Sant'Antonio mi odia ed io odio lui
venerdì, 16 marzo 2007, 12:51

Risparmiandoci il palese paragone fra ogni scemo che risponde e gli anelli della suddetta catena proprio non riesco ad immaginare un collegamento sensato.
No perché è proprio strano che un santo mi faccia bestemmiare.
Credo che Dio, lassù nell'alto del suo salotto arredato Ikea, non sia per nulla contento se pensando ad un santo si bestemmia.
Perché, cari gentlemen, è questo che facciamo quando ci arriva una catena di Sant'Antonio, ammettiamolo.
Non fate i santarellini, su, lo so che come vi comportate leggendo le mail: uno sguardo veloce ai mittenti, l'attenta cancellazione dello spam, la visualizzazione della corrispondenza di lavoro e poi la ciliegina, le mail degli amici.
Ed è qui che arrivano le bestemmie.
Gattini che vi dicono che il mondo è colorato, bello e buffo; proprio il giorno in cui vi hanno licenziato un cazzo di gatto addormentato su un gomitolo spara frasi alla Confucio del tipo: "anche quando sei nell'oscurità ci sarà sempre una luce per te".
Il giorno dopo una serata alcolica aprite la vostra casella di posta ed eccola li: musichetta in stile suoneria tamarra, slide a dissolvenza secondo lo stile matrimonio anni ’90, e gattini, bambini giocosi, verdi paesaggi e voli di uccelli.
E frasi sagge.
E retorica, pessima retorica da bordello o da funerale.
E saggezza cinese del cazzo che se non la mandi ad altri 15 stronzi ti porterà sfiga per tutto il resto della tua miserabile vita da miscredente.
E via in un turbine di vincite milionarie per posta, chiamate di sky, telecom, la 3, geova.
Eccolo li, in tutta la sua conturbante bellezza da martire che osserva, benedice e catalizza le bestemmie contro la propria persona e l'inconcepibile essenza che è Dio.
Deve essere proprio un bel mestiere essere fabbro di catene che portano il tuo nome.
Un po’ come il signor Michelin, Giovanni Rana ed il dottor Pirelli.
Veniamo dunque al nostro anello, purtroppo non vibrante.
Come da indicazioni datemi da Novecento, Teiluj e Postumo mi appresto a presentarvi i tre libri che
più mi hanno colpito positivamente ed i tre che potevo anche avanzare di leggere.
Ad onor del vero ho scelto libri che non fossero i classici Lovecraft, Stevenson, Poe, Palahniuk, Hesse, Thompson, Dante, Lansdale e compagnia per evitare ripetizioni dei post precedenti e non tritarvi i testicoli più di tanto.
Veniamo dunque ad i libri che mi hanno colpito positivamente:
"Casa d'altri"
Silvio D'Arzo

Nella lettera c'era scritto così. Tale e quale.
Mi voltai senza aver ben capito.
E scoraggiato.
E anche un po’ deluso.
- Anche...anche uccidersi, sì - spiegò lei con tranquillità da bambina.
E si mise a guardarsi gli zoccoli.
E a lisciarsi il grembiule.
E taceva.
Tutto questo mi prese così all'improvviso che sul momento non mi venne parola. Non riuscivo
a trovarne, vi dico.
Ma poi no: non fu neanche così: alla bocca mi salirono parole e parole
e raccomandazioni e consigli e "per carità" e "cosa dite" e "ma andiamo" e prediche e pagine
intere e tutto quel che volete.
Tutte cose d'altri tempi, però: vecchie nevi dell'anno passato: e per di più dette mille e una volta.
Di mio non una mezza parola: e lì invece ci voleva qualcosa di nuovo e di mio, e tutto il resto era meno che niente.
Dio, che gran trappola, però, le parole! [...]
Unica opera di D'Arzo, morto giovanissimo e sempre vissuto nelle montagne in provincia di Reggio Emilia, questo libro parla non solo di vita vera e della difficile condizione esistenziale di un parroco di un piccolo centro abitato nel cuore delle montagne, questo testo ci fa riflettere, con la concreta saggezza dei testi di Davide Van De Sfroos ed i sorrisi dei nostri nonni.
