecco il libro di cui parlavo alcune righe sopra: “Enciclopedia del matrimonio” di A. Debay, 1942.
Vi cito dunque alcuni passi da questo stupendo volume che sicuramente vi faranno riflettere sulla necessaria natura del matrimonio e sulle conseguenze del sesso sulla propria progenie.


Matrimoni sproporzionati:  […] Ogni giorno l’esperienza dimostra che con un diametro antero-posteriore del bacino di meno di sette centimetri, nessuna donna può partorire, se non con l’intervento chirurgico e pericoli gravissimi tanto con la madre quanto per il  nascituro. […] Qualora una legge vietasse in modo assoluto i matrimoni sproporzionati e quelli degli individui affetti da malattie o tare ereditarie, certo si farebbe un gran passo avanti verso il perfezionamento del genere umano.

Influenza del matrimonio sul fisico e sul morale dei coniugi:
[…] Questi vantaggi del matrimonio erano già perfettamente noti agli antichi che elevavano statue all’ Imene incidendo sul piedistallo:
“All’Imene che ritarda la vecchiaia!”.
Chi crede che la verginità conservi la freschezza della carnagione e la grazia del corpo, incorre nell’errore fatale di cui sono vittime le zitelle. La donna che rimane vergine dopo aver raggiunto lo sviluppo completo del suo fisico, presto è afflitta da indisposizioni, eruzioni cutanee, calori, ecc...

Durata del sonno: […] In una certa classe sociale l'ordine di vita e sonno si capovolge: si vive di notte e si dorme di giorno, quantunque per la salute non sia affatto lo stesso.
Difatti questi gaudenti hanno per solito una gran brutta cera, mentre i contadini che all'ordine naturale sono scrupolosi osservatori, conservano florido il colorito e una costituzione fisica molto più robusta. [...] Curate che la camera da letto sia spaziosa, priva di umidità e d'odori anche dei più gradevoli. Si sa che il profumo dei fiori, di notte; può cagionare sonni agitati, emicranie e anche la morte.

Apparato sessuale maschile:
[…] Mediante pinzette comprimenti si può determinare facilmente anche sul pene umano una compressione che provochi una erezione momentanea. [...] Condannati troppo a lungo a un riposo assoluto, gli organi genitali perdono la loro attitudine a funzionare. Ciò accade per lo più ai sapienti e, in generale, a chi è molto assorto in pensieri e meditazioni: l'intera loro energia vitale si concentra nel cervello. Essi dimenticano d'essere uomini, sino a lasciar decadere la propria virilità in una completa atrofia.

Coito: […] La sensazione rapida e snervante dell' eiaculazione spermatica è accompagnata in alcuni da un respiro affannoso, rumoroso, e da contrazioni violente; altri perfino urlano e si agitano quasi come in convulsioni epilettiche. Le donne nervose che ardentemente bramano la voluttà venerea, talvolta cadono in convulsioni simili a quelle dell' isterismo. Perciò gli uomini e le donne dotate di un temperamento genitale eccessivo dovrebbero, nell'atto genetico, valersi della ragione, per moderare l'impeto dei trasporti che, ai fini del matrimonio, sono sempre nocivi. […] Compite l'atto sessuale con dolcezza e riguardi, frenate la foga che può ledere gli organi e nuocere alla fecondazione. Non vi estenuate con amplessi troppo frequenti. L' immaginazione erotica e ogni desiderio immoderato di voluttà sono i nemici più pericolosi della virilità.

Attività sessuale nelle fasce della vita:  Adolescenza: Il pene di più in più sviluppato, si erge di quando in quando, ma il desiderio non nasce se non quando adolescenti già dediti a masturbazioni, contaminano del loro vizio compagni più giovani. E' l'età dell' onanismo che sviluppa il cervelletto a detrimento del cervello e conduce alla tomba tanti giovinetti. [...]

Consigli alle donne: […] L'uomo è brutale per natura. Senza preoccuparsi dello stato fisico e morale della moglie, egli vuole, esige che il suo desiderio sia appagato. Un rifiuto, in questo caso, lo contraria vivamente, spesso ne suscita le ire. O donne, seguite il mio consiglio: cedete al bisogno del marito, se volete serbarne l' effetto. Concedete di buona grazia e senza esitare ciò che che vi verrebbe preso con la forza.
Seguite il mio consiglio e avrete la pace, fors'anche la felicità.

