Sono un troll di settantesimo...

mercoledì, 06 giugno 2007, 13:50



Salve gentlemen, la mia vita scorre placida in una sorta di brodo primordiale fatto di psicosi e libri.

Io ed i miei colleghi stiamo studiando solo ed unicamente cose che non ci interessano, centinaia di pagine, decine di libri privi di qualsiasi scintilla intellettuale; solo date, nomi, periodi, numero dei morti nella tal guerra, traduzioni di testi.
Stiamo diventando dei perfetti concorrenti da show televisivo, delle macchine da memoria in grado di memorizzare elenchi del telefono, libri sacri o opuscoli medici.

A parte questo il mondo mi sorride.

Sono più vecchio di un anno e nulla è cambiato, sono circondato da arcobaleni gay ed unicorni con tumori grossi come meloni.

Sono qui oggi per parlarvi di un fenomeno che mi coinvolge molto da vicino e che darà modo al mio enorme ego di scagliare fulmini e saette contro tutto e tutti, come piace fare a noi giovani d’oggi.


Il fenomeno che prenderò in analisi è quello dei TROLL.
Stando alla definizione di Wikipedia:

Nel gergo di Internet, e in particolare delle comunità virtuali come newsgroup, forum, mailing list, chatroom o nei commenti dei blog, per troll si intende un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati.
Spesso l'obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti (flame war); una tecnica comune consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione già lungamente (e molto più approfonditamente) dibattuta, specie laddove la questione sia già tale da suscitare facilmente tensioni sociali (come un'annosa religion war).
In altri casi, il troll interviene in modo semplicemente stupido (per esempio volutamente ingenuo), con lo scopo di mettere in ridicolo quegli utenti che, non capendo la natura del messaggio del troll, si sforzano di rispondere a tono.
Dal sostantivo troll si derivano, sia in inglese che in italiano, forme derivate come il verbo trollare ("comportarsi come un troll"), o essere trollato ("cadere nella trappola di un troll" rispondendo a tono alle sue provocazioni).

Un troll particolarmente tenace e fastidioso può effettivamente scoraggiare gli altri utenti e causare la fine di una comunità virtuale.


Bene, quindi una testa di cazzo può mandare a puttane un progetto intelligente, mirabile, perfetto.

Un pò come se Platone, dopo aver dimostrato con perizia una legge incontrovertibile dell’universo, si beccasse due calci in faccia ed un vaffanculo.

La democrazia della violenza è un percorso di ascesi.

Un pò come le torte in faccia a Bill Gates, un pò come correre nudi per Wimbledon con scritto sul culo “fottetevi”, un pò come lanciare merda sul parlamento o inondare di sangue di vacca i ricchi bastardi che vanno alla scala con addosso animali morti.

E’ tutta la stessa brodaglia, funziona tutto alla stesso modo; a nessuno interessa la vera giustizia, solo una plateale, fulminea, incredibile smerdata.

Perchè un: “Taci idiota, hai la merda nel cervello!” detto nel momento giusto vanificherebbe anche le teorie di Gandhi.

E quindi “Negro, vai a mangiare le banane!” a Marthin Luther King, “Frocio di merda mangiapannocchie” a Cecchi Paone, “La vedrei bene in un film sugli S.S.!” ad un ministro tedesco, “Spastico del cazzo” ad Hawkins, “Vegetale che si smerda le mutande” ad Ambrogio Fogar e via così.
Ho persino letto da qualche parte che Gesù ed i suoi discepoli erano un esempio perfetto di una comune gay in stile Los Angeles anni ’60 - ‘70.
Bene, benissimo, ora Gesù si inculava con Pietro e con gli altri pescatori di anime.
E vai col liscio.

In questo clima di grandi dichiarazioni bibliche posso dire, senza alcuna vergogna, di essere un troll.
Appartengo orgogliosamente alla categoria di quelle teste di cazzo che vanno in giro per internet, mortalmente annoiati e stanchi di non avere alternative valide in una vita al rallentatore, che sparano commenti lapidari su tutto e tutti, come se avessero la verità in tasca, in comode compresse idrosolubili.

Nella mia lunga carriera ho individuato alcuni stereotipi di blogger di cui vi voglio rendere partecipi:

Quelli che “sono un poeta”:
metrica inesistente, inutili tentativi di utilizzare parole fuori dal comune per impressionare il popolo attonito di lettori che, rincoglioniti, ammirano la leggerezza del fraseggio e la squallida imitazione di qualche grande nume del genere.
Inutile dire che gli argomenti preferiti di questi “poeti” sono l’amore e la loro difficile vita in questo mondo triste e vuoto.
In questi casi consiglio un attacco diretto al loro modo di scrivere, alla loro incapacità di trasmettere emozioni o al fatto che la loro creazione sia solo la brutta copia di un capolavoro esistente.

