Come un begatino con le ali di carta stagnola
sabato, 06 ottobre 2007, 00:58
Questo post è stato prima esaminato e poi suggerito dal mio caro compagno di studio P. Grazie per avermi dato la possibilità di aggiornare il mio blog. ================================= DISCLAIMER: Caro amico/a che provieni dalla vita reale, se ti senti offeso/a dalle situazioni qui raccontate non è colpa di nessuno; prendo ispirazione da ciò che mi sta intorno e, come tu ben sai, viviamo in un mondo popolato da persone orrende, me ed il mio spirito d’osservazione sopra tutti. Ridi con me quindi, è l’unico modo per venirne fuori. Se vuoi offenderti, beh, non so che dirti. Qui si generalizza e si punta al pessimo per puro gusto di fare snorkeling nella merda umana. =================================
Che succede, in realtà quando una coppia “storica” si divide?
Pianti, lacrime, tradimenti svelati, rinfacciamenti vari, qualche porta sbattuta e magari un paio di schiaffi volanti a metà muso.
Quello che voglio approfondire con questo intervento non è il prima ma il dopo, quel periodo bianco in cui succede un po’ si tutto, durante il quale ogni cosa vale, un po’ come a Carnevale ma con molte, molte più maschere ridicole.
E’ necessario operare una discriminazione fra le diverse donne che si ritrovano sole dopo un rapporto degno di essere chiamato tale.
Il destino per la nostra regina di cuori è più che mai roseo: con questo stratagemma della liana avrà una vita costantemente occupata da badanti sottopagati, sottoscopati e, soprattutto assunti con contratto co.co.pro.
3) Per dover di sintesi passiamo infine alla terza tipologia di donna “sola”, questa ultima per circostanza ma non per pericolosità è il mocassino acquatico del mollamento, la sposa in giallo che non vuole vendere Puma onestamente inguardabili né abitare i sogni erotici di ogni feticista, questa monaca di Monza di noatri vuole spargere il suo “profumo”.
Ecco, questo termine che in apparenza può sembrare vuoto e privo di un contesto in realtà è la perfetta sintesi di quello che succede quando una donna sola, mediamente carina, con una basilare conoscenza della lingua parlata e praticata decide che è il momento delle decisioni irrevocabili: uscire in una compagnia di soli maschi.
Una volta presa questa decisione non serve certo un’alleanza con la Germania nazionalista per mandare tutto a puttane: la donna in questione diventa il centro caldo e succoso di un mondo di valletti, autisti ed apprendisti psicologi attentissimi a disagi interiori, pianti e depilazioni del pube dell’interessata.
E’ l’effetto “corte dei miracoli” che tanto si teme in ogni società evoluta: il totale servilismo volontario di un gruppo di uomini nei confronti di una donna-dea a loro superiore sotto ogni punto di vista.
Non per smerdare l’impresa di Ulisse ma i Proci, oltre ad essere vittime di un increscioso gioco di parole, non mi sono mai sembrati delle aquile sotto il punto di vista dell’iniziativa personale o della guerriglia psicologica.
E’ appunto questo di cui intendo parlare e su cui mi intendo soffermare: la disperata, comica, drammatica, inutile vita attorno ad una donna sola ed in cerca (ma con tutta la calma del mondo) del prossimo principe azzurro.
La storia è sempre quella: esistono gruppi di maschi che, più per necessità che per virtù, creano una piccola società primitiva basata su sfottò, bevute, divertenti serate passate a guardare le ragazze degli altri o a guastarsi gli occhi con giochi multimediali per console o semplici passatempi manuali old school.
In tutta questa devastazione giunge dal deserto, a passo lento e cadenzato, una ragazza che ha deciso, indipendentemente dalla volontà dei singoli individui, di diventare non solo membro ma fulcro vitale di quel consorzio umano.
E così, timidamente, la nostra donna mette in mostra tutto ciò che Satana le ha donato: un paio di occhi, due gambe della stessa lunghezza, due seni quasi identici fra loro e, stando alle leggende, una vagina totalmente funzionante, come quelle di internet.
L’uomo, nella sua integrità morale e nel suo disperato bisogno di riprodurre la sua specie, non può rimanere indifferente a tutto questo e lotta per avere il boccone migliore con ogni mezzo lecito a sua disposizione.
Questa guerra per l’amor cortese avrebbe anche risvolti vagamente romantici se non fossero finite almeno 3 o 4 epoche d’oro dell’umanità; l’unica cosa che rimane quindi al maschio moderno è la mimesi.
Non ditemi che avete assistito a qualcosa di peggiore perché la decapitazione di un reporter per mano di un paio di talebani incazzati è un crimine sicuramente meno degradante rispetto alla totale, assoluta, indiscriminata e irreversibile perdita di personalità e anima per concupire una donna.
LA donna.
L’UNICA ED ASSOLUTA DONNA.