L'arte di proceare figlioli bellissimi: […] riteniamo che un milanese, per esempio, dovrebbe unirsi con una donna di campagna o una contadina d'un altra città o almeno di origine diversa. Così procedono gli allevatori quando vogliono perfezionare una razza, e solo così è possibile perfezionare anche la razza umana. [...]

Eredità di istinti e malattie: […] Altrettanto inevitabile è purtroppo l' eredità degli istinti criminali. Il furto, il suicidio, l' omicidio e tutti gli altri delitti seguono la stessa legge fatale delle altre trasmissioni ereditarie. V'è un libro immenso che narra dei delitti più atroci seguendo le terribili genealogie d' innumerevoli mostri umani: la Storia. [...] Leggete le istruzioni dei giudici moderni; quante volte indagando nel passato di delinquenti, si scoprono antenati criminali! [...]

Danni derivanti dall'abuso del coito e delle masturbazione: L' abuso del piacere sessuale degrada in breve tempo tanto lo spirito quanto il corpo; si potrebbe dire quasi che nessun altro accesso sia mai punito tanto. Nell' uomo avviene anzitutto un indebolimento degli organi genitali, quindi inerzia del membro, perdite seminali involontarie, atrofia dei testicoli, paralisi della vescica ecc... La digestione va peggiorando, l' alimentazione diventa di più in più insufficiente, il viso si scolorisce, gli occhi s' incavano, le gote e le tempie s' infossano sbalzando in rilievo gli zigomi, le orecchie si incartapecoriscono, l' udito, l' olfatto e il gusto a poco a poco si perdono. [...] E' soprattutto nei soggetti dediti a masturbazione che i sintomi della consunzione più orrendamente si manifestano. [...] Ogni volta che l' uomo compie l' atto della procreazione, egli si priva d' una parte della sua vita per accendere una vita nuova.  [...]

La flagellazione: […] Moltissimi medici antichi e moderni raccomandano la flagellazione quale mezzo sommamente efficace per combattere non solo l' atonia degli organi genitali, ma anche varie malattie della pelle e del tessuto sottocutaneo. Raccomandano la flagellazione anche ai magri che vogliono ingrassare. [...] Oggi la flagellazione è usata soltanto come mezzo igienico e terapeutico; specie dai Cinesi, dai Persiani e dai Russi, i quali ultimi si fanno frustare con verghe di budella nei bagni per provocare salutari reazioni. Inoltre pare che in Russia, passata la prima giovinezza, tanto l' uomo quanto la donna debbano usare la frusta per godere dell' amor, sicchè la frusta sarebbe per loro un articolo casalingo indispensabile. [...]

Erotomania: […] Gli occhi dell' erotomane sono ora brillanti, vivissimi, spirati, ora languidi e pieni di tristezza, secondo se l'animo è agitato da speranza o tristezza. In breve il delirio erotico talmente progredisce, che provoca profonde estasi, nelle quali il malato parla e gesticola in sogni bizzarri. [...] Quando l' erotomania non cede ai benefici effetti della vita coniugale, conviene usare bagni tiepidi prolungati, bevande sedative nitrate, regimi vegetariani, lassativi ecc... [...]

Satiriasi: […] Una volta che un uomo è invaso da un attacco di questo morbo diventa irriconoscibile: la sua mente non genera più che pensieri lascivi, i quali, di notte, alimentano sogni erotici con frequenti polluzioni. Al risveglio, per quanto fisicamente esausto, egli è più che mai in preda del desiderio. Avampato nel viso, la bocca bavosa, gli occhi infocati, egli si abbandona al turpiloquio, ad atti osceni, e con ogni mezzo tenta di appagare il bestiale impulso. Tra le cause della satiriasi si segnalano il temperamento bilioso-sanguigno, la pubertà, la continenza troppo prolungata, letture e conversazioni oscene, la vista di cose lascive, come pure certe malattie della pelle: la scabbia, l' erpete e sopratutto la lebbra. [...]

Masturbazione: In ambo i sessi la cosidetta passione del piacere solitario è causa di sterilità molto più frequente di quanto generalmente non si creda, specialmente quando tale passione ha divorato la giovinezza e logorato gli organi genitali. E' solitamente nelle grandi città, nei collegi, nei pensionati, nei conventi ecc... che codesta perniciosa abitudine opera le sue rovine. Le giovane vittime fuggono la società, ricercano l' isolamento per soddisfare il vizio: pallidi, intontiti, pigri, timidi, vili, presto si degradano tanto moralmente