Quelli che “la mia vita è interessante”:
attenzione, non parlo di siti come ad esempio Barbara di Causa Crisi che rende la vita comune una ilare pantomima dove la nostra protagonista, inevitabilmente soccombe, alzando la testa solo per prendere un’altra bastonata. Qui si intendono tutti coloro che hanno preso lo spazio-blog per una seduta gratuita di uno psicologo calmo, coglione ed accondiscendente.
I proprietari di questi spazi sono profondamente convinti di essere gli unici detentori di vita; quindi diventa indispensabile sapere che “la Giusy ha mandato a cagare Ale ma poi si è ricreduta e madò, dovevi vedere che faccia, poi è arrivata la Betta e lì è successo un casino” o che “Minchia oh, ho preso un 3 in italiano e quella stronza della prof mi ha detto che mi mette 4 in pagella, oh che incazzatura”, ecc...
Diciamolo chiaramente ed in maniera tale che nessuno, in alcuna circostanza possa fraintendere il nostro messaggio: non ce ne fotte un cazzo della vostra vita; siamo blogger, piante carnivore che si nutrono di leccate di culo, commenti e visite giornaliere, siamo qui per essere adulati, amati, divorati quindi, gentilmente crepa nel tuo buco di merda e restaci.

Menzione speciale per coloro che non solo rientrano nella categoria sopraccitata ma che ne infangano, ove possibile, ulteriormente il nome; si tratta di quelli che: “la mia vita è un pozzo di sofferenza”.
E qui mi rivolgo a tutte le “anime infrante”, a tutti coloro per cui questa pazza, pazza vita non è altro che sofferenza, intimo dolore e personali considerazioni sulla morte, sul suicidio che, giorno dopo giorno, meritano di essere vomitate sullo spazio pubblico di internet.
E’ essenziale, a parer mio, chiarire a questi individui che la loro presenza nell’etere e nel mondo dei vivi è superflua, priva di qualsiasi utilità pratica o morale la vita di queste larve rotola fra un lamento, un singhiozzo ed un bla bla bla di polsi recisi, di cappi al collo, di lacrime di sangue, angeli caduti, pillole ingerite e cazzate di questo tipo.
Dio, se esisti, dai la forza a costoro di realizzare i loro intenti, diciamoci la verità, anche tu saresti contento, su a me puoi dirlo.

Vorrei concludere questa breve carrellata con forse la razza di persone più incompetenti, inutilmente vive e disgraziatamente senzienti che questo bordello riesca ad ospitare: quelli che: “sono un artista e mostro il mio corpo”.
Per lo più stronzette in cerca di attenzioni queste camwhore vivono di masturbazioni e di commenti sbavanti del demente pubblico bloggesco; fin qui niente di nuovo sotto il sole.
Il problema è quando un bel paio di tette, fotografate in una buona angolazione e, fin troppo spesso  in una luce crepuscolare diventano “arte”.
Ok, non sono esattamente propenso a giudicare arte ogni cosa prodotta dalla mente umana.

Ma
Che
Cazzo!

Fermiamoci un momento a pensare.
Ci sarà pur una piccola differenza da un paio di tette ed un Monet, un Renoir, persino un Warhol.
Se non vedete questo enorme crepaccio voluto da Geovaiddio fra una stronzata ed una immortale e stracazzutissima opera d’arte allora andate a fare in culo.
No, sul serio, con tutto il cuore.

Quindi mie care stronzette capezzolute la vostra non è arte, è solo essere puttane in modo diverso, cosa che vi rende sì particolari ma sempre e comunque miserabili scarti d’umanità.


Noi troll stiamo salvando questa gente da sé stessa.
Noi siamo quelli che richiamano la loro attenzione sulle loro illusioni che si andranno prima o poi a schiantare contro qualche cazzo di gigantesco iceberg la fuori, nel mondo vero.

Perché se non sai scrivere è inutile provarci, non siamo in un film degli anni ’80.

Perché se nessuno ti accetta non è per colpa del mondo cattivo, è colpa tua che non ti fai voler bene o puzzi o sei antipatico o hai un carattere di merda o tutte queste cose insieme.

