Il diavolo veste Sportika

sabato, 07 aprile 2007, 12:33



Salve gentlemen, ormai non vi sto più a dire che sto facendo gli straordinari di studio e lavoro e che internet e splinder sono la mia ultima preoccupazione, che mi dispiace per la mia prolungata assenza e che mi scuso con ognuno di voi se non riesco sempre a leggere tutto quello che scrivete.

Diamo tutto questo per scontato e ricominciamo.

Salve gentlemen, come andiamo?
Io ho preso un 30 pochi giorni fa e la mia vita è assolutamente la stessa di prima e voi?
Sta bene zia Concetta?
Ho sentito che ha un problema di aerofagia, e con le sue coliche? Non deve essere un bello spettacolo in effetti!
Beh salutatemela tanto e ditele che ci voglio bene.


Veniamo al fatto di cui intendo parlarvi.
Anche se sono abbastanza restio nell’ammetterlo nel mio passato riposa un segreto oscuro e tremendo, una cosa di cui pochi andrebbero fieri e per la quale ancora oggi provo un profondo rimpianto: facevo palestra.

Ok, avete finito con quei risolini puerili e tutti quei colpi di gomito fra di voi?!
Bene.
No, dico sul serio cazzo! Smettetela!
Altrimenti non vi racconto nulla, e che cazzo!

Perfetto, grazie della collaborazione.
Allora, ecco la vicenda: c’è questo mio amico, questo mio conoscente diciamo, che a suo dire è in tesi di laurea in concomitanza con la sorella.
Io li conosco da quando avevo 14 anni ed oggi, 10 anni dopo sono ancora lì, con gli appunti per la loro tesi di laurea; inizia a balenarmi un sospetto: stanno scoprendo un vaccino per il cancro.

Beh non divaghiamo, fra una tesi ed un’altra i due fratelli C. decidono di avvicinarsi al mondo del lavoro per mantenere i loro giovanili svaghi ed è qui che entro in scena io, ahimé.
Il maschio dell’accoppiata, tale C.C. , gestisce una palestra piccola piccola, con gente per bene, vecchietti sorridenti e musica a basso volume; in poche parole: un buco di merda che puzza di cesso e spurgo fogne con vecchie cariatidi che muovono le loro flaccide membra mentre sul tappeto musicale muore, ormai stanca, l’ennesima sequenza di hit dedicata a Baglioni.

In questo ambiente ricco di miseria umana, io e alcuni cari amici del periodo abbiamo mosso i nostri primi, incerti passi nel mondo della preparazione atletica.
Era tutto un misurare la massa magra e grassa, una respirazione corretta, un inno del corpo sciolto e nodoso di muscoli, una ode alla nostra cattiva salute che, manco a farlo apposta, sarebbe migliorata in pochi, costosi, mesi di allenamento.

E’ giusto inquadrare lo “staff” dello stabile per farvi capire l’aspetto veramente comico dell’intera faccenda.


* C.C. : il mio conoscente che, a dir suo, avrebbe trasformati i nostri corpi flaccidi in una sorta di scultura pronta per il moderno tempio del six-pack, del bicipite, e del collo taurino. Un moderno boscaiolo di buon cuore e dalla risata fragorosa, un orso italiano nato, un ricercatore medico sulla via per scoprire un vaccino che migliorerà la vita del genere umano.

* Il proprietario: da una definizione di un mio caro amico questo signore è un cattotalebano. Vedovo per motivi a me sconosciuti questo distinto signore dalla sciolta parlantina ha ereditato due figlie, una di 6 ed una di 14.

* La figlia di 14: vera e propria signorinella sull’orlo di una crisi adolescenziale, sempre incazzata con tutti e tutto e divoratrice di tabloid di interesse nazionalpopolare come “Cioè”, “Chi”, “Vera”, “Glamour” ecc…

* La figlia di 6: protagonista di questa vicenda questa piccola bambinella ha tutte le caratteristiche per essere una adorabile fonte di guai: caschetto biondo, occhi grandi ed una costante voglia di giocare e fare dispetti.

Fai una flessione oggi, solleva un peso domani, passano alcuni mesi e , mentre il fisico si espande, si intrecciano rapporti sempre più stretti fra il sottoscritto e lo staff.

Da una parte il mio amico, il caro C.C., non mi guarda nemmeno quando sto per spappolarmi il cervello con un peso eccessivo, dall’altra la piccola bambina pestifera tormenta i miei allenamenti con frasi ed urla simpatiche e gradevoli come un esercito di gatti che stanno cercando di scalare una parete di ardesia.