Ho scoperto questo capolavoro grazie al mio professore di letteratura italiana contemporanea, uomo fantastico e colto da far schifo con il quale ho avuto il piacere di discutere per un buon 40 minuti sull'argomento "Casa d'altri".
Cosa si prova dunque a vivere a casa d'altri?
E' vivere come polli in gabbia, brucare erba ogni giorno come una capra e vedere alle proprie spalle una settantina di inverni, sempre tutti uguali, cristallizzati come i fossi, è voler morire, ma senza disturbare nessuno, chiedendo aiuto ad un vecchio parroco di buone maniere.
Charles Bukowski

[...] Arrivò una cameriera abbigliata in una tenuta assurda: una tuta sportiva rosa, con del cotone che le rialzava i seni.
Fece un sorriso orribile, mostrando un dente d'oro.
Aveva gli occhi vuoti.
"Che cosa prendi, tesoro?" Aveva una voce stridente.
"Due bottiglie di birra. Senza bicchiere"
"Due bottiglie, tesoro?"
"Sì."
"Di che marca?"
"Cinese."
"Cinese?"
"Due bottiglie di birra cinese. Senza bicchiere."
"Posso farti una domanda?"
"Sì."
"Le berrai tutte e due, le birre?"
"Spero di sì"
"E allora perché non ne bevi una, e poi ordini l'altra? Così non perdi la calma."
"Voglio fare così. C'è una ragione, credo."
"Scoprila, quella ragione, tesoro, dimmela..."
"Perché dovrei dirtela? Forse voglio tenerla per me."
"Senta signore, non abbiamo l'obbligo di servirla. Ci riserviamo il diritto di rifiutarci di servire chiunque."
"Vuoi dire che non mi servirai perché ordino due birre cinesi e mi rifiuto di dirti il perché?"
"Non ho detto che non la serviremo, ho detto che ci riserviamo il diritto di non farlo."
"Senti,la ragione è la sicurezza, un inconscio bisogno di sicurezza. Ho avuto un'infanzia infelice. Due bottiglie alla volta riempiono un vuoto che ha bisogno di essere colmato. Forse. Non ne sono certo."
"Tesoro, devo dirti una cosa. Hai bisogno di andare da uno strizzacervelli."
"D'accordo. Ma finché non ne trovo uno, posso avere due bottiglie di birra cinese?" [...]
Perché il vecchio Buk?
Perché scrive come un Dio, ha una sensibilità che solo la sua vita ha saputo tirare fuori, perché ogni volta che parlo di lui mi commuovo e perché è un vero martire, necessario e compianto.
Questo libro mi è stato regalato per il mio scorso compleanno da uno dei miei migliori amici che ancora ringrazio per la possibilità che mi ha dato nello scoprire dal di dentro questo autore di cui tutti dovremmo mangiare le feci da qui alla fine dei secoli.
Philip Ardagh

Come prima cosa e più importante fra tutte, questo è un libro sulla morte.
Okay, non inizia con una morte effettiva [...] ma ne troverete molta all'interno del libro.
La vita è così, mi dispiace.
Pensate, se non avessimo la morte, questo piccolo pianeta che noi chiamiamo casa sarebbe un posto davvero sovrappopolato. [...]
Al momento del nostro compleanno, non riceveremmo solo un biglietto dai nostri nonni ma anche dai nostri bis-nonni, e dai nostri bis-bis-nonni e così ancora e ancora sino ad alcune coppie (che dovrebbero assomigliare pressappoco a delle
scimmie, se vogliamo basarci sulle teorie di Charles Darwin) la cui l'idea di divertimento è una giornata passata a cacciare e raccogliere bacche, ed ai cui occhi un biglietto potrebbe essere solo uno strano tipo di foglia, piegata in due e colorata da una parte. [...]
Le persone nascono.
Le persone crescono.
Le persone hanno dei figli.
Le persone invecchiano.
Le persone muoiono.
I figli di quelle persone crescono ed hanno figli a loro volta ed a loro volta muoiono, ed è così che la grande ruota continua a girare. [...]