Perché se sei brutta e grassa e complessata ti devi arrendere all’evidenza, non siamo al “Brutto anatroccolo” e non interverrà nessun transessuale obeso a salvarti.

Perché se hai dei problemi in famiglia a nessuno fotte un cazzo di niente qui, nella stessa di internet, vai da un consulente familiare, da un parroco, da scientology, ma non qui.

Qui c’è solo morte, disperazione, menefreghismo e commenti finto-dispiaciuti per attirare utenti sul proprio spazio, per far salire il contatore, per aumentare in popolarità.

Se devi piagnucolare vai da qualcuno a cui freghi qualcosa.

In un certo senso essere troll è una missione umanitaria, una selezione finissima fra migliaia di casi umani, una sorta di reality continuo in cui i deboli , grazie a Dio, soccombono.

Essere troll quindi non è male, anzi.
E’ la più pura espressione della libertà di parola, del disgusto genuino della comunità di internet, la voce più pura dell’anonimato virtuale, un diritto ed un dovere di ogni utente della rete.
E’ la capacità di mandare a fare in culo chi odiate, chi non sopportate o semplicemente chi non rispettate.
E’ la libertà nella sua forma più anarchica ed incontrollabile, è il nostro ego che, una volta libero, dimostra quanto infimi, disgustosi e perfetti possiamo essere; è un buon modo per sfogarsi, leggere e commentare stronzate, scrivere frasi lapidarie e divertenti.

Essere troll per me non è una stronzata da quattro soldi dunque, è uno stato d’essere che si traduce anche nella vita reale con sarcasmo, ironia ed una buona dose di insofferenza verso tutto.
E’ anche questo che crea l’immagine di noi nerd agli occhi del popolo “normale”: frustrati bastardelli con troppo tempo libero e pochissimo sesso alle loro spalle; nonostante tutto questo sia tremendamente vero non riesco a non provare un affetto viscerale per tutti quegli sconfitti che fanno della critica, della provocazione e della polemica uno stile di vita.

Esistono ovviamente, anche i troll cattivi, coloro che usano il proprio anonimato come scudo per le proprie stronzate; questi potenziali serial killer sono probabilmente ragazzini quindicenni che, nel pieno della noia di una lezione di informatica decidono di dare una svolta alla loro stronzissima giornata con un pò di terrorismo ideologico.
O sono dei mediocri impiegati con moglie e figli, stanchi di tutto e senza più occhi e con ragni al posto delle dita.

Geovaiddio, fai che siano dei ragazzini brufolosi...

Qualunque sia il loro background questi miserabili puntano solo a strappare quel piccolo imene che separa lo spirito dalla barbarie, la zona grigia che divide uno stupratore da un macho, un pedofilo da un prete caritatevole. Oops.

Avete presente la piccola Madeleine?
Occhioni grigio-verdi, caschetto biondo e sorriso degno dei suoi denti traballanti; la bambina scomparsa un paio di mesi fa e mai più ritrovata.
Il sito dedicato al ritrovamento è stato preso d’assalto da centinaia di anonimi che hanno donato il loro veleno in abbondanti cascate di caratteri:

“E’ stata venduta a qualche pedofilo che ora le sta segando le gambe”

“E’ morta”

“L’ho vista morire”

“Sta scopando come una puttana thailandese in qualche bordello vicino ad una autostrada”

Ed altre cose che, vi giuro, erano molto più pesanti.

Inutile dire che la zona dedicata ai messaggi è stata cancellata ed ora per inviare un proprio commento è necessaria una approvazione dei gestori del sito, bel lavoro teste di cazzo.

Qualcuno si è spinto un pò più in la, come sempre succede in queste situazioni del resto; qualche genio sprecato ha partorito questo video che vi consiglio di vedere solo se la vostra soglia di umanità rasenta lo zero:

http://www.liveleak.com/view?i=71a_1179585645

In conclusione concedere spazio internet a queste persone è come iscrivere un fottuto paraplegico ad una gara di corse, un talebano ad una degustazione di salumi, come far morire Terry Schiavo di fame invece che spararle un cazzo di colpo in testa. Oops.

http://www.youtube.com/watch?v=AmJ6FDj9R1k&mode=related&search=

http://www.youtube.com/watch?v=cD0hbg79ftU&mode=related&search=



A presto gentlemen.

Ah, un’ultima cosa: trollatemi il blog per piacere, so che potete dare il meglio di voi; insulti, sberleffi o anche un semplice ‘fanculo saranno bene accetti!

Date serenamente il peggio di voi, so che lo volete.

Wrote in mondo di internet, acide riflessioni
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