Ecco una situazione tipo:

Io: un, due, porcatroiamerda, tre uff…quattro diobonocazzo…

Bambina: CIAOOOOOOO!

I: mer…emh…ciao. Cinque, sei…uff…uff…sette…

B: AH AH AH! SEI TUTTO ROSSO SEI TUTTO ROSSO!!

I: eh si, sai, sto facendo i pesi altrimenti C.C. mi sgrida!

B: HEYYYYYY! C.C.! CHESTER NON ALZA I PESI ED E’ ROSSO!

C.C.: Si, come no. (continua a sfogliare la sua rivista)

I: (posando disperatamente gli attrezzi) Sai che devi fare? Vai dallo zio C.C. che ti insegna un gioco o da tuo papà che ti fa fare merenda eh?!

B: NOOOOOOOOOOOOOOOOOO! SEIROSSO SEIROSSO SEIROSSO SEIROSSO SEIROSSO SEIROSSO SEIROSSO…

I: vabbè…umph…uno, due, tre…porc…quattro, cinque, sei…

B: AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHH ROSSO, ROSSO, ROSSOOOOO...

E via così insomma.

Nessuno sguardo di pietà verso C.C. o il padre cambia la situazione.
Nessuna richiesta di tenere la bambina lontano dal mio spazio vitale cambia qualcosa.
Paghiamo 50 € al mese per allenarci in un posto che puzza di merda e fare da baby sitter ad una bambina orfana di madre, non male davvero.

Passano ancora un paio di settimane ed il mio sguardo carico di vana speranza verso il padre della bambina e l’ormai mitico orso italiano C.C. si fa sempre più carico di cattivi presagi, odio e rancore.

Un giorno come tanti, dopo essermi svegliato all’alba, aver frequentato 3 corsi ed essermi rinchiuso in una squallida biblioteca per il resto del giorno decido, ahimé, di andare in palestra.

Vado a rilassarmi un po’ mi dico.

Bravo stronzo.

Entro, saluto rapido al banco, tutto normale; nessuno mi caga.
La bambina mi corre incontro ma io, rapido come un ninja la evito entrando nello spogliatoio, luogo taboo per la piccola.

Faccio un paio di sospiri, lunghi e profondi, sono una stella zen.
Esco.
La bambina è lì che mi sorride, vuole giocare no, anzi, vuole rompermi il cazzo.
C.C. nonostante le mie ripetute richieste di tenerla d’occhio si fa i cazzi suoi ed il padre è troppo impegnato a sfogliare una rivista sull’imminente ritorno di Elvis-Jesus fra noi peccatori, amen.

La ignoro, la migliore tattica sino ad ora.
Faccio sollevamento alla panca, lei mi guarda, urla, mi schiaffeggia con le sue manine uncinate ma non mollo.
Vado a fare gli addominali, mi urla isterica che sono rosso, che sono brutto ma non la degno di uno sguardo, posso farcela.
Macchina per i pettorali, la bambina rischia una mano sotto i pesi, suo padre si accorge di lei, la sgrida, lei piange, è in castigo, io in paradiso.
Alcuni esercizi dopo la piccola peste torna da me, lo sguardo basso, ancora pieno di lacrime.

Mi sento in colpa e allora mi fotto, faccio un errore madornale.
La prendo in disparte e le spiego che ti poteva fare male, che non voglio ignorarla ma che se sta vicino alle macchine senza che nessuno la controlli può succedere qualcosa di brutto e che deve essere una brava bambina e tutta una serie di cazzate di questo tipo.

La monella ride di gusto, senza isterismi, mi chiede se voglio fare una partita a carte ed io, da coglione, accetto.
La faccio vincere ma con quel po’ di difficoltà che le farà gustare maggiormente la vittoria.

Dopo un buon venti minuti le dico che è tardi e che devo finire gli esercizi.
Lei si dispera, io la rassicuro e corro alla panca.
Il dramma continua e mi insegue per una, due, tre volte mentre la domanda è sempre quella: “Ma perché vieni così tardi? La tua mamma e il tuo papà lo sanno? Sai? Mia madre è morta, è in paradiso dice papà. Ma come mai arrivi tardi? Eh? Perché? Perché, perché?”