Fino a che, ovviamente, non arriverà un’altra creatura delle sabbie da depredare.
So che fra di voi si annida qualche poetastro dell’ultim’ora che freme alla possibilità di sciorinare frasi come “è il dominio dei sensi sulla carne e lo spirito”, “per amore si fa tutto, anche la cosa più abbietta e comunque rimane tutto un grande e bellissimo balletto”; non diciamo cazzate.
Nessuna frase ad effetto potrà salvare la realtà dei fatti, nessun poeta russo potrà giustificare con il suo stupido suicidio tutto ciò, niente di niente può minimamente ridimensionare questa eutanasia di coglioni, anima e cervello.
E così un buon osservatore riesce ad assistere alla corsa degli ormoni verso quel monte spugnoso e giallognolo che assicurerà ad un missile fortunato la possibilità di mandare a fare in culo la propria sorgente una quindicina d’anni dopo il fattaccio.
Quello che riesce a vedere una persona in una situazione come questa ha del meraviglioso; se, per una coincidenza assolutamente fortuita, alla radio si sente un pezzo di Chopin allora eccolo, pronto e scattante, decantare la sua immensa conoscenza del repertorio classico.
E poco importa se nel frattempo si dicono assurdità come: “Ah per me Scioppèn è uno dei più grandi violinisti parigini di tutti i tempi” o “Sarebbe fantastico andare alla Scala di Milano per un concerto di Scioppèn”.
O anche, parlando distrattamente di musica: “oh ma non sarebbe bello andare a sentire i GruppoCheNonSiInculaNessunoECheHoCitatoPerFareIlFigo? Ho sentito che fanno un concerto a Detroit fra 20 giorni, che dite? Prenoto un biglietto low cost? Tanto che ci vuole?”
Arte figurativa: “Ah si, la natura intrinseca di questo quadro mi ricorda l’ultima cena di Giotto, la pennellata, la profondità del colore, è tutto molto espressionista con un accenno di tardogotico e solo una spruzzata di ermetismo”.
Ecco un’altra caratteristica del nostro uomo: la tuttologia e l’assoluta mancanza di aderenza alla realtà.
Come il buon Fantozzi dell’omonimo film il nostro uomo medio tenta di darsi un valore gonfiando ogni concetto ben oltre la normale soglia di tollerabilità, inanella talmente tante cazzate consecutive da far sfigurare Sonic.
Nel tentativo di sembrare edotto nell’argomento in questione il nostro rilancia, duplicando, triplicando ogni posta in gioco; è così che ogni frase si trasforma in una bomba a grappolo di merdate irrealizzabili, è quindi assolutamente normale assistere a pianificazioni nel dettaglio per un corso di sopravvivenza nei boschi, crociere in altissima stagione per le isole del Pacifico, pellegrinaggi alla scoperta di sé stessi, tour alla ricerca delle ossa di Santa Rugginella da Gubbio.
Mi dispiace ma la cosa non finisce qui, il tratto principe del nostro eroe sta appunto nella sua assoluta capacità mimetica, un dono ricevuto da Dio che gli permette non solo di sembrare una persona diversa ma di DIVENTARE UN’ALTRA PERSONA in poche, semplici, mosse.
E’ in questa fase che il sublime tentativo di trombare dell’uomo medio raggiunge il suo massimo dimenticando, una volta per tutte, le ultime vestigia di morale e dignità.
E’ quella lama invisibile che divide il bozzo dalla farfalla a fare la differenza fra un begatino ed uno degli esseri più belli in natura; perché nel nostro caso le cose dovrebbero essere diverse?
In un parossismo di annullamento ho visto persone acquistare, per quanto possa sembrare assurdo, personalità: la comparsa nella propria vita diventa improvvisamente appassionato di teatro, il grigio impiegato informatico gradisce d’un tratto l’origami, il triste e depresso fallito figlio di papà e mamma trova un lavoro di cui lamentarsi nei weekend.
Se la tipa è interessata di fotografia giù di foto assurde e rigorosamente in bianco e nero.
Se la tipa è interessata alla letteratura giù di libroni russi e pastoni bignameschi sul best of degli ultimi due secoli di produzione.
E così nascono blog per dimostrare, ostentare.
E così si diffondono pezzi orrendi, foto inguardabili, canzoni improponibili.
Nel suo salto mortale l’equilibrista dimentica il suo contatto col suolo e, fino a che Dio vorrà, rimarrà lì, sospeso nel nulla credendosi la più nuova creatura del Creato.
Fino a che Dio vorrà.
O fino a che la tizia non glielà mollerà.
Una delle due, vedete un po’ voi.
C.W.
P.S.: Non ho trovato nessuna immagine adeguata al contesto ma sono sicuro che mi saprete suggerire qualcosa postandolo nei commenti, altrimenti beh, ci metto un paio di tette e siamo tutti contenti!
Wrote in mondo reale, acide riflessioni
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