Mi piacciono le diverse stagioni.
Mi piace l'estate solare e l'inverno innevato. Mi piacciono le croccanti e dorate foglie autunnali e la fresca e verde erba di primavera.
Mi dispiace e provo pietà per coloro che vivono tutto l'anno sotto i brillanti raggi del sole. [...]
La pioggia in questo libro è una pioggia spietata. E' torrenziale – fatto che ci spiega perché venga giù a torrenti - è fredda e soprattutto sembra infinita. [...]
Questa favola per bambini non è attualmente disponibile in Italia ma facendo una piccola ricerca su Ardagh capirete come questo geniale autore abbia incentrato la sua vita verso la narrativa per bambini e giovani ragazzi.
Calma.
Non è quel libro alla "Pippy scopre la città" o "Jhonny non ascolta gli sconosciuti"; sono favole dal sapore e dallo humor nero, capaci di avvincere anche un giovane anziano come me.
Questo libro in particolare poi è stato acquistato in uno dei posti più magici che abbia mai visitato: la fondazione Shakespeare a Parigi in una strada defilata all'ombra di Notre Dame, in una fredda giornata di sole di un capodanno piuttosto inconsueto; accompagnato da due graziose dame e da due amici di certo non comuni.
Insomma il libro dei ricordi, felici o meno.
Passiamo ai libri che mi hanno fatto proprio schifo, di questi non citerò dei passi perché
sinceramente, oltre a non averne voglia non ne vedo nemmeno l'utilità pratica.
Enrico Brizzi
Questo cazzo di libro ha aperto una stagione di 4 nella mia immacolata media in italiano alle superiori.
Per partito preso ho rifiutato di leggere per intero questo ammasso di stronzate che, oltre ad essere stucchevolmente giovanile, non presenta la benché minima sorpresa.
Tutto è così finto-grunge che se avesse ancora occhi per piangere qualcuno di Seattle verserebbe lacrime amare.
La trovata dell'amico drogato-autolesionista-personalità-borderline è davvero una cagata da oratorio, il libro per mamma e papà insomma, che si credono fighi perché possono credere di capire i gggiovani.
Patrick McGrath
Da notare la scena della morte del figlio della protagonista, degna di uno di quei film verità tipo : “Donne al bivio” o stronzate simili.
Idee banali e da piccolo show pomeridiano, atmosfera pessima, situazioni paradossalmente noiose.
Jason Starr
No perché se pubblicano certa immondizia allora cazzo, io voglio il Pulitzer.
Storia di un uomo molto muscoloso e strappamutande che lavora come barista in diversi locali di Los Angeles (o una città simile), un arrivista ed un piccolo criminale che si arrangia racimolando soldi a destra e a manca con alcuni delitti di poco conto.
Fin qui tutto bene.
La trama purtroppo perde di consistenza dopo le prime 20 pagine, il protagonista è messo continuamente di fronte alla scelta “farlo o non farlo?!” ed ovviamente, manco a dirlo, prende sempre la strada del Male.
Sceneggiato peggio del prequel di Guerre Stellari, con personaggi di uno spessore che al confronto Topolino sembra uscito da “La vita è sogno” , situazioni talmente ripetitive da farci sembrare un libro di Moccia come un incredibile avventura ricca di colpi di scena.
Libro da spessore per un tavolino traballante.
La mia parte l’ho fatta.
Per la poca carità cristiana che batte nel mio piccole cuore rattrappito non passo la catena a nessuno ma se qualcuno se la sentisse di commentare con le proprie opinioni qualche libro in suo possesso non sarebbe male altrimenti, oh, ci abbiamo provato!
A presto gentlemen e dite anche voi no alle catene di Sant’Antonio.
Uniti possiamo farcela.
Wrote in citazioni, mondo di internet
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Salve gentlemen, sono un nerd che ha deciso di strappare la propria piccolissima fetta di notorietà scrivendo sciocchezze qualunquiste; uno scrittore in erba alla soglia dei 25 ed un aspirante uomo invisibile che riversa acido che pochi leggono.
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