Poi la mia stupidità ha il sopravvento.
Le do una risposta gentile, fiabesca, stupida:

“Vengo così tardi perché sono un vampiro”

Ecco la stronzata.
La bambina non urla più, è curiosa, divertita, rapita.
Mi chiede com’è essere un vampiro, che scuola faccio, perché i vampiri escono di notte, se i vampiri sono cattivi ecc…

E qui la seconda cazzata.
Inizio a dirle con tono paterno e gentile che alcuni vampiri, come me, sono buoni perché ubbidiscono ai genitori, perché si lavano sempre le mani prima di pranzare ed ordinano sempre la propria cameretta.
Affermo con certezza che i vampiri cattivi, quelli che bevono il sangue, sono quelli che non vanno a scuola, prendono brutti voti e non aiutano i genitori e gli amici.
Creo un piccolo mondo fantastico in cui noi, vampiri buoni, studiamo tutto il giorno ed usciamo di notte per fare allenamento, dove solo chi è veramente un bravo bambino un giorno diventerà un vero vampiro buono, di quelli che aiutano le signore anziane con la spesa.

I giorni passano e la piccola continua a chiedermi dei vampiri ed io, volta dopo volta, continuo ad espandere questo piccolo mondo di succhiasangue bravi ragazzi ed esempi positivi; il nostro rapporto va alla grande: lei non mi rompe il cazzo durante gli esercizi ed io, in pausa, le racconto un po’ di storielle; tutto a posto sino al drammatico finale dell’intera faccenda ovviamente.

Una sera la bambina mi si avvicina mentre sto sollevando una ventina di chili di troppo e fra uno scompenso cardiaco e l’altro mi fa:

“Tu sei un vampiro vero?!” lo sguardo non è divertito, indagatorio semmai.

“Si, certo, ma di quelli buoni” rispondo con un minimo di apprensione che non so nascondere.

“Allora brucerai nelle fiamme dell’inferno, tu e tutti i vampiri brucerete per sempre ed in eterno nelle fiamme dell’inferno…”
piccola pausa per riprendere il fiato, il tono è quello della filastrocca di Natale.
“ …voi creature di Satana morirete bruciati vivi per sempre mentre io, mio papà e mia sorella, che crediamo in Dio e siamo suoi figli andremo in paradiso, dalla mamma.”

Ho solo il tempo di dire un pallido, esangue “Ma…”

“I vampiri sono brutti ed usano gli steroidi, i soldati di Dio no invece…”
in sottofondo l’ultimo successo di Antonacci assomiglia al tema portante de “Ai confini della realtà”. Interviene suo padre che, per la prima volta da quando mi sono iscritto, mi si avvicina durante un esercizio “Brava, diglielo, i vampiri sono dei gasati che usano gli steroidi per farsi il fisico mentre quelli che credono in Dio non lo fanno, noi siamo bravi vero, noi non usiamo steroidi vero?!”

E’ il delirio.
Molder?
Skully?
Salvatemi cazzo, credo di aver inghiottito un acido durante un rapimento alieno…

La bambina annuisce con fare serio di chi la sa lunga mentre suo padre continua:
“I vampiri sono effeminati, sono delle mezze seghe, dei servitori di Satana, lontano dalla luce di Dio…”
il crocifisso d’oro sul petto risplende di tutto il suo valore snaturato; mi alzo mentre la radio continua a suonare il cantico delle creature di Dio contro i vampiri, cantata da Gigi D’Alessio.

Faccio la doccia come un Ken di Barbie: senza cazzo, senza unghie e rigido come se avessi una scopa in culo.

Mi cambio, esco e vedo la famiglia che mi scruta come se fossi un pedofilo, un assassino, un trafficante d’organi; C.C. è sempre lì, troppo impegnato a non cagarmi e a non ribattere sul delirio del proprio capo.
I giornali cattocristiani sono in bella esposizione, come una merendina golosa che non potrò mai comprare, la bambina mi saluta: “Ciao brutto vampiro!”.


E qui finisce la mia storia cari gentlemen, da quel giorno sono andato sempre meno in palestra e, sinceramente, non ne sento minimamente la mancanza.

Non so che fine abbia fatto quella bambina né voglio saperlo ma quando, fra una decina d’anni, ci sarà uno scandalo nel piccolo borghetto prosciuttifero per una ragazza adoratrice di Satana che ospitava nel giardino di casa una ventina di feti in parte divorati beh, mi farò un paio di risate poi cambierò canale alla ricerca di qualcosa di più interessante.

A presto miei amati gentlemen, statemi bene e salutate tanto zia Concetta.

Wrote in vita malvissuta
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Salve gentlemen, sono un nerd che ha deciso di strappare la propria piccolissima fetta di notorietà scrivendo sciocchezze qualunquiste; uno scrittore in erba alla soglia dei 25 ed un aspirante uomo invisibile che riversa acido che pochi leggono.

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