La mia piccola vecchia signora
lunedì, 13 agosto 2007, 14:54
A volte tutto il casino del vivere è solo questione d’aritmetica: modulistica e tempistica uniti in un’unica combinazione spermale, scintille di vita in un abisso di perché, come, quando ed altre piagnucolose domande tipiche dell’essere umano. A volte tutto questo è solo questione di orari che si incrociano, menefreghismo e filosofia da fine impero; persone di carta crespa che ti guardano con i loro occhietti di bottone mentre prendi sempre lo stesso autobus, sempre con loro; tutto perfettamente uguale. Uguale a cosa? A tutto. Niente di speciale, davvero, è solo una vecchia striscia di mattoni e asfalto di cui non so nulla di preciso; quattro vecchi santi patroni perdono le loro lacrime nero smog nell’indifferenza del cantiere mafioso che prospera sulle rive del fiume, ogni tanto qualcuno sbanda, investe qualche immigrato ma nulla di che, niente per cui valga la pena scomodare la stampa locale. In questa frazione d’acceleratore, nel tempo di una bestemmia per un sorpasso o per il cambio di stazione alla radio, in questa porzione di qui e ora vive una vecchia signora triste. Non un saluto, nemmeno un cenno, neanche un piccolo gesto del mento per confermare la presenza dell’altro nel rispettivo campo visivo, niente di niente insomma. Nonostante questo noi avevamo il nostro appuntamento giornaliero, io e la vecchia signora triste. Sapete, ho un debole per gli anziani con un certo fascino, con quel loro modo di vedere le cose da una certa distanza, con quella disarmante accettazione del mondo e dei suoi componenti; con quella luce negli occhi da partigiano, mondina, operaio, kapò. Come ho già detto in precedenza adoro le persone con un piano e la mia vecchia signora, lei sì che di piano ne aveva uno. Certo, magari non erano perfettamente rifiniti tutti i contorni del progetto ma sicuramente il suo posto era lì, vedetta e guardiana impassibile di piccoli uomini che si inseguono su un ridicolo circuito nero, ognuno con la sua piccola spider, ognuno con la sua fetta di sogno da carrozziere. Il suo maglioncino, una volta rosso vivo, infeltrito oltre ogni possibile salvezza incorniciava la sua figura pallida, anzi gialla, facendo risaltare la nuvola bianca di capelli afro ed un paio di gioielli di una bigiotteria spazzata via dal tempo. Colpo di scena e sbigottimento. Gli occhi sono diversi, acquosi e di un castano bagnato e diluito, il vestito è perfettamente abbottonato, anche nella prima parte di luglio, a 35 gradi e con un’umidità del 90%; è il classico completo da funerale con tanto di gilet di lanetta, cravatta in tinta, cappello a falda larga e scarpe nere per le grandi occasioni. Il vecchio stoico mi ha guardato con quella dignità e quel distacco assoluto, con la noncuranza dei barboni anziani e dei poeti in punto di morte, mi ha guardato dritto negli occhi e con quello che credo volesse essere un sorriso mi ha salutato con un atomico cenno del capo. Ero così stupito da tutta la situazione che ho fatto proprio la figura del giovane sbruffone che non conosce le buone maniere, volevo ricambiare, magari con un saluto gentile ed un sorriso ampio e cordiale ma le macchine dietro suonavano e dovevo andarmene dal mio piccolo acquario personale, tutto qui, dovevo andarmene, il mio tempo l’avevo avuto. La vecchia signora non c’è più, la porta e le finestre sono sbarrate, nessuna ciotola per gatti, nessun segno di vita. Pensando a questo, quasi giornalmente, imbocco la tangenziale esterna e, fra una traccia di un cd e l’altra, fra una bestemmia ed una accelerata, fuori non c’è nulla da vedere.
"Eternity"
Volto di donna anziana naturalmente impresso nella roccia.
Esposto al China Rare Stone Expo a Beijing.
Come in un finale triste di un film già visto, di una canzone già cantata, ora, con settembre alle porte, sento il freddo dell’inverno in un futuro poco distante e immagino come avrebbe reagito la mia vecchia signora ad una nevicata, fra quei fiocchi d’avena allo yogurt che planano coprendo tutto, imponendo la propria presenza con tirannica arroganza.
C.W.
Wrote in personale
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